8 aprile

Rivlin: La campagna elettorale ci ha riempiti di paura

RIVLINQuesta “campagna elettorale ci ha riempiti di paura”. Così Yedioth Ahronoth sintetizza, nel titolo, le parole del presidente israeliano Reuven Rivlin a una commemorazione di Amos Oz, il celebre scrittore ebreo, punto di riferimento di quanti hanno sperato e ancora sperano in una pace tra israeliani e palestinesi.

“Troppi film, troppe parole e troppi documenti ci hanno riempito di un sentimento di paura: paura gli uni degli altri, paura del futuro. Da tutto questo penso che possiamo imparare che anche se siamo sovrani, il nostro senso della sovranità non si è assolutamente fissato”.

“Vorrei dire alcune parole sulla differenza tra sovranità e comprensione della sovranità – ha aggiunto -. L’esistenza della sovranità non è sufficiente quando c’è isolamento. Per dimostrare la nostra sovranità ci sforziamo di eliminare i nemici. E ciò per dimostrare la nostra sovranità a noi stessi, anche quando non ce n’è alcun bisogno”.

Parole come pietre, alle quali ha aggiunto l’auspicio che il prossimo governo, qualsiasi esso sia, possa ricomporre questo quadro.

Campagna elettorale durissima, dunque, che sembra destinata a essere appannaggio della destra, come illustra in maniera intelligente un articolo di Haaretz, che spiega come seppure prosegua il testa a testa tra Benjamin Netanyahu e Benny Gantz, ciò è solo una variabile del quadro elettorale.

La composizione di un governo è altra cosa e dipende da alleanze con altri partiti che vedono Gantz, a meno di errori clamorosi di tutti i sondaggi, in netto svantaggio rispetto al suo avversario, potendo contare sull’appoggio di poche forze politiche.

Detto questo, c’è una forte competizione anche a destra, con Netanyahu impegnato a ridimensionare la destra radicale di Naftali Bennet, che abbandonando il suo ultimo governo per navigare da sola, si è dimostrata inaffidabile agli occhi del premier.

Bennet-netanyahu

Peraltro Netanyahu può giovarsi di un ulteriore regalo di Trump: dopo il riconoscimento della sovranità israeliana sul Golan, il presidente americano ha annunciato che inserirà le Guardie rivoluzionarie iraniane nella lista nera dei terroristi.

Decisione che il premier israeliano ha rivendicato come risposta a una sua specifica richiesta, cosa peraltro più che veritiera.

Un’iniziativa che rischia di aumentare, e di molto, la conflittualità regionale. Da quando la decisione sarà operativa, i Guardiani della rivoluzione saranno legittimi target di operazioni belliche, mirate e non. Si apre il vaso di Pandora.

Detto questo, se Netanyahu fosse stato certo di vincere, non avrebbe sentito il bisogno di quest’ultimo aiutino di Trump, giunto praticamente all’apertura delle urne. Vedremo.

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