2 aprile

Le elezioni europee: variabile attesa per il governo d'Italia

SALVINI-DIMAIO-ZINGARETTILa politica italiana è a un bivio. Si rincorrono dubbi se dopo le elezioni europee il governo terrà o è destinato a cadere.

La tentazione Salvini e l’Opa di Bannon

Analisti e politici parlano ormai apertamente di un Matteo Salvini tentato dall’ipotesi di un governo di Centrodestra.

Anche sull’altra sponda ci si interpella su una possibile convergenza tra movimento Cinque stelle e partito Democratico, che poi era la proposta da Roberto Fico all’indomani delle ultime elezioni (rifiutata dal ridimensionato Matteo Renzi).

Da qui anche l’importanza delle prossime elezioni europee per il Paese. Segnali e schermaglie abbondano.

La Lega, non più Nord ma nazionale come ha dimostrato l’ultima elezione lucana, necessita, del caso, di un partito di centro che si avvicini o superi il dieci per cento.

Infatti, come ben sa Salvini, non può raggiungere la maggioranza assoluta da sola. La destra può crescere, certo, ed è significativa in tal senso l’Opa di Steve Bannon verso Fratelli d’Italia, accolta con ovvio favore da Giorgia Meloni.

Significativo anche perché Bannon fu il primo a immaginare un governo gialloverde. Evidentemente sta immaginando nuovi assetti.

Detto questo Fratelli d’Italia potrebbe non bastare, dato che il leader della Lega sta drenando proprio l’elettorato cui fa rifermento tale partito. Da qui la necessità di Silvio Berlusconi, che in quella che forse sarà la sua ultima corsa significativa, potrebbe apportare il “quid” mancante.

Di convergenze ipotetiche e di cose più effimere

Dall’altra parte la convergenza movimento Cinque stelle – partito Democratico ha tante criticità di realizzazione e per di più ambedue le forze politiche soffrono di un decremento di consenso, almeno a stare alle ultime elezioni.(anche se l’entrata in vigore del reddito di cittadinanza e la leadership di Nicola Zingaretti potrebbero frenare o invertire la tendenza).

Problematica l’adesione a questa ipotetica convergenza del partito di Emma Bonino, +Europa, che ora naviga in solitaria, stante che l’esplicito appoggio, anche finanziario, dello speculatore George Soros  può risultare divisivo.

BONINO-SOROS

E dato anche il suo carattere precipuamente europeo, che potrebbe minarne la presa in eventuali elezioni italiche (da ricordare l’effimero exploit del ’99 in cui la lista Bonino prese l’8.5%).

Ma gli scenari futuri restano tutti da scrivere. L’unico che naviga in acque più che tranquille è Matteo Salvini, al quale va riconosciuto, a prescindere da considerazioni in merito, il talento comunicativo.

Ricorda, in questo, l’altro Matteo, quel Renzi che al suo primo apparire si palesò comunicatore eccelso.

I due Matteo hanno un altro bizzarro trat d’union, quel Denis Verdini che ha cresciuto Renzi e la cui figlia è ora fidanzata con il leader leghista.

La sinistra bancaria e i sovranismi mascherati

Al di là di frequentazioni e romanticismi, privati o pubblici che siano, e degli scenari futuri, appaiono interessanti le dichiarazioni di Federico Rampini: «Non vedo un futuro per la sinistra italiana se si ostinerà a essere il partito dei mercati finanziari e dei governi stranieri, in nome di un europeismo beffato proprio da tedeschi e francesi».

I due Paesi citati, infatti, spiega Rampini, nelle sedi che contano antepongono gli interessi nazionali a quelli continentali. Sovranismi mascherati, dunque.

Un cenno interessante, anche perché si tratta di una delle penne di punta della Repubblica, quotidiano che in questi anni ha partecipato attivamente a consegnare la sinistra a tale infausta prospettiva.

L’accenno fa intravedere un altro possibile fronte di controversia, interno alla sinistra che, ridimensionato Renzi, potrebbe riaprirsi a prospettive erose da decenni e proprie della sinistra tradizionale, nonché ancora attuali nei Paesi anglosassoni (Sanders, Corbyn). Ma il condizionale è d’obbligo.

Momento comunque di interesse, dato che il panorama politico presenta variabili nuove e da seguire. Futuro incerto e incognite, anche oscure, tante.

Resta comunque la possibilità, seppur residuale, di una tenuta dell’attuale governo di compromesso, dato spesso e invano per finito in questi pochi mesi di vita. D’altronde era ovvio che alle elezioni europee si arrivasse con tale assetto. Vedremo.

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