30 marzo 2019

Trump: sul Venezuela potrei parlare con Putin e Xi Jinping

Venezuela (nella foto Trump e Putin)

Parlerò con “molte persone” sul Venezuela, a un “certo punto”, “forse anche con il presidente Putin e con il presidente della Cina Xi Jinpng”. Così ieri Donald Trump interpellato sulla crisi che attanaglia il Paese latinoamericano.

Cenno fugace, ma più che significativo, quello del presidente degli Stati Uniti: segnala che l’esito positivo dell’inchiesta sul Russiagate gli offre una nuova libertà di azione e di manovra.

Gli sarebbe stato semplicemente impossibile fare un tale cenno in precedenza, dato che avrebbe confermato la narrativa della sua collusione coi russi.

E che segue quanto detto a Foxnews, segnalato in altra nota (Piccolenote), quando ha affermato che gli Stati Uniti avrebbero potuto avere “grandi relazioni” con le due potenze globali se non fosse stato per quell’inchiesta.

Una disposizione che va ad attutire le dure esternazioni precedenti, nell’ultima delle quali Trump ha intimato alla Russia di ritirare il piccolo contingente inviato a Caracas in sostegno di Nicolás Maduro, che la sua amministrazione sta cercando di scalzare in favore dell’autoproclamato presidente Juan Guaidò.

Da capire quel riferimento temporale: “a un certo punto”. L’amministrazione Usa ha ribadito più volte che “tutte le opzioni sono sul tavolo”, che rimanda alla possibilità di un intervento diretto in Venezuela.

E però le parole di Trump sembrano escludere tale sviluppo: appaiono piuttosto un’apertura a una soluzione negoziale della crisi.

Da ricercarsi con Pechino e Mosca, che hanno grandi interessi nel Paese, peraltro gli stessi degli Stati Uniti (ogni riferimento al petrolio non è affatto casuale).

D’altronde la crisi venezuelana è diventata globale, come dimostra la divisione del mondo tra sostenitori di Guaidò e di Maduro. E una crisi globale necessita una soluzione globale.

Peraltro, la dichiarazione segue l’incontro di metà marzo tra l’inviato per il Venezuela  Elliot Abrams e il vicepresidente russo Sergei Ryabkov, avvenuto a Roma, che aveva aperto uno spiraglio per una trattativa (Piccolenote).

Ma, al di là delle distanze, che tali sono rimaste (come da dichiarazioni successive dei due convenuti), è possibile che in quella sede sia stato individuato qualche punto sul quale sviluppare un qualche dialogo.

Vedremo. Sono tante le variabili in gioco in questa crisi. E la possibilità di sviluppi catastrofici resta alta.

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