14 agosto 2019

Un jet Nato minaccia l'aereo del ministro della Difesa russo

Un caccia della Nato ha minacciato l’areo che trasportava il ministro della Difesa russo Sergej Shoigu, di ritorno a Mosca dopo una visita a Kaliningrad, capitale dell’omonima enclave russa situata fra Polonia e Lituania.

Un’Iniziativa che lascia interdetti, indice del pericolo insito nell’attuale confronto infuocato tra Oriente e Occidente.

Secondo il comunicato della Nato si sarebbe trattato di un volo di routine, dato che il caccia di nazionalità spagnola, di stanza in una base aerea vicina, si è approcciato al velivolo russo, che volava sul Mar Baltico, semplicemente per identificarlo, dopo di che si è ritirato.

Spiegazione che lascia perplessi: seppur vero, come afferma la Nato, che il ministro russo si sposta senza comunicare dati al controllo del traffico aereo, è anche vero che è impossibile che un apparato militare così sofisticato come la Nato non sia a conoscenza degli spostamenti del ministro della Difesa russo, peraltro giunto a Kaliningrad in una visita ufficiale e non segreta (ha inaugurato una scuola e ha visitato l’apparato militare, come riferisce Ria Novosti).

Né appare giustificato l’invio di un caccia per identificare un aereo, che può essere identificato semplicemente con un contatto radio.

Peraltro Shoigu viaggiava su un aereo di linea scortato da due caccia russi, dati ben visibili ai radar, il che era più che sufficiente per capire che il velivolo trasportava qualche figura di rilievo dell’establishement moscovita.

Peraltro, il video diffuso dai russi “sembra corroborare” la versione di Mosca, come scrive Neesweek con penna incline alla prudenza: il jet Nato non si è allontanato sua sponte dopo aver terminato il suo compito, ma è stato allontanato da uno dei due caccia di scorta che, manovrando, gli si è accostato in modalità minacciosa.

Non un “incidente”, dunque, come da comunicato Nato, ma tutt’altro: quanto accaduto sembra una vera e propria intimidazione rivolta al ministro Shoigu.

Iniziativa che poteva finire molto peggio: l’aereo della Nato avrebbe potuto essere abbattuto, con operazione giustificata dalle circostanze (si immagini un jet russo che faccia l’analogo con un aereo su cui vola il ministro della Difesa Usa…).

Sequenza che avrebbe comportato l’invio di altri jet contro il convoglio russo, con probabile abbattimento dell’aereo del ministro e… il resto lo lasciamo all’immaginazione dei lettori.

Quanto accaduto ha due spiegazioni. Una di più ampio respiro, ovvero il tentativo di inserire nel confronto Russia-Usa delle variabili impazzite tali da renderlo di impossibile composizione, mandando all’aria il tentativo in tal senso di Trump.

La seconda spiegazione è più prosaica e riguarda l’enclave di Kaliningrad, che rappresenta una vera e propria spina nel fianco per la Nato, dato che la Russia vi ha installato sistemi difensivi e offensivi tali da vanificare gli sforzi dei suoi antagonisti per creare una testa di ponte anti-russa in Europa dell’Est.

Da questo punto di vista, l’incidente, per stare al termine usato dalla Nato, sembra un messaggio contro la visita di Shoigu nell’enclave indigesta.

Identico incidente avvenne nel 2017, sempre in danno del ministro della Difesa russo, che è evidentemente sfortunato…

Detto questo, va registrato con certa apprensione il fatto che l’apparato militare che dovrebbe garantire la sicurezza dell’Occidente adotti metodologie che ricordano quelle dei gangster.

È indice di un nervosismo di fondo che ostacola processi distensivi. Un nervosismo che nasce dalla frustrazione per l’efficacia delle manovre di contrasto di Mosca riguardo i progetti geopolitici neocon (vedi alle voci Venezuela, Medio oriente, Ucraina).

Non si tratta, con questa sottolineatura, di elogiare gli strateghi di Mosca, quanto di registrare certa follia dei suoi antagonisti, che pur di non perdere posizioni pregresse sono disposti a correre rischi tali da precipitare il mondo intero nel caos.

A fronte di tale follia, la Russia ha tenuto bassi i toni, così da non fare il gioco di quanti vogliono incendiare il confronto con l’Occidente. Di aiuto anche a quanti, sulla sponda opposta, sono alla ricerca di un rapporto meno conflittuale con Mosca.

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