11 maggio

La linea rossa di Trump con l'Iran

Trump invia il suo numero telefonico diretto all’Iran tramite la Svizzera. Mossa a sorpresa, che dice più di altre come il presidente americano voglia tenere un filo diretto con la nazione che sembra deciso a far collassare.

Lo ha rivelato la Cnn, ricordando che, anche nella temperie del nuovo giro di vite contro Teheran (ieri l’annuncio dell’invio di missili Patriot e altre navi da guerra in Medio oriente), Trump abbia affermato più volte di voler dialogare con Teheran.

Richiesta respinta da una figura iraniana di secondo livello, un comandante delle Guardie rivoluzionarie, indice che le massime autorità di Teheran si conservano libertà di manovra.

La linea rossa

In realtà l’invio del numero telefonico non sembra consequenziale all’apertura di Trump, dato che se Teheran vuol parlare i canali si troverebbero.

Sembra piuttosto l’attivazione di una linea rossa come quella usata ai tempi della Guerra Fredda tra Usa e Urss per evitare catastrofi.

Diversi analisti affermano che il numero non giungerà mai agli iraniani, dato che dovrebbero chiederlo e non lo faranno. Ma riteniamo che avrà modo di giungere nel segreto o di attivarsi tramite mediazione Svizzera in caso di emergenza.

L’attivazione di una linea rossa indica l’alto rischio incidenti, ma anche che Trump non si fida dei suoi…

C’è tempo per trattare

Eppure c’è chi esprime cautela. Hamos Arel, ricordando il bombardamento Usa in Siria dell’aprile scorso (a effetto ma limitato), scrive su Haaretz: “A Trump piacciono le azioni chiare ma limitate”.

Egli “non ha alcun desiderio di iniziare uno scontro militare lungo e costoso del quale nessuno può prevedere la fine. E la leadership iraniana è abbastanza sofisticata da non essere trascinata in un tale scontro”.

Scenario simile è delineato da Debka, agenzia vicina all’intelligence israeliana, che evidenzia come le ultime sanzioni contro l’Iran (sul settore siderurgico), scatteranno tra 90 giorni.

Allo stesso tempo gli iraniani hanno dato 60 giorni all’Europa per ottemperare al trattato sul nucleare, che oggi essa conserva solo sulla carta, prima di dichiararlo a loro volta decaduto (cosa che avvierebbe escalation).

Insomma, i duellanti si sono dati tempo per trattare. “È improbabile – scrive Debka – che, a breve termine, l’intensa tensione esploda in ostilità dirette tra Stati Uniti e Iran”.

Per trovare una “via di uscita” alla crisi, scrive il New York Times, l’Europa dovrebbe inviare un segnale di buona volontà a Teheran, come ad esempio attivare Instex, il meccanismo per commerciare con l’Iran aggirando le sanzioni Usa, creato ma ancora non attivato dalla Ue per timore di ritorsioni.

Cia e Pentagono non vogliono la guerra

Secondo Richard Falk, ex funzionario Usa alle Nazioni Unite, la linea dura verso l’Iran alimentata dai falchi è avversata da Cia e Pentagono e da alcuni membri del governo (Agenzia Fars).

Una lotta intestina che non trapela all’esterno, aggiunge Falk, anche per la “leadership impulsiva di Trump”, il quale non vuole arrivare alle presidenziali con una guerra in corso.

La squadra B

Il ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif ha parlato di una squadra A, che non vuole la guerra, e una squadra B, che invece la cerca ardentemente.

Mohammad-Javad-Zarif

Membri di quest’ultima sarebbero: il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, il consigliere per la sicurezza nazionale Usa John Bolton, il principe ereditario degli Emirati Arabi Uniti, Mohamed bin Zayed, e il principe ereditario dell’Arabia Saudita, Mohammed bin Salman.

Queste due squadre, secondo il ministro Iraniano, utilizzano strategie diverse per fronteggiare l’Iran.

Mentre Trump userebbe le sanzioni per costringere Teheran a negoziare un nuovo accordo sul nucleare, i secondi le usano per “spingere l’Iran a reagire”. “Non penso che [Trump] voglia una guerra, ma non è da escludere che possa essere costretto a farla”, ha concluso Zarif.

Bolton e il Tonchino iraniano

Bolton sembra scatenato: in questi giorni ha tenuto un inusuale incontro segreto sull’Iran con esperti militari e dell’intelligence nella sede della Cia.

Indicativo lo sfogo di un ex membro dell’amministrazione Usa raccolto da Laura Rozen per al Monitor: “Bolton trasforma ogni spiaggia nel golfo di Tonchino” (riferimento all’incidente che provocò l’intervento Usa in Vietnam).

La pressione contro l’Iran è inutile e “fine a se stessa”, aggiunge la fonte di al Monitor. “Gli iraniani potrebbero reagire, cosa che fornirebbe il casus belli a questi matti“.

La linea rossa di Trump dovrebbe servire a limitare i rischi. Almeno si spera.

 

Andrea Filosa – Davide Malacaria

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