18 giugno 2019

Francesco Totti e l'addio alla squadra di Baldini-Pallotta

francesco tottiScrivere dell’As Roma è scrivere di calcio, ma non solo, dato il significato di Roma per il mondo. E con la Roma, la sua bandiera, Francesco Totti, che ha abbandonato la sua squadra con una conferenza stampa che ha strappato l’applauso dei giornalisti, cosa che non si registra spesso.

Un addio nel quale ha raccontato ciò che tanti sapevano, ovvero che era un ingombro per la nuova gestione, che lo ha relegato all’oblio.

Si è detto di un processo volto a de-romanizzare la Roma, iniziato con la l’estromissione del Capitano dal calcio giocato, al quale è seguita quella di Daniele De Rossi, che nelle diversità è un’altra bandiera della Roma. Processo che Francesco ha chiuso con il suo addolorato addio.

De-romanizzare

Una de-romanizzazione giocata su vari livelli: nuovo simbolo, nuova data di nascita della Società, allontanamento di giocatori amati dai tifosi per il loro attaccamento alla maglia…

Si è voluta una rottura con la tradizione e uno snaturamento della romanità – che è tesoro, o ingombro, peculiare di questa squadra. Processo che ha prodotto reazioni, come dimostrato dall’originale protesta online, dilagata sulle pagine dei Boston Celtics – dei quali il presidente James Pallota vanta azioni – e della Bbc, sommersa di messaggi avversi a Franco Baldini, l’eminenza ingrigita della nuova gestione.

Ma tale snaturamento ossessivo ha prodotto confusione anche nella gestione del club, annebbiandone anche la ragione, come dimostrano le scelte inspiegabili fatte negli anni, con risultati conseguenti: nessuna vittoria, acquisti di calciatori bizzarri, vendita sistematica dei più incisivi.

Progetto Stadio

A tale oscuro progetto il nuovo potere ne ha affiancato uno più pubblico, la costruzione di un nuovo stadio. Un buon investimento, dato che nel progetto complessivo lo stadio appare centrale, ma in realtà è appendice residuale di una cementificazione massiva.

Se certi tormentoni son croce e delizia, quello dello stadio è stato solo croce. Per i tifosi, ai quali è stato venduto il legame inscindibile tra questo e le vittorie (di club vincenti senza stadio se ne riscontrano a iosa).

E croce per i romani tutti, costretti a vedere la municipalità della capitale ingolfata in un progetto funestato da inciampi burocratici e guai giudiziari, tutto a detrimento di ben altre priorità.

Ma questa è la cronaca di un disastro annunciato, ché, nonostante il successo della propaganda, era evidente fin dall’inizio l’esito funesto del funesto progetto, che l’addio di Totti non disvela, semplicemente sigilla.

Tragedia shakespeariana

Simbolicamente tutto iniziò con la famosa intervista shakespeariana di Baldini alla Repubblica, che sul volo che lo portava a Roma per il nuovo incarico preannunciò l’estromissione del Capitano.

E con il primo impegno del nuovo corso, quando l’esclusione di Totti portò l’umiliante eliminazione della squadra nella fase preliminare della Europe League per opera dell’improbabile Slovan Bratislava.

Erano solo i primi passi di una lenta erosione patrocinata dai nuovi padroni, di ascendenza anglosassone e rito etrusco.

L’oscurità etrusca

Già perché la storia dell’As Roma riverbera l’antica leggendaria storia romana, quando, dopo Romolo, venne l’oscurità etrusca.

Franco Baldini da Reggello, Firenze, Luciano Spalletti da Certaldo – sempre Firenze – e Walter Sabatini, che seppur di Perugia ha rivendicato il suo status di “etrusco residuale” (quest’anno ha vinto l’Etrusco d’oro).

Fu con questo trio che si consumò l’allontanamento del re di Roma dal calcio giocato, con cerimonia che ha commosso il mondo.

D’altronde si sa che Roma sotto i re etruschi se la passò male, tanto che la vera Roma iniziò quando viene bandito Tarquinio il Superbo, con allontanamento che pose fine ai sacrifici umani nella città eterna.

Il goal del Capitano

Oggi quella superbia appare vincente. Ma l’addio di Totti di ieri, che è arrivederci perché l’eterno resta (le Parisienne), ha ridestato cuori e speranze sopite.

Arduo un ricambio di gestione, come ribadito dalla Superba dirigenza, che ha tante e potenti frecce nella sua faretra.

Ma nulla importando le parole dei Superbi – tra cui la replica di tal Mauro Baldissoni, professione avvocato -, resta un addio che è l’ennesimo goal del Capitano, che ieri ha ritrovato il suo popolo. La bandiera non è stata ammainata. Ora dipende da come spirerà il vento.

Di seguito, rimandi ad alcuni giornali internazionali:

New York Times –  Washington Post –  ChinadailyRussia Today –  Le Figaro –  BildDaily MailThe Guardian

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