5 agosto 2019

Dayton, El Paso: un'onda di sangue investe l'America

El Paso, il pianto delle vittimeSono 29 i morti in due stragi di ordinaria follia: piangono Dayton ed El Paso, piange l’America. Eccidi che riempiono di orrore e che investono la dialettica politica americana. Onda anomala, onda di sangue.

Sotto il tiro incrociato è finito anche Trump, accusato di fomentare l’odio razziale che ha armato il killer di El Paso, al quale viene attribuito un manifesto razzista messo online poco prima dell’operazione.

El Paso

Nel raccontare questa sordida storia, il New York Times rievoca il manifesto della sparatoria di Christchurch, Nuova Zelanda, dove 51 furono i morti ammazzati in  moschea.

Serialità dell’orrore, la cui reiterazione non ha effetto normalizzante, come accade per le cose usuali che il tempo banalizza, ma, al contrario, ne risulta amplificato. Il “crescendo”, come accade per i film horror, accresce la Paura.

Dilatata ancor più da una sequenza che negli anni ha preso forma di ineluttabilità, irrevocabile quanto oscuro destino.

Ma al di là degli horror virtuali, e del dolore reale per le vittime, per le quali ci riserviamo un religioso silenzio (tanto alto quanto dimenticato), viriamo sulla politica americana, che i killer di massa sconvolgono con prevedibile serialità.

Tiro incrociato sul presidente

Sembra passato un anno, ma era tre giorni fa che Trump poteva usare la doppia vittoria sui suoi avversari interni, Russiagate e Wikileaks, per agire più liberamente, telefonando a Putin e nominando  John Ratcliffe, suo fido, a capo delle Agenzie di intelligence, al posto dell’ostile Dan Coats.

Tutto ribaltato. Due giorni fa Ratcliffe, attaccato dai media ma soprattutto dal Deep State (perché avulso dal suo apparato), rinuncia. Subito dopo, in sequenza serrata, i due attentati devastanti: il presidente è in un angolo.

Non si tratta di inseguire collegamenti, né di sminuire la tragedia, solo indicare uno scadenzario – pura cronologia – che ha avuto un effetto politico, ovvero rendere vacillante l’imperatore che si era pensato trionfante.

Dayton 

L’ondata polemica contro Trump è forte, associando i media le due stragi e la motivazione razzista.

In realtà l’eccidio di Dayton ha dinamiche diverse: il killer più addestrato e dichiarato ucciso (a El Paso è stato catturato) aveva motivazioni ancora da chiarire.

Il Washington Examiner riferisce che a Dayton avrebbe colpito un sostenitore di Sanders e della Warren – e avverso alla clintoniana Kamala Harris – oltre che critico della diffusione delle armi. Non è un identikit da razzista, ma da socialista (nel senso americano).

Ma come l’assassino di El Paso non è strettamente associabile a Trump, neanche quello di Dayton è assimilabile a Sanders.

Sul punto registriamo come Sanders e la Warren, la più prossima al senatore del Vermont, erano andati forti nell’ultimo dibattito che ha visto contrapposti i candidati democratici alla Casa Bianca, svolto in questi giorni.

E annotiamo le convergenze parallele tra le due stragi e quanto avviene, ad altri livelli ovviamente, nella politica americana.

Convergenze

Più volte, sul nostro sito, abbiamo accennato alle segrete convergenze dei due poli anti-establishement statunitensi che fanno riferimento a Sanders e Trump.

È lo stesso Steve Bannon, cosiddetto ideologo di Trump, ad affermarlo, con immaginifica iperbole, in un’intervista: i due, su alcune cose, si intendono, e “insieme governano”, diceva.

Così si può registrare che a tale convergenza politica è corrisposta una  convergenza più oscura, che getta ombre su ambedue.

Per riprendere l’immagine dei film horror, se ci fosse una regia dietro tali eventi, sarebbe da definire più che sofisticata. Ma ovviamente di regia non c’è traccia. Così la nostra è mera registrazione di dati, suggestioni che evocano e rimandano.

Eccezioni ed eccezionalismo

Resta che il numero delle vittime poteva certamente ridursi solo frenando il folle commercio delle armi, come richiesto da tanti, per anni e invano.

Sul punto riportiamo l’inizio di un articolo di David Frum per The Atlantic: “Esiste un paese sviluppato – e solo uno – in cui non solo è legale, ma facile e conveniente accumulare un arsenale privato in grado di realizzare massacri di massa. Quel paese è anche l’unico – e l’unico – regolarmente afflitto da massacri perpetrati da folli”.

Significativo il titolo: “L’eccezione americana”, che rimanda a quell’eccezionalismo così rivendicato dagli Stati Uniti, cifra esoterica di una nazione che non riesce a immaginarsi se non come super-potenza, unica e necessaria al mondo.

È ideologia d’élite, ma anche propaganda martellante, prodotto di consumo di massa. L’eccezione permanente, purtroppo, produce follia. Da qui anche tante derive che si registrano in questo anomalo Paese. Nella politica come nella società.

Ps. Strano messaggio di dolore del candidato democratico alla Casa Bianca Beto O’Rourke, nativo di El Paso. Nel video, si lascia andare a sorrisi che lasciano interdetti. Possibili interferenze esterne, ma forse era meglio soprassedere. (cliccare qui).

Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterShare on LinkedInPrint this page