17 maggio 2019

Brexit: salta la convergenza Labour -Tory

mayLa collaborazione tra tories e laburisti sulla Brexit è finita. E con essa sembra sia finito anche il tormentato governo di Theresa May. E, cosa ben più importante, la possibilità di trovare una via di uscita concordata di Londra dall’Unione europea. Ormai l’Hard Brexit appare destino manifesto.

A decretare la fine della collaborazione tra i due storici partiti britannici la lettera inviata da Jeremy Corbyn alla premier inglese (Guardian).

La lettera di Corbyn

Nella missiva, Corbyn spiega che, nonostante alcune convergenze, il dialogo non ha portato a trovare vie di “compromesso” su molti punti essenziali.

A rendere ancor più arduo l’accordo anche la precarietà della May la cui leadership, come scrive il leader laburista, è ormai “erosa”, tanto  che già si parla di un successore, da scegliere ovviamente in ambito Tory.

E un’eventuale successione, aggiunge Corbyn, non sarebbe in grado di “garantire tutto ciò che potrebbe essere concordato tra noi”. Conclusione ovvia quanto definitiva.

Corbyn lascia aperta la porta a una possibile convergenza in Parlamento, con i voti dei laburisti che potrebbero sostenere un’ipotesi di Brexit concordata con la Ue dal solo governo.

Ma il pregresso non lascia molto spazio alla fantasia, dato che sono state bocciate tutte le ipotesi di accordo che la May ha presentato finora.

Tempi stretti

La premier ha tempo fino al 3 giugno per trovare nuove intese con la Ue e farle approvare al Parlamento.

Tempi stretti e forse definitivi: più volte, a fronte delle tante avversità e stroncature, la May ha chiesto e ottenuto dalla Ue dilazioni temporali.

Stavolta è diverso. La controversia sulla Brexit e la sospensione che ne deriva ha stancato un po’ tutti: sia il mondo sia l’opinione pubblica britannica. Altre dilazioni appaiono dunque improbabili. Tempi impossibili per un accordo.

Peraltro le prossime elezioni europee, alle quali parteciperanno anche i cittadini britannici, avranno un’influenza notevole sulla vicenda.

Elezioni, referendum e football

C’è chi ha lavorato nell’ombra per consentire che i britannici potessero arrivare a esprimersi alle elezioni europee. Da qui anche certo contrasto ad accordi precedenti.

Le speranza era – ed è – che il voto, trasformato, a livello simbolico, in nuovo referendum, dia un’indicazione opposta al referendum di allora.

La vittoria schiacciante di figure contrarie all’allontanamento dall’Europa sarebbe infatti un segnale importante, che i politici inglesi non potrebbero ignorare.

Si parva licet componere magnis, anche il calcio sembrerebbe favorire, sempre a livello simbolico, questo ribaltamento: è la prima volta che quattro squadre inglesi si trovano a disputare le finali di coppe europee (Champions ed Europa Legue).

Finali peraltro raggiunte, appunto, con rimonte impossibili: il Liverpool sul Barcellona e il Tottenham sull’Ajax.

Ma la dura realtà dei sondaggi e tutt’altra e dà il Brexit Party, recente creatura politica dell’anti-Ue Nigel Farage, addirittura al 35% (Ansa)…

La dura realtà della dura Brexit

Così quanti hanno brigato per giungere senza accordo a tale tappa per accreditare un valore simbolico (e referendario) alla consultazione, rischiano di ottenere, all’opposto, un nuovo e più convincente “no” al Remain.

Finita la breve e illusoria stagione della convergenza tra tories e laburisti, la cui sorte era segnata fin dall’inizio (vedi Piccolenote), l’Hard Brexit sembra dunque più vicina.

D’altronde i fautori del Remain sono legati a un mondo che non c’è più. Al tempo, il referendum sulla Brexit sfidava un ordine, quello della globalizzazione, che appariva, almeno ai suoi padroni e ai suoi tanti fautori, irrevocabile.

Oggi quell’ordine appare finito per sempre. Se nuova globalizzazione sarà, non potrà più essere quella di prima. Il mondo è cambiato troppo da allora e non si può tornare indietro.

E in questo nuovo  mondo, il rilancio dell’anglosfera – la prospettiva globale dei brexiteer – appare più realistica e più promettente anche a tanti ambiti britannici che allora videro nella Brexit una catastrofe.

Certo, le rimonte impossibili, in stile football, possono sempre accadere. Ma ad oggi non appaiono neanche all’orizzonte. Vedremo.

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