2 luglio 2019

Donatello, Creazione di Eva

di Giuseppe Frangi

Ci sono opere “minori” di grandi maestri che a volte restano un po’ dimenticate perché schiacciate da capolavori ben più celebri. È il caso di questa predella del giovane Donatello, conservata al Museo dell’Opera del Duomo di Firenze e che ora è stata prestata al Prado nel contesto di una mostra dedicata al Beato Angelico.

Ed è lì che quest’opera si fa notare e ci sorprende. Il soggetto è quello della Creazione di Eva; si tratta di una formella in ceramica invetriata, una tecnica che a Firenze avrebbe trovato la sua massima espressione grazie alla scuola dei Della Robbia.

Il giovane Donatello a quell’epoca era a bottega di Lorenzo Ghiberti, l’artefice della Porta d’oro del Battistero di Firenze. Questo spiega alcune scelte, come quel paesaggio che evidenzia caratteristiche ancora figlie del gotico. Ma siamo nel 1404, momento cruciale di passaggio e di genesi di un linguaggio nuovo nell’arte.

Ed è nelle figure che si può cogliere pienamente questa novità, per via di quel trattamento che mette l’accento sulla verità fisica dei corpi. A questo Donatello aggiunge la capacità geniale di immaginare la scena, suggerendo dinamiche umane del tutto verosimili.

Mi riferisco al dettaglio straordinario di Eva che, nascendo dal fianco di un Adamo del tutto inconsapevole, finisce con l’andarsi ad appoggiare alla figura di Dio. È un gesto semplice, sincero, quasi ingenuo, che va oltre il dettato della tradizione iconografica. Ma andando oltre è come se andasse più dentro quell’accaduto.

Quello di Eva è più di un abbraccio, è un vero abbarbicarsi alla figura del Padre, come se, nella sua coscienza di nata adulta, apparisse l’evidenza di quello come vero rapporto costituivo. C’è anche molta tenerezza in quel modo un po’ disordinato con cui Eva cerca appigli nella figura di Dio, attaccandosi con le mani e con le braccia.

E c’è pure tantissima tenerezza nel modo con cui il Padre accoglie Eva piegandosi su di lei in modo protettivo e finendo anche con l’appoggiare la propria guancia alla sua testa. Ma  Donatello in questo modo non rappresenta solo la vicenda di Eva. Rappresenta quell’essere come bambini, quell’essere “semplici” che porta tra le braccia del Padre.

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