13 agosto 2019

Il suicidio assistito di Jeffrey Epstein (2)

Jeffrey Epstein“Le teorie complottiste sul suicidio di Epstein mostrano come il nostro sistema di informazioni sia avvelenato” (New York Times). “Le teorie della cospirazione riguardo Epstein evidenziano lo stile paranoico della politica americana” (Washington Post).

Potremmo continuare a citare, ma bastano questi due titoli a dare l’idea del nervosismo che aleggia attorno al caso del molestatore di minori Jeffrey Epstein.

Autopsia al rallentatore

Nonostante i ragionevoli dubbi sulla versione ufficiale che lo vuole suicida in carcere, si sta scatenando un notevole fuoco di sbarramento per contrastare le legittime domande su quanto avvenuto, che poi sono domande non tanto e non solo sull’uomo, ma anche sulla rete che aveva creato e su quanti hanno goduto dei suoi benefici a danno delle sue vittime.

Intanto sul suicidio si può accennare che appare strana la lentezza con la quale si sta procedendo alla verifica del decesso: se si è impiccato dovrebbe esser facilissimo il riscontro.

Epstein nelle mani del mago

Diverso è se l’analisi deve giungere a un risultato forzoso, come avvenne ad esempio per l’omicidio di John Fitzgerald Kennedy e la pallottola magica, quella che dopo aver colpito la schiena del presidente, venne deviata dalla clavicola e, uscita dalla gola, penetrò nella schiena del governatore del Texas John Connally, che gli era accanto.

La pallottola, dopo aver rotto una costola del governatore uscì sotto il suo capezzolo destro, andando a colpire il polso della sua mano destra per essere poi deviata verso la gamba sinistra.

Così la Commissione Warren, quella ufficiale. Una vera e propria magia quella del team che fece l’autopsia, che annoverava nelle sua fila anche Michael Baden, chiamato ora a esprimersi sulla morte di Epstein (Washington Times).

Suicidio nella casa di carta

A breve usciranno i risultati, nel frattempo annotiamo le confidenze anonime di un ex detenuto ristretto nelle celle di Epstein, che al New York Post ha spiegato che lì dentro non c’è nulla, nessun appiglio per una corda; e anche il letto, metallico, è ben fissato alle pareti.

Ai detenuti viene data solo carta, e una penna di gomma quando vogliono scrivere. Arduo il compito di Baden.

L’isola del famoso

Nel frattempo, oggi l’Fbi è finalmente sbarcato a Little Saint James nelle isole Vergini, proprietà di Epstein, chiamata dai locali “isola delle orge” o “dei pedofili”, ma sono indigeni e contano nulla.

Uno sbarco alquanto tardivo, dato che è passato quasi un mese dall’arresto del miliardario e c’è stato tutto il tempo per pulire cose. Comunque magari presto sbarcheranno anche nella vicina Great St. James Island, acquistata dallo stesso nel 2016.

Difficile, comunque, che trovino cose. Nel riferire della riservatezza dell’isola, assicurata da bandiere americane a monito e vigilanti sulle coste, The Cut riporta la testimonianza di una persona che ha fatto dei lavori in loco: “C’erano foto di donne in topless di tutto il mondo […] Sulla sua scrivania, nel suo ufficio, nella sua camera da letto”.

Il tempio e Eyes Wide Shut

Più curiosa la descrizione del tempio costruito sull’isola, che ha pareti insonorizzate e un pianoforte a coda. Una descrizione che rievoca, solo suggestione ovviamente, il rituale di Eyes Wide Shut (cliccare qui del caso, ma avvertenza d’obbligo: scene forti).

Ci teneva al suo tempio, Epstein, dato che l’aveva voluto con la cupola d’oro, distrutta poi da un tifone.

Il collezionista

Tra le carte di Epstein anche un’agenda, il suo libro nero, con tanti nomi importanti e rispettivi telefoni. In un articolo di Vanity Fair l’elenco, che val la pena scorrere dato che c’è praticamente tutto il ghota dell’élite finanziaria Usa, compresi multimiliardari “benefattori” dell’umanità.

Ne dimentica alcuni, ma chi vuole può integrare sul web, prima che vengano cancellati (parole chiavi Book Epstein). Oppure può riprendere il Washington Post, da noi citato nel primo articolo, che ne presenta altri.

Secondo VF e secondo il New York Times, quasi nessuno delle persone citate in quell’agenda in realtà conosceva Epstein. Negano, se interpellati. E c’è da credergli. Sarebbe stato, secondo VF, un libro in cui il miliardario si appuntava le persone che voleva conoscere… era un “collezionista”….

Certo, sarebbe complottismo pensare che tutte queste persone si servivano di Epstein, anzi è indispensabile separare la conoscenza dalla connivenza. Ma l’idea del collezionista… Dai…

Me too? “No tu no…”

Concludiamo, per ora, accennando a una strana assenza: il #Metoo, movimento contro le molestie femminili che andava molto forte fino a poco fa. Attrici e attricette assurte a eroine del movimento risultano assenti dalla scena, che vede alcune poverette che cercano, invano, giustizia, per molestie subite da fanciulle.

Donne e ragazze eroiche davvero, dato il Moloch che stanno affrontando. Qualche cenno di solidarietà da parte del #Metoo avrebbe aiutato…

Come detto, c’è molto nervosismo. Potrebbe tracimare. Peraltro focalizzare l’attenzione pubblica su altro favorirebbe un superamento dell’imbarazzante vicenda.

Ps. Su Google immagini, a parte qualche fotomontaggio, sono state rimosse le foto di Epstein con persone diverse dal suo entourage e da Trump. Legge dell’oblio della Comunità europea, si legge in fondo alla pagina. Alla quale tanti devono essere ricorsi in fretta e furia. Tanti che, ovviamente, non lo conoscevano.

Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterShare on LinkedInPrint this page