29 giugno 2019

Il G-20 di Osaka. Un nuovo ordine mondiale è alle porte (1)

PUTIN-TRUMPAperto il G-20 di Osaka. Summit nel quale succedono cose, al contrario di vertici pregressi che producevano proclami altisonanti vacui quanti poi non rispettati,  photo opportunity, sorrisi melliflui e inutili strette di mano.

Quello di Osaka ha prodotto un incontro Trump-Putin, che rompe il muro costruito attorno ai due presidenti. Vertice a porte chiuse, durato venti minuti più di quanto concordato (totale un’ora e venti).

Non si sa cosa si siano detti, ma è ovvio che la priorità è la crisi iraniana, che il presidente russo deve aiutare a sbrogliare per permettere al suo omologo americano a uscirne illeso (se attacca Teheran o va male qualcosa rischia di giocarsi la rielezione).

Ma, ovviamente, avranno parlato anche di altro, come il rilancio del processo di pace con la Corea del Nord, pallino di Trump, e di come trasformare il ritiro delle due potenze dal trattato sulle armi nucleari in opportunità per un nuovo dialogo globale.

Il presidente russo ha invitato il suo interlocutore in Russia per le celebrazioni della vittoria sul nazismo che si terranno nel maggio 2020. Appuntamento simbolico, date tante circostanze attuali. Vedremo se Trump riuscirà ad accettare: forse è troppo vicino alle presidenziali Usa e un’eventuale visita potrebbe essere usata dai suoi tanti nemici.

XI-MODI-PUTIN

Ma il G-20 ha offerto un nuovo incontro Xi-Putin-Modi, freschi reduci da un produttivo analogo vertice trilaterale a Bishkek, capitale del Kirghizistan, in occasione dell’ultima riunione dello Sco (Shangai cooperation organisation).

L’incontro al G-20 rinnova e rilancia il messaggio agli Stati Uniti, che vorrebbero arruolare New Dehli nella crociata dell’Indo-pacifico contro Pechino. E il messaggio è chiaro: l’India non intende arruolarsi.

Senza revocare la sua alleanza di lunga data con Washington, anzi, il presidente Modi manifesta pubblicamente la volontà di perseguire la sua strada, che lo sta portando a trovare convergenze – nelle diversità di interessi – con le altre due potenze asiatiche.

Di interesse primario anche l’incontro tra la premier – uscente – britannica Theresa May e Putin.

Incontro forzato, dato che è stato preceduto da una grande, e imprevista, intervista a Vladimir Putin sul Financial Times. Con tale iniziativa il giornale della City ha dichiarato chiuso il forcing anti-russo degli ultimi anni, culminato col caso Skripal (Piccolenote).

MAY-PUTIN

Da qui il gelido incontro della May con il molto meno glaciale Putin, che va a chiudere una spiacevole parentesi.

Qualcuno aveva immaginato che la Gran Bretagna della Brexit – che è destino ormai irrevocabile – poteva rilanciare il suo ruolo globale ponendosi come mosca cocchiera di un’atlantismo ferocemente anti-russo.

Evidentemente tale prospettiva ha perso forza, anche in coincidenza – non solo temporale – con la fine dell’avventura della May, ormai prossima alla pensione politica.

Così Londra si è aperta a nuove prospettive, più in linea con la spinta trumpiana, che vede in Mosca un antagonista con cui dialogare, non un nemico da abbattere (prospettiva peraltro ad oggi irrealistica).

Manca all’appello l’atteso vertice Xi Jinping – Trump, che dovrebbe trovare nuove vie per ricomporre, almeno in parte, la guerra commerciale Usa-Pechino che sta mettendo in fibrillazione la comunità imprenditoriale e finanziaria mondiale.

L’incontro dovrebbe servire anche a rilanciare le prospettive di pace Washington-Pyongyang, dato che Xi, con la sua recente visita in Corea del Nord, si è posto come mediatore tra le parti.

Ci torneremo a breve. Intanto, val la pena registrare questi segnali. Che potrebbero rappresentare i primi passi verso un nuovo ordine mondiale.

Ps. L’Europa è del tutto assente…

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