26 agosto 2019

Zarif al G7 di Biarritz e i venti di guerra totale in Medio oriente

Zarif al G7 di Biarritz e i venti di guerra totale in Medio oriente, nella foto: Trump e MacronJavad Zarif arriva a sorpresa al G7 di Biarritz e accende di speranza, ma suscita anche nervosismo, con rischio incendi.

Ma cominciamo dal vertice, che sembrava destinato a incentrarsi sulla guerra commerciale con la Cina e la questione climatica ed è invece è virato sulla crisi iraniana che ora più che mai rischia di precipitare il mondo nell’abisso di una guerra dalle ripercussioni mondiali.

Zarif a Biarritz

Iniziamo dall’importanza della visita di Zarif: è la prima volta, da quando Trump ha stracciato il trattato sul nucleare iraniano, che si assiste a un approccio tra il presidente Usa e un esponente di Teheran.

Incontro che non si è avuto, in realtà, né avrebbe potuto avvenire adesso. “Troppo presto”, come ha detto Trump. Ma il fatto che Zarif si trovasse nella stessa località del presidente Usa ha valore più che simbolico. Sottotraccia i due hanno sicuramente intessuto un qualche dialogo.

Il ministro iraniano era stato invitato da Macron, col quale Zarif si è incontrato alcuni giorni fa in un vertice che il diplomatico iraniano ha definito “costruttivo”. E che era stato preceduto da un dialogo non certo casuale tra Macron e Vladimir Putin.

A dare l’importanza di quanto avvenuto anche i venti di contrasto. Palesati anzitutto da una copertura mediatica tossica: Zarif sarebbe stato imbucato a Biarritz da Macron, senza che Trump ne sapesse nulla, si è scritto subito.

Ricostruzione irrealistica, che faceva apparire l’iniziativa di Macron uno sgarbo improvvido, con conseguenze infauste per i già difficili rapporti Iran-Usa.

È stato lo stesso Trump a far chiarezza, spiegando che era stato avvertito. Dichiarando così implicitamente la sua “luce verde” all’iniziativa francese (e russa…).

Contrasti in patria per il viaggio di Zarif, come denota la difesa appassionata di Rhouani, il quale ha affermato che, se utile agli interessi del Paese, egli stesso sarebbe disposto a incontrare chiunque (Irna).

Contrasti evidenziati dalle cronache delle agenzie prossime alla destra iraniana, che  hanno invece sottolineato la parte del discorso nella quale il presidente iraniano ha ribadito la determinazione a difendersi.

E ancor più dalle rassicurazioni del portavoce del governo, Ali Rabiei, che si è affrettato a dichiarare che la visita nulla aveva a che fare col G7. Dichiarazione più che elusiva.

Vasto il nervosismo generato dall’iniziativa franco-iraniana. Su tutti, il tweet infuriato di Nikky Haley, che a nome dei neocon ha parlato di una mossa “completamente irrispettosa”, aggiungendo che l’Iran vuole la “morte” dell’America e “sostiene il terrorismo”.

Forze di sicurezza libanesi dopo l’attacco a Beirut

Netanyahu e lo scontro con Teheran

Nervosismo anche per Netanyahu, che mentre si svolgeva il G7 di Biarritz ha attaccato al confine tra Siria e Iraq. Un raid diverso da quelli pregressi, che in fondo miravano solo a dimostrare la sua determinazione a non permettere la presenza militare iraniana nel Paese confinante.

Quello di ieri, insieme all’attacco identico portato il giorno prima alla periferia di Damasco, ha avuto invece l’esito di drammatizzare lo scontro con l’Iran. Anzitutto per la motivazione: si sarebbe trattato di attacchi preventivi contro “droni assassini” preparati dai delegati iraniani per colpire Israele.

È assai raro che Israele rivendichi degli attacchi, riferisce Haaretz, ed è la prima volta che si rischia davvero uno scontro diretto, “preventivo”, con Teheran, si può aggiungere.

Sempre ieri, Israele ha portato un’altra iniziativa anomala, stavolta in territorio libanese: due droni sono stati inviati a Beirut, nel quartiere residenziale di Dahiyeh. Uno è calato tra la folla, carico di esplosivo e l’altro è esploso in aria dopo mezz’ora, ricostruisce al Manar.

Israele ha smentito la paternità dell’accaduto, Hezbollah ne è invece certa. Con tale attacco Tel Aviv ha “infranto le regole del gioco”, ha affermato il leader di Hezbollah Nasrallah; quel gioco che permetteva ai due contendenti di abbaiarsi contro, ma non mordersi.

Parole cui hanno fatto seguito quelle del presidente del Paese dei cedri, Michel Aoun, che ha parlato di una “dichiarazione di guerra” da parte di Tel Aviv…

Brutta storia. Gabinetto di guerra in Israele, con una iniziativa irrituale: Netanyahu ha voluto informare il suo acerrimo rivale del partito Blu and White, Benny Gantz, di quanto deciso nel segreto in tale sede.

Una comunicazione che non ha alcuna motivazione dal punto di vista della procedura, dato che Gantz non ha alcuna carica, come ricorda Timesofisrael, che ne offre una “motivazione politica”.

Rivelerebbe l’alto rischio del momento e, insieme, “la volontà del primo ministro di intraprendere la guerra, se necessario, con l’avvicinarsi delle elezioni [si terranno il 17 settembre]… alcuni hanno anche visto la mossa come una manovra politica intesa ad aiutare Netanyahu alle urne”.

Netanyahu rischia di perderle queste elezioni, come da ultimo sondaggio (Haaretz). Ed è evidentemente nervoso. L’iniziativa diplomatica di Biarritz con successiva dichiarazione di Trump, che si è detto pronto a incontrare Rhouani, suscita ulteriore nervosismo internazionale.

Abbiamo già scritto che questa estate è decisiva per i destini del mondo. Inutile ripeterlo.

 

 

 

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