3 maggio

Il Venezuela e il Nyt: golpe fallito, falchi frustrati

Abortito il colpo di Stato in Venezuela. L’appello all’esercito dell’autoproclamato presidente Juan Guaidò perché deponesse il caudillo è fallito.

Venezuela: piani frustrati

Secondo quanto scrive il New York Times, ciò è stato causato dalle informazioni errate che l’opposizione venezuelana ha fornito agli americani. Evidentemente erano convinti di avere dalla loro l’apparato militare che invece è rimasto al suo posto.

In particolare, si legge sul Nyt, Il Consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton “si è soffermato sul ruolo di tre funzionari: Vladimir Padrino López, ministro della Difesa; Maikel Moreno, alla guida della Corte Suprema; e Rafael Hernández Dala, comandante della guardia presidenziale di Maduro”.

A quanto pare i tre avevano dato rassicurazioni, ma non sono stati conseguenti. Il fatto che Bolton li abbia nominati esplicitamente, secondo il Nyt, li “brucia” agli occhi di Maduro e li rende non più utilizzabili.

Anche se la rivelazione potrebbe essere una polpetta avvelenata: una mossa per seminare zizzania a Caracas.

Al di là del particolare, il quotidiano della Grande Mela fa notare la spaccatura tra Trump e i falchi: Bolton, Pompeo, il senatore Marco Rubio… tanti si sono spesi per Guaidò e hanno visto “frustrati i loro piani”.

Invece il presidente è “rimasto in silenzio”, rompendolo solo quando il golpe era fallito per attaccare Cuba per il suo sostegno a Caracas (supporto peraltro negata dalla Cia secondo il Nyt).

“Trump è entrato in carica respingendo le tendenze interventiste dei suoi predecessori – aggiunge il Nyt – e sul Venezuela ha reso meno dichiarazioni pubbliche dei suoi assistenti, che sui social media hanno trasformato il cambio di regime in una crociata“.

Interessante, en passant, che Trump abbia attaccato Cuba e non i russi, che pure aiutano il caudillo. Evidentemente nutre  ancora speranze in un rapporto meno conflittuale con Putin.

Altrettanto interessante appare il fatto che la Cnn abbia definito ciò che accadeva in Venezuela come un colpo di Stato, cosa che ha fatto infuriare Rubio (e non solo), che nei suoi twitt mischia la divulgazione del Verbo di Dio a strali contro Caracas.

Il golpe e la “repressione”

In realtà, ci sembra che la Cnn abbia fatto solo il suo dovere, dato che di tentativo di golpe si è trattato. A questo proposito, e a proposito della feroce dittatura venezuelana, va notato che in un altro Stato (Usa compresi) un esponente politico che avesse agito come Guaidò starebbe a marcire nelle patrie galere…

Né la repressione ha conosciuto i tragici numeri che i golpisti volevano provocare, dato che un eccidio da parte delle forze di Caracas avrebbe suscitato  riprovazione internazionale e innescato un’operazione militare Usa.

Certo, non si può dimenticare la carica di un veicolo militare su un gruppo di manifestanti, che ha causato una vittima (si spera che il responsabile venga punito), ma è episodio isolato e rimanda a immagini simili di operazioni di polizia contro manifestanti (es: ParigiFilippine o Stati Uniti).

Anche gli arresti, 109 secondo l’Ansa, sono meno consistenti di quelli conseguenti alle manifestazioni dei gilet gialli. Non si tratta di relativizzare alcunché, ma osservare che la repressione, tutto sommato, è stata frenata, soprattutto se si tiene presente la gravità dell’accaduto.

Interessante anche un altro particolare: nelle analisi mainstream si cita spesso la polizia segreta venezuelana, la sebin, come apparato responsabile di nefandezze varie.

Bene, è stata proprio la sebin a liberare il leader dell’opposizione Leopoldo Lopez. E il capo della sebin si è schierato con i rivoltosi, tanto che Maduro lo ha sostituito.

Insomma, i dirigenti dell’apparato che lo stesso Occidente considera più nefasto stavano con i golpisti… ironia intrinseca di certe narrazioni.

Golpe fallito, dunque, ma la tensione resta alta. Sperare in un dialogo inter-venezuelano è arduo data la polarizzazione e la spinta al regime-change proveniente dagli Usa. Ma è doveroso.

 

 

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