29 marzo 2019

Il gioco di prestigio di Trump rilancia la "pax" coreana

Matteo Guenci
trump e Kim Jong-un
Nonostante l’apparente fallimento del summit tra Donald Trump e Kim Jong-Un del 28 febbraio, è notizia di oggi l’annuncio di un incontro (fissato per l’11 aprile alla Casa Bianca) tra il presidente americano e il leader della Corea del Sud, Moon Jae-In, per discutere degli ultimi sviluppi riguardo la Corea del Nord.

Ma la notizia non giunge imprevista, almeno per chi ha seguito la Reuters, che da tempo riporta notizie che fanno sperare che possa trovarsi un qualche accordo tra Trump e Kim.

il primo lancio in tal senso è del 7 marzo, quando Reuters dà la notizia di un documentario diffuso dalla Corea del Nord che mostrava i due protagonisti del vertice in atteggiamenti amichevoli, con scambi di sorrisi, strette di mano e con aggiunta di promesse di “sedersi faccia a faccia più spesso” per continuare “un dialogo costruttivo”.

Tutt’altro da una narrativa che ha visto il vertice chiudersi con una rottura traumatica delle relazioni. Più recenti segnali positivi sono del 22 marzo, quando Donald Trump ha pubblicato un tweet in piena controtendenza rispetto agli attriti tra Stati Uniti e Corea del Nord.

Attriti alimentati da tempo anche dalla morte di Otto Warmbier, studente statunitense imprigionato in Nord Corea dal gennaio 2016 al giugno 2017 per il reato di “danni ostili”contro Pyongyang.

il Segretario di Stato Mike Pompeo, interpellato mercoledì 20 marzo sulla responsabilità del governo coreano riguardo il decesso, si è rifiutato di puntare il dito contro Kim, avallando quanto affermato al tempo da Trump (Washington Post).

Controversie da tweet

Oggetto del tweet l’annuncio della decisione di non imporre nuove sanzioni contro Pyongyang.

Un cinguettio che ha generato confusione, tanto che media, politici ed esperti hanno pensato che Trump si riferisse alle precedenti, ultime, sanzioni, varate quasi un anno fa ed entrate in vigore poco dopo il fallimento del summit di Hanoi, che avevano serrato ancora di più la stretta su Pyongyang.

L’amministrazione Trump, interrogata sul senso del tweet, non ha fornito spiegazioni per ben 5 ore.

Sorprendenti, infine, le parole della portavoce della Casa Bianca Sarah Sanders, la quale ha spiegato che “il presidente Trump ama il presidente Kim e non pensa che queste sanzioni siano necessarie”, senza specificare di quali sanzioni stesse parlando.

Una fonte anonima interna all’amministrazione Trump, riporta Reuters, ha dichiarato che il tweet del presidente americano non aveva nulla a che fare con le sanzioni precedentemente imposte, ma piuttosto faceva riferimento alla decisione di non voler applicare ulteriori restrizioni su larga scala alla Corea del Nord.

Harry Kazianis del Conservative center for the national interest, riporta Reuters, ha dichiarato che il tweet di Donald Trump potrebbe “essere stato un tentativo per indurre la Corea del Nord a cambiare idea” rispetto all’irrigidimento post summit: uno sforzo volto a disinnescare le crescenti tensioni tra i due Stati.

L’indipendenza di Trump

La mossa del presidente Trump è stata una dimostrazione di indipendenza verso la sua stessa amministrazione e la confusione creata, a vari livelli, sembra voluta: un gioco di prestigio del presidente per superare le opposizioni interne.

Pare che la manovra abbia avuto successo. La Corea del Nord, infatti, che si era ritirata dall’organo di collegamento inter-coreano, è tornata suoi suoi passi.

Nello scacchiere dei rapporti internazionali pare che ci sia quindi ancora speranza per accordi mirati alla salvaguardia della pace nell’area, il tutto grazie alla scelta intrapresa dal presidente Trump.

Sfondo agli accordi internazionali

Scelta dall’etica più che condivisibile, vista anche la gravosa situazione di Pyonyang, afflitta da carenze di scorte alimentari da più di un decennio.

L’anno scorso, a complicare la situazione, un’ondata di calore prolungata, insieme a tifoni e inondazioni, hanno fatto calare di un ulteriore 9% il raccolto.

Ciò ha lasciato circa 3.8 milioni di persone con un urgente bisogno di assistenza umanitaria secondo Tapan Mishra, coordinatore delle Nazioni unite residente in Corea del Nord.

Tecnicamente le attività umanitarie sono esenti dalle sanzioni ONU, ha aggiunto Tapan Mishra, ma, a causa delle rigide interpretazioni dei divieti sulle transazioni bancarie e sui convogli via mare, l’aiuto umanitario verso Pyongyang  si è quasi fermato.

Da qui l’urgenza per Pyongyang di una pace che dia sollievo. E la necessità di trovare in fretta una risposta dalla controparte americana.

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