26 aprile 2019

Kim, Putin: la pace in Corea e il Trono di Spade

Il presidente della Corea del Nord , Kim Jong-un e il presidente russo Vladimir Putin al momento dello scambio di doni Kim Jong-un va da Putin e per diversi analisti è ingerenza indebita nel dialogo che il presidente nordcoreano ha intrapreso con Trump.

E si interrogano su una possibile sconfitta di quest’ultimo, che sarebbe stato scavalcato dal suo omologo russo, al quale si addebita di riempire i vuoti lasciati dagli Usa con il suo ritiro dal mondo (conseguenza della dottrina America First).

Il collasso del dialogo Usa – Corea del Nord

In realtà la visita avviene dopo il collasso del dialogo tra Corea del Nord e Stati Uniti di Hanoi, che può essere definitivo dato che gli annunci di una ripresa si scontrano con usati venti di contrasto, già causa del disastro vietnamita.

Sotto questo profilo, il significato del vertice russo sta tutto nello scambio di doni tra i due presidenti: Kim ha regalato a Putin una spada ricevendo in cambio una sciabola.

Si vis pacem para bellum (se vuoi la pace, prepara la guerra): è detto latino che si presta a interpretare questo scambio di lame da Trono di Spade.

Il fallimento (sempre più possibile) del dialogo Washington – Pyongyang, infatti, non è cosa che il leader nordcoreano può derubricare a occasione mancata.

Sa perfettamente che se l’iniziativa di Trump non va in porto, egli dovrà cedere alle pressioni dal Consigliere per la Sicurezza nazionale John Bolton abbracciando la sua opzione, cioè la guerra o sue aggressive varianti.

Un conflitto a rischio escalation sia nell’area del Pacifico (la Corea del Sud e il Giappone, che la Corea del Nord colpirebbe in reazione a un attacco) che a livello globale (la Cina affiancherebbe Kim contro gli Usa).

Da qui la richiesta di un’alleanza strategica con la Russia in funzione difensiva, che Putin ha accolto (con la sciabola).

Da ieri i piani di attacco a Pyongyang dovranno essere rivisti. Da ieri Trump potrà dire con più convinzione ai suoi bellicosi consiglieri che non c’è alternativa alla pace.

Putin, il facilitatore necessario

Con la sua mossa, Putin vuol favorire la pace tra Washington e Pyongyang, in risposta a una esplicita richiesta in tal senso di Trump (1) e come dimostrano alcuni particolari.

Anzitutto, come nota Ria Novosti, i due non hanno firmato nessun documento, né hanno fatto un comunicato finale congiunto o una conferenza stampa insieme.

Putin ha evidentemente fatto un passo indietro, intendendo lasciare la foto opportunity con Kim che potrebbe passare alla storia al suo omologo Usa. A lui il successo, da usare, del caso, nella prossima campagna presidenziale per ottenere l’agognato Trono di Spade.

Non solo, in conferenza stampa ha affermato che gli interessi russi e quelli americani sulla Corea del Nord in gran parte coincidono.

Spingendosi addirittura ad aprire alle richieste neocon, i quali hanno costretto Trump a chiedere a Kim la denuclearizzazione completa (che non era nelle corde del presidente, sul punto vedi Piccolenote).

Infatti, Putin ha affermato che i nordcoreani sono per una denuclearizzazione totale della penisola: “Tutto ciò di cui hanno bisogno – ha aggiunto – sono le garanzie sulla loro sicurezza nazionale”.

Garanzie difficili da offrire, dato che dovrebbero discendere da quel diritto internazionale che l’attuale amministrazione americana considera nullo se in conflitto con gli interessi Usa.

Ma è palese che esse siano simbolizzate dalla sciabola, ovvero dallo scudo protettivo russo.

Interessante un passaggio del citato articolo di Ria Novosti, che rivela come Kim abbia atteso un anno per accettare l’invito di Putin: evidentemente era fiducioso in Trump e non voleva offrire sponde agli avversari interni del presidente Usa, affetti da maccartismo di ritorno. Le cose sono cambiate.

Inoltre, Ria Novosti ricorda un particolare che rende il vertice ancor più significativo: ai tempi dell’Unione sovietica il partner privilegiato di Pyongyang era Mosca e non Pechino. Una ritrovata vicinanza, dunque, come dimostra l’invito rivolto a Putin di visitare la Corea del Nord, subito accettato (Figaro).

Conclude Ria Novosti: “C’è un’opinione secondo cui l’unico che può veramente influenzare il leader nordcoreano è Xi Jinping, presidente della Repubblica popolare cinese. A proposito, dopo Vladivostok, Putin si è diretto a Pechino”.

Oggi, infatti, si è tenuto il vertice tra i due imperatori d’Oriente. Con Xi Jinping che ha detto a Putin “Sei il mio migliore amico”. Ci torneremo.

(1) In una conferenza stampa successiva al vertice russo, Trump ha dichiarato di aver “apprezzato” il sostegno di Putin sul dossier nordcoreano (Reuters). 

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