8 luglio 2019

Venezuela: Guaidò accetta il dialogo con Caracas

Juan Guaidò ha annunciato di aver accettato il dialogo con Nicolás Maduro. Buone notizie per il Venezuela, stremato dal confronto tra governo e opposizione e dalle durissime sanzioni imposte dagli Stati Uniti.

Passo importante, dato che l’autoproclamato presidente venezuelano finora aveva rifiutato tale opzione, forte dei suoi appoggi internazionali, in particolare i neocon Usa, che immaginava gli avrebbero consegnato le chiavi di Caracas.

Potremmo fermarci qui, ma forse è interessante raccontare come la spinta propulsiva del regime-change sia andata erodendosi, fino a portare all’attuale svolta.

Endgame per i golpisti

Anzitutto va considerato il fallimento del colpo di Stato del 30 aprile. Un piano raccontato nei dettagli dall’ex capo della Sebin (la polizia segreta), Manuel Figuera, che ha tessuto i fili della cospirazione (Washington Post) .

Tutto era pronto, l’appoggio degli Usa assicurato, come anche quello di esponenti politici chiave del Venezuela, sia il ministro della Giustizia – al quale, racconta Figuera, erano stati destinati “100 milioni di dollari” per comprare consensi – sia il ministro della Difesa, Vladimir Padrino López, il cui sostegno era decisivo.

Proprio quest’ultimo, in extremis, si tira indietro. Più che interessante il racconto di Figuera, che ricorda come, prima dell’azione, lo chiami al telefono, ma il ministro della Difesa non risponde perché, fa dire, impegnato a vedere un film: The Avengers – Endgame.

Messaggio in codice neanche troppo velato. Ma Figuera e i suoi amici neocon tentano ugualmente di forzare la mano. Guaidò si fa filmare in una base militare ribelle e Figuera libera Leopoldo Lopez, leader della destra radicale e padrino di Guaidò, incarcerato da tempo.

Il resto è noto: dopo alcune ore di stallo, Caracas chiudeva facile la partita, costringendo i golpisti alla ritirata.

Se raccontiamo il rovescio di allora è perché è decisivo per capire il presente. Trump era stato trascinato controvoglia in questa avventura dai suoi falchi.

Il disinteresse di Trump e lo sfogo di Pompeo

Tale fallimento, magari favorito da qualche dissidente americano (non tutti gli apparati Usa rispondono ai neocon), consente al presidente Usa di prendere le distanze da tali manovre, come spiega il Washington Post in un articolo dal titolo significativo: “Con Maduro trincerato in Venezuela, Trump perde la pazienza e l’interesse per la vicenda”.

L’articolo è pubblicato negli stessi giorni in cui i media Usa riportano uno sfogo di Mike Pompeo che, in una riunione riservata, manifestava la sua frustrazione per le lotte intestine all’interno dell’opposizione, all’interno della quale tanti avversano Guaidò (Washington Post).

La diversificazioni all’interno dell’opposizione si fanno sempre più manifeste, tanto che a maggio inizia un negoziato tra alcuni esponenti di questa e il governo di Caracas (Piccolenote), con disappunto di Guadò.

Le disavventure di Guaidò

L’autoproclamato leader dell’opposizione, nel frattempo, incappa in alcuni scandali, nascosti dai media mainstream, ma di qualche impatto in patria. Uomini molto vicini a lui – i suoi inviati in Colombia, Stato chiave per la criticità venezuelana – sono sorpresi a spendere i soldi degli aiuti umanitari in discoteche e altro.

Pochi giorni dopo, The Intercept Brasil, nell’ambito di una serie di articoli sugli oscuri retroscena dell’indagine “Lava iato” – che ha azzerato il Pardido de los trabajadores brasiliano e favorito la vittoria di Jair Bolsonaro (Piccolenote) -, rivela come Sergio Moro, motore immobile dell’indagine, manovrò anche per favorire il regime-change venezuelano (era il 2017, in coincidenza con la prima minaccia di Trump contro Maduro).

A raffreddare le aspettative di Guaidò anche due annunci giunti a inizio luglio: la Germania ha riallacciato le relazioni diplomatiche con Caracas e la Russia ha dichiarato di voler rafforzare le capacità difensive del suo esercito (fino a quel momento Mosca era stata attenta a non ostentare il suo supporto militare all’alleato sudamericano).

Tornare alla peccaminosa terra

A rafforzare l’idea di un negoziato alcuni incontri di questi ultimi giorni: quello tra Putin e Trump a Osaka e tra il presidente russo e papa Francesco in Vaticano, nei quali la criticità venezuelana è stata sicuramente attenzionata.

Da qui, forse, l’ironia di Putin, il quale, ricordando che Guaidò si era dichiarato presidente “davanti a Dio”, ha notato che “Dio non ci ha la comunicato la sua reazione a tale richiesta, né ci ha inviato un qualche segnale in proposito”.

Così ha invitato il leader dell’opposizione a ritornare sulla “paccaminosa terra” e ad accettare il dialogo. Costretto dagli eventi, e temendo un accordo che lo escluda, Guaidò ha accettato. Sviluppi da seguire: tanti tenteranno di barare o vanificare il sospirato negoziato.

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