23 aprile 2019

Sri Lanka: bombardamento in cerca d'autore

La settimana santa, iniziata con l’incendio (non doloso) di Notre Dame è finita con le bombe alle chiese dello Sri Lanka. In une delle ultime note avevamo accennato come il fumo levatosi dalla Cattedrale di Notre Dame fosse “di nefasto auspicio, per la Chiesa, in particolare, ma anche per il mondo” (Piccolenote). Così ci ritroviamo oggi a commentare un’oscurità presagita.

Non un vanto, semplice registrazione della banalità del male – come da titolo del noto libro della Arendt -, il quale ha coazione a ripetersi in modalità diverse ma sempre uguale a se stesso.

Attacco alla Chiesa, dunque, nel giorno di Pasqua. Non alla chiesa particolare, quella dello Sri Lanka (che piange le sue, nostre, vittime), ma a quella universale, dato che globale è la rete che ha ucciso e globale è il suo obiettivo.

Ma anche un attacco all’ordine del mondo, almeno a certo ordine del mondo, in favore del caos al quale i signori del Terrore sono consegnati. Da qui l’attacco a turisti d’Occidente, che ha anche conferito maggior pubblicità alla strage.

L’attacco non è stato rivendicato a lungo. Così si è dibattuto sulle problematiche locali, le tensioni interne che al tempo hanno causato in questa isola lontana una delle più feroci guerre per procura del mondo.

Problematiche che pure esistono, ma di ordine secondario. Si è dibattuto anche sugli ignorati, reiterati, allarmi giunti nei giorni antecedenti, i quali indicavano anche i colpevoli, un gruppo estremista denominato National Thowheed Jamath.

Avvisi incredibilmente sottovalutati nonostante l’insistenza. Roba da romanzo criminale. Il National Thowheed Jamath è ora accusata del misfatto, anche se con certa prudenza, data la risibilità del caso: finora il gruppo si è limitato a vandalizzare qualche statua buddista.

Davvero arduo pensare possa aver compiuto un’azione tanto sofisticata, con sei esplosioni in contemporanea e altre due in micidiale successione.

La strage presuppone un alto livello di intelligence. Tanto che, per sostenere l’insostenibile, si è dovuto allargare il tiro: il gruppo locale sarebbe stato solo il terminale di una rete globale.

Resta la bizzarria di un’organizzazione tanto sofisticata che per eseguire un attentato di tale portata si affida a una banda di cialtroni facinorosi. Arduo crederlo, ma tant’è: tale la narrazione ufficiale.

Per quanto riguarda le menti vere e proprie si naviga a vista, dato che l’Isis conta 32 affiliati in Sri Lanka: conteggio preciso che indica un monitoraggio accurato (anche se pone domande sul fatto che tale manipolo non conosca le patrie galere).

Detto questo, postuma e quindi alquanto incredibile nonostante l’accreditamento, è arrivata la rivendicazione dell’Isis. Usa a rivendicare un po’ di tutto, colpisce che non si sia precipitata a farlo nell’occasione, anche se farina del sacco altrui.

Segno che nell’Agenzia del Terrore c’è dibattito, che può essere spiegato con il senso di tale Agenzia per i neocon e per le loro guerre infinite, così preziose alla loro causa (dato che generano caos).

I neocon ad oggi stanno puntando tutto sulla rielezione di Trump, che pur essendo loro ostile è preferibile agli attuali democratici.

Da qui il dubbio per l’Isis di rovinare la festa ai loro acerrimi quanto necessari nemici, dato che solo alcuni giorni fa l’America ha annunciato la vittoria sull’Agenzia del Terrore in Siria.

La lunga assenza di un colpevole ha generato panico nel mondo e nei potenti, dato che tale vuoto non è accettabile in un pianeta consegnato alla narrazione.

Pompeo

Così a spezzare l’attesa, e prima della postuma rivendicazione  dell‘Isis, è giunta la rivendicazione di Mike Pompeo, che a nome dell’amministrazione Usa ha addossato l’eccidio a radicali islamici. Accusa generica, ma che consentiva di alimentare le narrazioni di cui sopra.

Va ricordato, en passant, che il dolore di Pompeo stride un pochino con il fatto che radicali islamici siano di fatto alleati degli Usa in Yemen (fonte Cnn), guerra che in questi giorni il Congresso Usa ha provato a chiudere infrangendosi contro il veto presidenziale; o che gli Usa e i loro alleati  impediscano a siriani e russi di attaccare i radicali islamici incistati a Idlib. E così via.

Come stride il fatto che, ancora caldi i corpi delle vittime, Trump abbia stretto ancora di più la morsa contro l’Iran, nemico giurato dei radicali islamici di marca jihadista (vedi Financial Times – Piccole Note).

Un mondo impazzito produce mostri. Banalità del Male, appunto. Quel Male che, dopo l’incendio (non doloso) di Notre Dame, si è manifestato in tutta la sua crudeltà il giorno in cui la Chiesa fa memoria della vittoria di Gesù. Quella vittoria per cui il tempo si è fatto breve. Da qui la fretta e quindi un di più di ferocia.

Ps. Oggi giornata movimentata in altro luogo caro ai cristiani. Un pazzo, a Lourdes, ha preso in ostaggio due persone e sparato all’intorno. Pagina di cronaca nera finita bene, per fortuna. Non c’entra con la nota in questione, ma certa suggestione c’è.

Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterShare on LinkedInPrint this page