21 agosto 2019

Trump e Macron chiedono il ritorno della Russia nel club dei Grandi

Putin con Macron, che ha chiesto con Trump il ritorno della Russia al summit dei Grandi È tempo che la Russia torni al G-7. Lo ha dichiarato Trump prima di volare per Biarritz, Francia, per il summit dei sette Paesi più industrializzati del mondo (manca ovviamente la Cina… ). Gli ha fatto eco Macron, che ha appena incontrato Putin a Fort de Brégançon, isola che ospita la residenza estiva dei presidenti francesi.

Così forse al vertice di Biarritz, che si terrà dal 24 al 26 agosto, si potrebbe decidere il ritorno alla formula abbandonata nel 2014, cioè il G-8. Gli altri membri del club non dovrebbero alzare muri invalicabili sul punto.

L’apertura di Trump non è una novità, dato che ribadisce una posizione già espressa altre volte, ma allora soffocata dalle feroci azioni di contrasto alimentate dal Russiagate e dall’annessione della Crimea alla Russia.

Risolto il Russiagate, con l’evaporazione dell’inchiesta americana, resta il nodo Crimea.

Ma l’incontro di Macron e Putin mirava proprio a sciogliere le varie criticità ucraine, esercizio più facile con la presidenza di Volodimir Zelensky, il quale ha proposto allo scopo un vertice con Putin e vari mediatori, tra cui appunto il presidente francese.

Una stagione nuova sottolineata dallo stesso Putin, che nella conferenza stampa tenuta a Fort de Brégançon ha espresso il suo “cauto ottimismo” sulla possibilità di risolvere le varie problematiche ucraine (tra cui lo status del Donbass).

L’apertura di Trump non è certo solo amicale: lo scopo neanche troppo dissimulato è quello di coinvolgere la Russia nel club esclusivo dell’Occidente per staccarla dalla Cina.

Non riuscirebbe in questo scopo, dato che il partenariato strategico ormai stabilito tra Mosca e Pechino è destinato semmai a crescere, ma favorirebbe comunque occasioni di dialogo tra Est e Ovest, peraltro disegnando per la Russia il nuovo ruolo, già assunto per alcuni dossier (Corea del Nord e altro), di ponte tra l’Occidente e Pechino.

A proposito del partenariato Cina-Russia, val la pena accennare alla splendida boutade estiva di Trump, che ha chiesto alla Danimarca di vendergli la Groenlandia, con offerta respinta al mittente e ripicca del presidente Usa, che ha annullato la visita programmata a Copenaghen.

Al di là dell’approccio immaginifico di Trump, l’interesse Usa per la Terra Verde, nome dato dai suoi scopritori a riprova che il ghiaccio polare si scioglie anche senza cambiamenti climatici, nasconde la nuova corsa all’Artico, che lo scioglimento dei ghiacci apre a nuove prospettive.

Sul punto gli Stati Uniti si sono scoperti in ritardo, dal momento che Mosca da tempo sonda le profondità artiche con i suoi sottomarini e ha già coinvolto l’interessatissima Pechino nella corsa al nuovo spazio geopolitico, che nasconde tesori energetici e spalanca nuove e più dirette rotte commerciali alla proiezione globale cinese.

Il disgelo è foriero di problematiche, dunque, ma anche di nuove opportunità, sia nelle latitudini artiche sia a Biarritz.

Ps. Macron e Putin hanno dialogato anche sul Medio Oriente, e non a vuoto: di ieri l’annuncio che venerdì il ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif si recherà in Francia per incontrare il presidente francese. Evidente che si sta tentando una via di uscita alla crisi iraniana. 

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