2 agosto 2019

Iran: l'Arabia Saudita inizia a pensare a un dialogo con Teheran

il principe ereditario degli Emirati, Mohammed bin Zayed, e Moqtada-al-Sadr, chierico sciita molto influente in Iran“Per la prima volta, dopo sei anni di ostilità, alcuni delegati degli Emirati Arabi Uniti il 30 luglio sono giunti a Teheran per incontrare i leader iraniani. Al centro dei colloqui la sicurezza della navigazione nel Golfo, dello Stretto di Hormuz e dell’accesso al Mar Rosso attraverso lo Stretto di Abu Mandeb”.

A dare questa notizia è Debka, sito israeliano con fonti interne all’intelligence. Si tratta di uno sviluppo ulteriore, e sorprendente, dei colloqui avviati tra Teheran e Abu Dhabi a seguito della decisione degli Emirati di ritirarsi dal conflitto in Yemen.

Le incertezze del principe saudita

“Teheran, secondo le nostre fonti esclusive, si è rivolta segretamente anche al principe ereditario saudita Muhammed Bin Salman – aggiunge Debka – al quale è stato proposto di avviare un dialogo simile a quello in corso con gli Emirati Arabi Uniti. Ci sono avvisaglie che MbS stia prendendo seriamente in considerazione l’offerta”.

Secondo il sito israeliano, i due Paesi arabi avrebbero constatato che i loro obiettivi divergono da quelli degli Stati Uniti: nonostante questi abbiano avviato una campagna di massima pressione contro l’Iran, si sono accorti che non si spingeranno molto oltre, cosa che lascia i due Paesi del Golfo col cerino in mano.

Netanyahu

Questa “svolta”, spiega Debka, ha ripercussioni su Netanyahu, impegnato in una campagna elettorale dura e incerta.

Se il dialogo incrociato Abu Dhabi, Riad, Teheran venisse alla luce, il premier dovrà “spiegare perché Israele è diventata l’unica nazione della regione disposta a impegnare un conflitto contro l’Iran e perché ha perso il sostegno attivo di Washington, Riyad e Abu Dhabi”.

Debka accenna una via di uscita onorevole, ovvero Netanyahu potrebbe comunque vantare la nuova partnership con i Paesi del Golfo, con tutto quel che consegue a livello economico per il suo Paese.

Via di uscita onorevole, insomma, che potrebbe comunque non pregiudicare la sua elezione. Ma al di là del destino politico di Netanyahu, la nota di Debka va registrata come di rilevanza primaria.

Missione Hormuz

Va anche notato che tale dialogo si registra in un momento di stallo: i Paesi europei hanno rifiutato di partecipare a una missione volta a scortare le navi in transito dallo Stretto di Hormuz, nonostante gli inviti pressanti di Washington.

Non sembra, almeno per ora, possa aver maggior fortuna la chiamata di Londra, che ha chiesto di creare una missione analoga ma affrancata dalla guida americana.

Stallo dunque, nonostante le iniziative della Casa Bianca, che ieri ha sanzionato il ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif, con mossa stupida, perché rende più arduo il dialogo con Teheran, e inutile.

Mossa a effetto, dunque, presumibilmente motivata dal desiderio di Trump di dare un contentino ai falchi che lo stanno assediando perché dia inizio alla crociata anti-Teheran.

Iran: il lungo stallo

Probabile, però, che per avere un’idea più chiara su questa crisi occorrerà attendere le elezioni israeliane di settembre, che decideranno le sorti future di Tel Aviv.

Netanyahu ha fatto della guerra contro l’Iran una delle direttrici primarie della sua politica estera. La sua riconferma, dopo che tanti lo hanno dato per spacciato, avrebbe il valore di una vittoria travolgente e la sua assertività, anche sul punto, ne risulterebbe rafforzata (ad oggi, infatti, sul punto non si vedono ipotesi di compromesso).

Fino ad allora, la crisi sembra destinata a registrare una serie di alterne vicissitudini che non dovrebbero far precipitare  la situazione né portare a una risoluzione.

Nonostante ciò, l’inizio della missione americana nello Stretto comporterà, ovviamente, nuovi rischi. Le navi da guerra americane destinate a scortare mercantili e petroliere in transito da Hormuz incroceranno pericolosamente vicine alle coste iraniane e al suo apparato difensivo.

Il rischio Tonchino – l’asserito attacco a una nave Usa che innescò l’intervento americano in Vietnam – non è altissimo, ma esiste. C’è da sperare nei dialoghi segreti e sottotraccia, diretti e indiretti, che spesso accompagnano missioni del genere.

Dialoghi tra avversari, negati a tutti i livelli, che spesso chiariscono pericolosi equivoci e disinnescano escalation. Vedremo.

 

Ps. Facebook ha smantellato una rete segreta di account legata al governo saudita, volta a elogiare Riad e attaccare i suoi rivali regionali (Reuters). Notizia che suscita simpatia.

 

Nella foto in evidenza, il principe ereditario degli Emirati, Mohammed bin Zayed, e Moqtada-al-Sadr, chierico iraniano molto influente a Teheran.

 

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