7 maggio

Trump e la trattativa sulla fine dell'egemonia globale

PUTIN-TRUMPLa lunga conversazione telefonica tra Trump e Putin ha avuto scarsa eco sui media d’Occidente, che ormai si sono ritagliati il ruolo di custodi di un ordine mondiale pregresso che l’evoluzione del mondo sta mettendo sempre più in crisi.

Ma al di là delle considerazioni di merito, val la pena accennare ai contenuti della conversazioni. A chiamare è stato Trump, che ha poi commentato su twitter: “Telefonata molto buona ieri con il presidente della Russia Putin. È impressionante il potenziale che deriverebbe da una buona/ottima relazione con la Russia, nonostante quello che leggi e vedi nei Fake News media. Guarda come ti hanno ingannato sulla ‘Russia Collusion’ [Russiagate ndr.]. Il mondo può essere un posto migliore e più sicuro. Bello!”.

Trump e Putin: lunga conversazione

I due presidenti, come riferiscono il sito ufficiale del Cremlino e la Reuters, hanno parlato del Russiagate, del Venezuela, della denuclearizzazione della Corea del Nord e dell’Ucraina.

Ma come ha riferito subito Russia Today e come si evince da una conferenza stampa del presidente Usa (Reuters), anche di un nuovo trattato nucleare globale, che includa anche la Cina, il cui sviluppo dell’atomica ad oggi non ha alcun vincolo internazionale (trattativa ad oggi respinta dalla Cina, che invece chiede non il controllo, ma il disarmo, vedi agenzia Xinhua) .

Per quanto riguarda la Corea del Nord, Trump ha evidentemente ricevuto rassicurazioni da Putin, il quale ha ricevuto Kim Jong-un alcuni giorni fa.

Tanto che il presidente Usa ha rilanciato su twitter la sua convinzione di una prossima intesa con Pyongyang:  Kim “sa che sono dalla sua parte e non vuole rompere la promessa che ha fatto. L’accordo si farà”.

L’escalation Usa-Cina

Diversa la criticità cinese, dove evidentemente Trump vuol forzare Pechino ad accettare le sue condizioni. Non solo sul piano dell’armamento nucleare, ma anche su quello commerciale.

Di questi giorni, infatti, una nuova escalation contro il Dragone: proprio alla vigilia di un nuovo round di negoziati commerciali, Trump ha minacciato nuovi e più devastanti dazi e ha inviato navi da guerra nel mar cinese meridionale.

Criticità superabili, come dimostra il fatto che la Cina, pur tentata di mandare all’aria tutto, ha poi deciso di incontrare egualmente la controparte.

Interessante anche che nel report del sito del Cremlino non vi sia alcun cenno alla Cina: evidentemente sul punto Putin, che con Xi Jinping ha rapporti fecondi, non ha voluto dare la minima sponda al suo interlocutore.

LAVROV-POMPEO

Quanto al Venezuela, la conversazione telefonica ha avuto un frutto concreto e subitaneo, dato che il 6 e 7 maggio in Finlandia si incontreranno Mike Pompeo e Sergej Lavrov.

Invece sull’Ucraina, la cui sbandata anti-russa preoccupa non poco il Cremlino, è evidente che qualcosa si sta muovendo: la vittoria di Volodymyr Zelenski alle recenti presidenziali ha posto fine al durissimo confronto con Mosca ingaggiato da Poroschenko, anche se il futuro resta incerto.

L’egemonia globale come merce di scambio

Interessante il commento di Ria Novosti alla telefonata tra i due presidenti. Perché Trump ha telefonato al suo omologo russo? Non c’era alcun motivo per una simile iniziativa, scrive Irina Alsinis, e nessuna vera crisi tra i due Paesi a sollecitarla.

La risposta è più la più semplice quanto banale: “Perché può. Finalmente”.

Liberato dal peso del Russiagate, con l’economia che va a gonfie vele, Trump deve mettere a posto la sua politica estera, che sta girando a vuoto.

Conclude la Alsinis: la ragione delle telefonata sta in quanto Trump “ha ripetutamente affermato esplicitamente, cioè che gli Stati non possono più permettersi lo status di superpotenza, pronta a tappare tutti i buchi. E se è così, la posizione dell’egemone globale può servire a Trump come carta di scambio più che valida per raggiungere il suo obiettivo principale, che consiste nel ‘rendere l’America nuovamente grande”.

 

Ps. Domenica il terribile incidente aereo a Mosca, si incendia un aereo al momento dell’atterraggio: 41 le vittime su 71 passeggeri.

 

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