6 maggio 2019

Venezuela: l'incontro Pompeo-Lavrov e il rischio catastrofe

Venezuela: Pompeo incontrerà Lavrov, nella foto un'immagine di Mike PompeoIl 6 e il 7 maggio Mike Pompeo e Segej Lavrov si incontreranno in Finlandia per un confronto sul Venezuela. Notizia offuscata dalle oscure nubi di guerra che si addensano sui cieli del Paese latinoamericano.

Dopo la telefonata Putin-Trump

L’incontro, infatti, è preceduto da una burrascosa telefonata intercorsa tra lo stesso Pompeo e Lavrov e da rinnovate minacce di un intervento militare da parte di alcuni esponenti dell’amministrazione americana.

È da tempo che non si hanno incontri al vertice tra russi e americani, da cui l’importanza della notizia. Probabile che da qui all’incontro tra i due ministri degli esteri il Venezuela sia risparmiato da altri scossoni.

Detto questo, appare difficile che il vertice riesca ad appianare le attuali controversie che affliggono il Paese, ma potrebbe anche essere l’inizio di un cammino volto a sbloccare la situazione.

Il summit è stato preceduto dalla visita del ministro degli Esteri venezuelano, Jorge Arreaza, a Mosca, nel corso della quale si è incontrato con Lavrov.

Un messaggio rivolto a Pompeo: la Russia non abbandonerà al suo destino il governo di Caracas. Quindi richieste in tal senso da parte del Segretario di Stato americano sarebbero irricevibili.

E però è più che probabile che nel corso della visita di Arreaza si siano delineate alcune ipotesi di compromesso, al di là delle usuali contestazioni contro l’ingerenza americana da parte delle autorità di Caracas e dei russi.

Tutto però è rimandato al fatidico incontro in Finlandia. Ad oggi si può notare che la notizia dell’incontro tra due ministri degli Esteri segue la telefonata tra Donald Trump e Vladimir Putin di venerdì scorso, sulla quale rimandiamo ad altra nota.

Un intervento Usa sarebbe catastrofico

Su un possibile intervento militare Usa, un interessante articolo di Gabriel Hetland sul Guardian del gennaio scorso, ma ancora attuale. Titolo significativo: “Il rischio di un catastrofico intervento degli Stati Uniti in Venezuela è reale”.

Catastrofico perché “la guerra porterebbe indicibili sofferenze al paese e avrebbe una probabilità incredibilmente piccola di dare al Venezuela quel cambiamento del quale ha bisogno”.

Il Venezuela, scrive Hetland, ha certo bisogno di cambiamenti, data la povertà dilagante e gli errori del governo, ma un intervento Usa deve essere “fermamente respinto”.

Nell’articolo si accenna agli errori dell’autoproclamato presidente Juan Guaidò (le cui “attività erano ignote” nel Paese) , ma anche alle sofferenze inflitte al popolo venezuelano dalle sanzioni Usa, come dettagliato anche in un documento del Congresso Usa. “La disumanità di tale politica è chiara”, scrive il Guardian.

Inoltre, aggiunge Hetland, alle sofferenze causate dalle sanzioni va aggiunta la violenza innescata negli anni passati dall’opposizione (troppo spesso dimenticata, mentre quella delle forze dell’ordine è spesso amplificata).

La violenza dell’opposizione, secondo Hetland, “ha alimentato un clima di paura e la polarizzazione, inibendo le prospettive di riforme economiche e il dialogo governo-opposizione“.

Un’opposizione, peraltro, che non è riuscita a collegarsi con la popolazione, che ne diffida (come peraltro si comprende nei vari appelli al popolo di Guaidò di questi mesi, rimasti inascoltati; da cui la virata verso i generali affinché attuino un golpe).

E conclude:  a causa dello “sconsiderato avventurismo di Guaidó e degli Stati Uniti” il dialogo governo-opposizione  è diventato “molto meno probabile, mentre è aumentato drammaticamente il rischio di catastrofi e di guerra civile. Tale avventurismo deve essere respinto”.

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