7 maggio 2019

Cina e Usa: il differenziale economico dato dalla guerra

di Andrea Filosa

Cina e Stati Uniti sono impegnate in una guerra commerciale senza precedenti. Combattuta a suon di tariffe protezionistiche: la lotta per il monopolio dell’economia globale tra i due colossi ha conseguenze dannose in tutto il mondo.

Da quando Trump ha dato il via allo scontro, aumentando le tariffe sulle merci cinesi importate negli Usa, la reazione della Cina non si è fatta attendere: ha risposto mettendo dazi sulle importazioni americane.

I contraccolpi della faida commerciale hanno cominciato a mietere le prime vittime l’estate scorsa: ad esempio la Bbc annota come diverse case automobilistiche e alcune aziende alimentari importanti sono state costrette ad aumentare i prezzi e a ridurre la produzione per mancanza di materie prime.

Sebbene la tensione si sia impennata dopo le recenti dichiarazioni di Trump che ha minacciato nuovi dazi contro le merci cinesi, i negoziati, iniziati a dicembre, proseguono. Da vedere se la scadenza di maggio per l’accordo finale, stabilita ab initio, sarà rispettata.

Ma secondo diversi analisti, un accordo commerciale difficilmente potrebbe appianare la situazione; sempre la Bbc riporta che la disputa tra i due “va ben oltre il commercio: rappresenta una lotta di potere tra due visioni del mondo molto diverse”.

All’origine della rivalità tra Cina e USA

Quando la Cina si aprì al commercio globale, la sua economia – così come la sua influenza nel mondo – crebbe talmente tanto e talmente in fretta da farla diventare la seconda potenza economica in poco più di dieci anni. Il tutto avveniva mentre Europa e Stati Uniti erano alle prese con gli effetti devastanti della Grande Recessione.

La rapida ascesa cinese ha destato preoccupazioni un po’ dovunque, ma mai come negli Stati Uniti che, desiderosi più che mai di mantenere lo status di potenza egemone nel mondo, si sono trovati a fare i conti con un rivale che, per la prima volta dal dopoguerra, sfidava la sua leadership economica.

Da qui l’origine del confronto, inaspritosi considerevolmente con l’avvento di Trump alla Casa Bianca; all’accusa alla Cina di condurre pratiche commerciali sleali – dal furto di proprietà intellettuale alla manipolazione di valuta – sono ben presto seguiti gli aumenti dei dazi sulle merci cinesi.

E molti a Pechino sospettano che la guerra commerciale sia un pretesto degli Stati Uniti per cercare di contenere la Cina, che con la recente iniziativa Belt and Road e il crescente progresso delle aziende tecnologiche (Huawei e Alibaba) mira a consacrare la propria egemonia in Europa e nel mondo.

Trump chiama Carter

Quello che è sicuro, è che Trump teme la Cina. Lo conferma una telefonata a Jimmy Carter, avvenuta a metà aprile. Trump ha espresso le sue preoccupazioni nei confronti del rivale cinese all’ex presidente che nel 1979 normalizzò le relazioni diplomatiche tra Cina e Usa.

Carter ha spiegato all’attuale presidente americano la causa principale del progresso cinese: la Cina non è coinvolta in guerre da 40 anni.

Infatti, mentre gli Stati Uniti hanno sperperato miliardi di dollari in spese militari, la Cina ha investito le sue risorse in tanti ambiti fuorché quello bellico.

“[L’America] è la nazione più agguerrita della storia” ha continuato Carter, ribadendo che “la Cina non ha sprecato un solo centesimo in guerre”.

Ha poi reso più chiaro il concetto: “la differenza sta nel fatto che se si prendono 3 trilioni di dollari e li si investono nelle infrastrutture americane, si avrebbero probabilmente 2 trilioni di dollari in più”.

“Potremmo permetterci ferrovie ad alta velocità, ponti che non crollano. Avremmo strade conservate in buono stato e un buon sistema di istruzione come quello della Corea del Sud o di Hong Kong”.

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