1 agosto 2019

Trump vince e chiama Putin per domare l'incendio (del mondo)

L'incendio in Siberia oggetto della telefonata di TrumpTrump telefona a Putin per offrire l’assistenza degli Stati Uniti per sedare un incendio devastante dilagato in Siberia. Iniziativa di piccolo cabotaggio, ma più che significativa, come messo in evidenza dallo stesso presidente russo.

“Il presidente della Russia – si legge infatti sul sito ufficiale del Cremlino – considera l’offerta del presidente degli Stati Uniti un segnale che indica la possibilità che in futuro possano essere ripristinate relazioni bilaterali su larga scala” tra le due potenze.

La telefonata

Per la cronaca, l’incendio che sta divorando la Siberia è grande come i Paesi Bassi e il fumo che produce sta offuscando i cieli di diverse regioni siberiane, costrette a dichiarare lo stato di emergenza (Reuters).

Putin ha accolto con “gratitudine” l’offerta del suo omologo americano, tanto da dichiarare che, se necessario, avrebbe fatto ricorso ai pompieri Usa, anche se ha specificato che probabilmente non serviranno, elencando i mezzi dispiegati allo scopo dal suo Paese.

I due hanno discusso anche di non meglio specificati scambi commerci bilaterali tra i due Paesi, secondo la Reuters.

L’iniziativa è significativa anche per quanto aggiunge il sito del Cremlino: “I presidenti della Russia e degli Stati Uniti hanno concordato di restare in contatto sia attraverso conversazioni telefoniche sia attraverso incontri personali”.

La doppia vittoria di Trump

Tolta di mezzo la pietra di inciampo del Russiagate (Piccolenote), Trump è più libero e si è affrettato a mandare un segnale al suo omologo russo, col quale ha sempre dichiarato di voler avere un rapporto costruttivo.

Peraltro proprio ieri Trump aveva indirettamente registrato un’altra vittoria contro i suoi nemici interni: il Tribunale di New York ha assolto Julian Assange e i suoi di Wikileaks per aver divulgato le e-mail della Clinton e del partito democratico, quelle che hanno svelato i segreti dell’ex Segretario di Stato e le manovre del partito per far fuori Bernie Sanders dalla corsa per la Casa Bianca.

Il giudice  John Koetl, del tribunale federale di New York, ha affermato che quanto fatto da Assange ricadeva sotto il Primo emendamento della Costituzione (Nbc), che protegge gli “organi di stampa che pubblicano materiali di interesse pubblico nonostante eventuali difetti nel modo in cui tali materiali sono stati ottenuti, a condizione che chi li divulga non abbia partecipato a un illecito per ottenerli”.

Assange assolto, dunque, grazie anche ai tanti comitati che hanno sostenuto la sua causa e la libertà di stampa.

Certo, la sentenza nota che le mail erano state sicuramente trafugate dai russi, protetti anch’essi dal divieto di indagare governi altrui. Ma al di là del cenno, resta la sconfitta dei complottisti, che hanno cercato in tutti i modi di ribaltare per vie legali l’imprevista vittoria di Trump.

Si può notare, en passant, come la causa fosse stata intentata dal partito democratico. Ma forse non tutti gli esponenti del partito erano entusiasti dell’iniziativa: basti pensare a Sanders, che ora può guardare alla sua corsa presidenziale con meno preoccupazione. All’establishement del suo partito sarà più difficile azzopparlo.

Spegnere l’incendio

La causa contro Assange era in realtà rivolta contro Trump. Era intesa cioè a far ombra alla sua vittoria, provando che era stata ottenuta grazie a rivelazioni fraudolente.

Non è andata così. Wikileaks svolgeva un’opera legale e le sue rivelazioni erano degne di esser lette dal popolo americano.

Doppia vittoria per Trump, dunque, che così ieri è passato all’incasso, riprendendo il filo portante della sua presidenza, proiettata alla ricerca di un appeasement con Mosca. I contatti futuri accennati nel corso della telefonata sono, in tal senso, inequivocabili.

Peraltro si può notare che i due presidenti si sono sentiti per spegnere un incendio. Metafora – ci sia permesso – dell’incendio che sta divorando il mondo, preda di destabilizzazione permanente.

Un incendio che realisticamente può essere domato solo da un nuovo ordine concordato tra le grandi potenze del mondo: Stati Uniti, Russia, Cina.

Pechino ha comunicato che ha iniziato ad acquistare prodotti agricoli Usa, come da espressa e reiterata richiesta di Trump (Xinhua). Altro segnale distensivo, altro successo del presidente americano.

Ps. Il ministero delle Emergenze russo ha ringraziato gli Stati Uniti per l’aiuto offerto per l’incendio siberiano (isveztia).

“.

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