19 luglio 2019

Il duello Barak - Netanyahu e il viaggio di Rivlin in Corea del Sud

Barak e NetanyahuLa bomba Epstein è deflagrata in piena campagna elettorale israeliana, creando difficoltà a Ehud Barak, candidato a essere protagonista delle prossime elezioni.

L’ex primo ministro israeliano aveva già dovuto giustificare le donazioni ricevute da una sua azienda da parte del miliardario americano accusato di abuso e traffico di minori. Ma la bomba vera è scoppiata nei giorni successivi, quando il Daily Mail ha pubblicato un servizio scioccante.

Le accuse del Daily Mail

Sul tabloid britannico, la foto di Barak con il viso nascosto e quelle di alcune donne che avrebbero frequentato, nello stesso giorno, la casa newyorkese del miliardario, nella quale la magistratura Usa reputa si siano compiuti abusi. Un report che ha tutta l’aria di una polpetta avvelenata.

Devastante l’impatto sulla campagna elettorale di Barak, che in questi giorni ha lanciato il suo partito. Ha dovuto rintuzzare le basse insinuazioni, annunciando querele al tabloid britannico e ribadendo la sua estraneità ai crimini di cui è accusato Epstein (che, ha spiegato, ha incontrato una decina di volte, ma mai in compagnia di donne).

E, difendendosi, non ha lesinato critiche a Netanyahu e il suo staff – che stanno usando lo scoop come un maglio -, al quale ha lanciato accuse dello stesso tenore di quelle rivolte a lui (vedi Haaretz).

Il duello all’ultimo sangue con Netanyahu

Nel riferire la vicenda, Jonathan Lis, nel citato articolo di Haaretz, ha fatto notare che un uomo intelligente ed esperto come Barak non avrebbe mai commesso simili crimini, esponendosi a facili ricatti.

E peraltro, si può aggiungere, è usuale che un uomo che goda notorietà cerchi di passare inosservato, magari con un trucco come quello dello scaldacollo (Barak ha detto che si stava banalmente riparando dal freddo).

Ma al di là delle controversie, va riportato come Lis registri che, nella sua appassionata difesa, Barak “sembrava quasi disperato”.

E “per un buon motivo”, ha aggiunto il cronista di Haaretz, dal momento che la vicenda rischia di porre fine alla sua avventura politica. Barak ha dichiarato che risponderà colpo su colpo alle insinuazioni che lo riguardano. Resta che, quando il fango viene sparso col ventilatore, è difficile uscirne indenni.

Barak e la campagna elettorale

Il danno alla sua corsa politica sembra ineluttabile, spiega Lis: “L’obiettivo di Barak è quello di far parte, alle prossime elezioni, di una lista comune con il Labour e Meretz [storici partiti della sinistra, ndr]”.

“Ma né il leader laburista Amir Peretz né Nitzan Horowitz, alla guida di Meretz, sono particolarmente entusiasti, per usare un eufemismo, dell’idea. I recenti sviluppi stanno ulteriormente indebolendo la possibilità, se mai ce ne fosse stata una, che il primo agosto Barak correrà con loro”. Peraltro, la fusione dei laburisti con un partito di destra (Gesher) – elogiata dai centristi di Blue and Withe – sembra aver chiuso lo spiraglio (Timesofisrael)…

Detto questo, per Raoul Wootlif questi nefasti sviluppi potrebbero non precludergli strade: “All’ombra dello scandalo Epstein, strappare il libro dei giochi politici e combattere come un perdente potrebbe essere la sua unica speranza di ottenere una vero effetto traino” (Timesofisrael).

Vedremo, quel che è certo è che lo scandalo ha avvelenato i pozzi della politica israeliana. Il presidente Reuven Rivlin, riferendosi alla precedente  campagna elettorale, ne aveva deplorato gli eccessi. Questa rischia di essere ben peggiore…

Reuven Rivlin in visita nella zona smilitarizzata al confine tra Corea del Sud e Corea del Nord

Rivlin e l’equilibrio delle forze

Ma al di là di tali controversie, di interesse data l’importanza di Tel Aviv per il Medio oriente, e a proposito di Rivlin, si segnala una sua inusuale visita in Corea del Sud, per rafforzare i rapporti tra i due Paesi.

Rivlin si è voluto recare nella zona smilitarizzata al confine tra le due Coree, primo presidente israeliano a visitarla.

Questo posto, ha detto il presidente, è come “la bocca di un vulcano che può eruttare da un momento all’altro. Eppure l’equilibrio tra le due forze assicura che l’ostilità non esploda” (Timesofisrael).

Parole di interesse, anche perché tanti hanno paragonato la crisi del nucleare iraniano a quella della Corea del Nord.

Così non sembra illegittimo leggere le parole di Rivlin come un parallelo, seppur nelle differenze, con quanto avviene nella sua terra natia, dove l’equilibrio delle forze tra Israele e Iran potrebbe impedire una guerra aperta, peraltro paventata come un disastro da diversi generali israeliani (Piccolenote).

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