29 luglio 2019

Ambrogio Lorenzetti, Annunciazione

di Giuseppe Frangi

È un’opera davvero straordinaria questa Annunciazione di Ambrogio Lorenzetti, dipinta intorno al 1344 e conservata alla Pinacoteca di Siena. Lo è per la bellezza dell’ordine con cui è stata costruita, per l’arditezza dei contenuti concettuali che sono stati introdotti, per la capacità di far coesistere la geometria compositiva con la fisicità reale dei soggetti protagonisti.

Vediamo per esempio questo pavimento in prospettiva, che ovviamente è prospettiva intuitiva, in quanto manca ancora quasi un secolo prima della scoperta e della teorizzazione di Brunelleschi.

È intuitiva perché per Lorenzetti la prospettiva è l’idea che il “non misurabile” (l’infinito) diventi concretamente a portata di misura: e questo avviene proprio con l’Annunciazione (infatti il punto di fuga è occupato dalla colonna che nell’iconografia dell’Annunciazione tradizionalmente simboleggia Cristo).

Ma sono altri due gli elementi a cui bisogna prestare attenzione. Il primo è l’orecchino d’oro con pendente di Maria. Un dettaglio insolito che contrasta con la realtà storica di una ragazza semplice e povera di Nazareth.

Ma per Lorenzetti questo orecchino ha proprio un valore di storicità: era infatti il segno che portavano le donne ebree a Siena. Maria era ebrea e avrebbe portato suo figlio Gesù al Tempio: quindi questo semplice dettaglio riportava a quella sua condizione di partenza, con un realismo che doveva subito essere colto dal popolo al tempo di Lorenzetti.

Il secondo dettaglio è il gesto del meraviglioso angelo, un angelo così puro ma insieme così “in carne”. Con la mano destra Gabriele sembra fare quasi il gesto dell’autostop: rivolge indietro il pollice a indicare a Maria qualcuno.

Chi sia questo “qualcuno” viene chiarito dalle parole che escono dalla bocca dell’angelo: «Non est impossibile apud Deum omne verbum». Nulla è impossibile a Dio.

Quello che sta avvenendo infatti è un dialogo a tre: Maria non guarda l’angelo ma si rivolge alla colomba annunciandosi come “ancilla Domini”. E l’angelo con quella sua posa insolita, da una parte la rassicura, ma dall’altra sottolinea come quello che sta accadendo sia una domanda di carità di Dio stesso a Maria.

Un domanda di cui lui è ambasciatore: Dio le chiede il suo “sì”. È un Dio “umano” quindi quello che entra in scena. Un Dio che ha bisogno degli uomini. Questo svela quel gesto così anomalo ma così istintivo e naturale di Gabriele. 

 

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