29 luglio 2019

Trump è più forte: silurato Coats, capo dell'Intelligence

Una defenestrazione in piena regola, annunciata e realizzata nel giro di pochi giorni. Per molti si tratterebbe della reiterazione dell’usuale, dal momento che l’amministrazione Trump è stata un susseguirsi di sostituzioni in corso d’opera a causa del carattere burrascoso del presidente, pronto a cacciare i suoi collaboratori appena diventano invisi.

Spiegazione semplicistica, che non tiene conto di quanto si è davvero consumato nel seno della corte imperiale in questi anni. Infatti, se ci si limita alle defenestrazioni eccellenti, quelle che hanno inciso nel profondo, è successo tutt’altro.

La guerre segrete alla Casa Bianca 

Trump aveva selezionato una squadra alquanto moderata, con punte di diamante come il Segretario di Stato Rex Tillerson, il ministro della Difesa James Mattis e il Consigliere per la sicurezza nazionale Raymond Mc Master (prima di lui Michael Flynn, subito abbattuto dal Russiagate).

La guerra sotterranea contro la Casa Bianca scatenata da neocon e liberal, che hanno usato del Russiagate ma anche di altro e più oscuro, ha messo sempre più Trump nell’angolo, minando la realizzazione di quanto si era ripromesso e aveva promesso di fare durante la campagna elettorale.

In particolare l’appeasement con Putin è risultato aleatorio nella forma, anche se ha trovato qualche residuale sostanza. Di un possibile accordo con Xi Jinping per un nuovo ordine mondiale Cina-Russia-Stati Uniti non è stata nemmeno possibile l’esplorazione, dato che Trump è stato costretto a percorre la strada del confronto a tutto campo (Piccolenote).

L’intesa con la Corea del Nord è ancora sospesa, anche se qualche traccia rimane, e il ritiro dal Medio oriente (da cui anche un disimpegno con l’Iran) è saltato.

Da commerciante che conosce il compromesso, a fronte delle pressioni, Trump ha ceduto quel che poteva cedere, gettando a mare i suoi collaboratori per salvare la barca, imbarcando John Bolton al posto di Mc Master e consegnando ai neocon la chiave dell’amministrazione, sia per l’incarico conferito al falco Usa sia per il peso del personaggio.

E con lui, al posto di Tillerson, che aveva difeso l’accordo sul nucleare iraniano, il guastatore anti-iraniano Mike Pompeo, col patto che favorisse la riconciliazione con la Corea del Nord, cosa che egli ha fatto solo in parte, riuscendo a volte anche qui a guastare (tanto che Kim Jong-un farà dire a Trump di non gradire la sua mediazione da “gangster“).

Quanto a Mattis, la cui carriera lo rendeva il moderato più forte dell’amministrazione, sarà sacrificato per ultimo, anche se non a patto di imbarcare al suo posto un falco, stante il veto dell’apparato militare Usa, che negli anni ha sviluppato una contrarietà al bellicismo folle dei neocon. Resta che un ministro della Difesa più debole di Mattis fa meno ombra al quasi onnipotente Bolton.

Insomma, la guerra di posizione dei neocon finora aveva dato i suoi frutti, riuscendo quasi a isolare Trump, come si è visto nella recente crisi del drone  abbattuto dagli iraniani, quando il presidente, pressato dai suoi per un raid punitivo, è riuscito a stopparli a fatica.

John Ratcliffe

Il segnale Coats

La defenestrazione di Coats indica un’inversione di tendenza, temporanea o meno che sia. Tanti hanno sottolineato il fatto che la scelta è caduta su un fedelissimo (come è ovvio: gli servono persone di cui fidarsi… ).

Altri hanno aggiunto che Ratcliffe potrebbe aprire un’inchiesta su come è nato il Russiagate (vedi dettagliato articolo sul National Interest), come da auspici di Trump che la attribuisce in particolare alla “corrotta” Hillary Clinton.

Ma altrettanto importante è il fatto che Coats aveva apertamente criticato le aperture di Trump a Putin e aveva sminuito le possibilità di un’intesa con la Corea del Nord, direttrici che invece il nuovo capo dell’intelligence presumibilmente favorirà.

Peraltro, il Direttore dell’intelligence è uno “stretto consigliere del presidente e del Consiglio di sicurezza nazionale, producendo la sintesi [informativa, ndr.] quotidiana top secret per il presidente”. (Axios).

Trump potrà dunque sfruttarlo per scalfire l’assedio cui è sottoposto da parte dei suoi avversari interni.

La nomina arriva alla fine del Russiagate, che vede Trump di fatto assolto e quindi più forte.

Probabile che voglia giocare la carta di un’inchiesta sul Russiagate in vista delle prossime elezioni, ma vorrà anche disintossicare un po’ l’aria attorno a lui, nel tentativo di rilanciare, per quanto possibile, quelle direttrici di politica estera che lo scandalo gli aveva negato. Peraltro anche successi all’estero sono utili per la campagna elettorale.

Così la nomina di Ratcliffe è anche un segnale al mondo: “Yes we can”.

 

 

 

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