22 giugno 2019

Iran: le segrete armonie che hanno evitato la guerra

Iran: Trump e alcuni suoi consiglieriIl mondo ha trascorso una notte da brividi: il raid contro l’Iran era già preparato, le armi caricate, gli obiettivi individuati. Tutto pronto, fino a che Trump ha richiamato i suoi generali e ha chiesto il conto delle vittime: 150. Una risposta sproporzionata all’abbattimento di un drone senza pilota, ha pensato il presidente. Così ha annullato tutto.

A raccontare il retroscena è lo stesso Trump, ma un resoconto più accurato lo ha fatto il New York Times, che racconta di come alle 7 di giovedì mattina i massimi responsabili della sicurezza degli Stati Uniti sono stati riuniti dal Consigliere per la Sicurezza nazionale John Bolton per decidere la risposta all’abbattimento del drone da parte degli iraniani.

L’opzione Bolton

Presenti Patrick Shanahan, ministro della Difesa dimissionario, Mark Esper, suo sostituto, il Segretario di Stato Mike Pompeo e il generale Joseph Dunford, Capo di Stato maggiore dell’esercito.

In tale sede si era deciso di dare al presidente diverse opzioni di risposta militare. E, nella successiva riunione con Trump, descritta come “particolarmente tesa”, ne era stata scelta una. Probabilmente un compromesso tra il massimalismo di Bolton e lo scetticismo di Dunford, che aveva tentato di mettere in guardia sui rischi dell’azione.

A quanto pare anche Pompeo aveva provato a defilarsi: succube di Bolton, è però meno bellicista del Consigliere. Così aveva provato a magnificare il successo che stanno conseguendo le sanzioni, facendo notare che un intervento poteva vanificarne l’effetto.

Trump e l’avvocato Pat Cipollone

Gli eroi oscuri

Nonostante le ritrosie, Bolton aveva vinto. E però quando tutto era ormai deciso, Trump ha richiamato i generali e ha chiesto il conto delle vittime. In realtà, secondo la ricostruzione del Nyt, il presidente non si sarebbe rivolto ai generali, ma a un oscuro avvocato, uno dei tanti che lo attorniano per consulenze private.

L’eroe oscuro che ha salvato il mondo si chiama Pat Cipollone, e val la pena riferirlo, ché immaginare il circolo più potente del mondo, già impazzito per l’odore del sangue, bloccato da questo ignoto avvocato, rincuora.

In realtà, a frenare sarebbero stati in tanti e il processo decisionale resta ancora avvolto nel mistero. Anche perché il presidente usa rivolgersi a un ambito variegato tutto suo. Così la domanda rivolta a Cipollone sarebbe stato solo un modo per “eludere Bolton”, scrive il Nyt.

Nella decisione sembra aver influito decisamente Tucker Carlson, l’anchorman di Fox News – la Tv che più sponsorizza Trump -, che quel giorno aveva definito “una follia” un raid contro l’Iran.

Il Nyt riferisce come, dopo aver ritirato l’attacco, Trump abbia acceso Fox News per ascoltare Carlson, che si è profuso in elogi per la sua saggia decisione. Ciò avveniva prima che fosse annunciato quanto avvenuto nel chiuso della Casa Bianca e fa supporre che i due abbiano comunicato in qualche modo.

Iran, convergenze segrete

Ma a frenare anche alcune informazioni riservate giunte a Trump, che confermavano quanto egli aveva dichiarato in precedenza, cioè che l’abbattimento del drone non era stato ordinato dalle autorità iraniane, che anzi erano “infuriate” con i responsabili.

Pare che il più infuriato fosse il capo delle Guardie rivoluzionarie, il generale Qassim Suleimani.

Questo particolare e la ritrosia di Trump a prendere vite iraniane trovano un’armonia nascosta con quanto comunicato ieri da Teheran, che ha fatto sapere che, insieme al drone, avrebbe potuto tirar giù un aereo militare con 35 passeggeri che lo accompagnava e non l’ha fatto.

Al di là della ricostruzione di un giorno difficile, che non sarà l’ultimo, di interesse la smentita del Pentagono di un messaggio inviato a Teheran nel quale si sarebbe intimato all’Iran di aprirsi al dialogo per evitare un imminente attacco. Già negato dagli iraniani, la Fake mirava a tenere alta la tensione. Anche tale negazione convergente indica una segreta armonia.

Usa: sollievo bipartisan

Di interesse un articolo del Washington Post che riporta il “sollievo”  di repubblicani e democratici,  “compresi alcuni falchi anti-Iran”, per il ripensamento di Trump.

Certo, il partito della guerra è ancora forte, ma c’è Resistenza. Interessanti appaiono anche le dichiarazioni della Ocasio Cortez, pasionaria democratica, secondo la quale i democratici devono “aiutare” Trump a uscire da questa crisi.

Dato che, come avverte il Nyt, la battaglia per influenzare Trump “non è finita”, è di cruciale importanza la battaglia per limitare i poteri di guerra del presidente che si sta giocando al Congresso.

Ps. Oggi la denuncia di Jean Carroll, ex giornalista della rivista Elle, contro Trump: l’avrebbe violentata a metà degli anni ’90. Tempistica sospetta. Il presidente nega.

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