20 agosto 2019

Hong Kong: di aperture ai manifestanti, nazismo e narcotraffico

Hong Kong, manifestazioneIl governatore di Hong Kong Carrie Lam ha dichiarato che “istituirà una piattaforma di comunicazione e dialogo per tenere colloqui con i manifestanti”. È il primo vero segnale di apertura da parte del governo locale dopo mesi di duro confronto.

Aperture e moniti

L’apertura segue la presa di posizione di Anthony Neoh, direttore dell’Independent Police Complaints Council, organo di controllo della polizia, che in un’intervista al South China Morning Post ha affermato la necessità di una soluzione politica alla crisi.

Aggiungendo che il destino della legge sull’estradizione verso la Cina, da cui sono nate le proteste – poi allargate -, dovrebbe essere più chiaro: non basta accantonarla, serve che sia dichiarata defunta, così da darle “onorevole sepoltura”.

Aperture che seguono segnali di ben altra natura. Ieri un editoriale del China Daily, dal titolo: “La società di Hong Kong non può tacere mentre la Cina affonda!”.

Dura la conclusione: “C’è un crescente consenso all’interno della società di Hong Kong sul fatto che la violenza e l’anarchia devono essere fermati ora”.

“Gli estremisti che perseverano nelle loro azioni criminali ignorano la volontà pubblica a loro rischio e pericolo. Devono essere pronti ad affrontare l’intero peso della legge”.

Annuncio di tempesta. D’altronde Pechino non può permettersi il perdurare di disordini che rischiano di far affondare il Paese.

Rivoluzione colorata

Perché è questa la posta in palio della protesta di Hong Kong, che non è insorgenza spontanea ma un capitolo del confronto Usa-Cina, come peraltro relazionava lo stesso China Daily in un altro articolo dal titolo: “Chi c’è dietro le proteste di Hong Kong?”.

Nella nota, gli incontri dei leader della protesta con esponenti della diplomazia e della politica americana e il disvelamento del ruolo del Ned, il National Endowment for Democracy, una delle tante Ong che riceve soldi dal Dipartimento di Stato Usa per conquistare alla “democrazia” nuovi spazi di agibilità nel mondo.

Nel testo del China Daily l’interesse del Ned per l’Asia e i milioni di dollari stanziati ai movimenti che stanno promuovendo le proteste a Hong Kong.

L’interesse per il report nasce dal fatto che si basa esclusivamente su notizie di giornali Usa e su dichiarazioni degli stessi dirigenti del Ned.

Non entriamo nei dettagli (chi vuole può trovarli nell’articolo), ci limitiamo a ricordare quanto abbiamo riferito al tempo, cioè che le proteste sono state precedute da un incontro riservato, avvenuto il 23 maggio negli States, tra il falco anti-Pechino Marco Rubio, repubblicano, James McGovern, democratico, ed alcuni alti esponenti delle imprese e dei sindacati di Hong Kong.

Tema dell’incontro, rivelato da Forbes, la legge sull’estradizione… Insomma, quella di Hong Kong ha tutte le caratteristiche di una rivoluzione colorata, peraltro una specialità del Ned, secondo il China daily.

Hong Kong e l’Ucraina

Dinamiche usuali e note. Meno noto è che i manifestanti abbiano scelto come simbolo identificativo della loro protesta Pepe the frog, la rana nata dalla fantasia del fumettista Matt Furie.

Il simpatico animaletto ha una storia particolare: diventato meme virale del web, è stato scelto dai movimenti di estrema destra Usa – alt-right, nazisti e suprematisti – come loro simbolo identificativo.

Scelta  che potrebbe apparire bizzarra per un movimento libertario come quello di Hong Kong, come spiega il New York Times. Ma del tutto in linea con quanto avvenuto per la rivoluzione colorata ucraina, che ha trovato la sua cifra identificativa nella simbologia nazifascista.

Le aperture del governo di Hong Kong corrono in parallelo con certa impazienza del governo di Pechino, che non può permettersi il perdurare di uno scontro che si intreccia in maniera inestricabile con la guerra commerciale tra Usa e Cina e la massiccia militarizzazione del Pacifico da parte degli Stati Uniti, palesata anche dalla recente vendita di 66 F-16 a Taiwan.

Nazionalismo cinese e narcotraffico britannico

Ad accrescere il nervosismo di Pechino per quanto accade a Hong Kong anche la storia, dato che la cessione della città alla Gran Bretagna, che oggi incoraggia i manifestanti in combinato disposto con Washington, rappresenta uno dei capitoli più umilianti della storia del Celeste impero e, insieme, una delle pagine più ignominiose del colonialismo britannico.

Fu ceduta, infatti, a seguito della guerra dell’Oppio, terminata nel 1842, che costrinse Pechino ad aprire le porte al narcotraffico britannico.

Si spera che le aperture della Lam aiutino ad attutire il nervosismo. Il rischio che la situazione tracimi è alto. È evidente che c’è chi cerca di esasperare lo scontro per alimentare il nazionalismo cinese affinché forzi Xi Jinping, che sta frenando, verso una nuova, disastrosa, Tienanmen.

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