29 marzo

Trump e il nuovo ordine mondiale con Cina e Russia

PUTIN-XI-JINPING-TRUMPGli Stati Uniti avrebbero potuto avere “grandi relazioni” con Cina e Russia, ma il Russiagate ha gettato una luce sinistra sulle nostre intenzioni, vanificando la possibilità. Così Trump in un’intervista alla Fox.

Un’intervista ad ampio respiro, rilasciata subito dopo esser stato scagionato dal Russiagate.

La guerra del mondo, in fondo, è tutta qui. Se cioè si può trovare un’intesa tra Cina, Russia e Stati Uniti o rimanere nell’attuale caos determinato dal binomio  Guerra infinita – Terrore infinito, che consegna il potere globale ai neocon.

Ritorno al ’78

Il cenno di Trump, come scrive anche Franco Venturini sull’editoriale del Corriere della sera di oggi, rilancia quell’ipotesi dopo la fine dell’inchiesta che ha tenuto il mondo col fiato sospeso.

Ma il cronista del giornale di via Solferino sembra spaventato da tale sviluppo, perché il “nuovo ordine” concordato tra le tre superpotenze isolerebbe l’Europa.

Da qui la necessità di sconfiggere il populismo europeo, che sul punto avrebbe una pericolosa “intelligenza” col nemico.

In realtà la comunità europea nasceva proprio con la missione di far da ponte tra Est e Ovest. Tanto che il compromesso storico avrebbe dovuto portare a complimento quella missione, innescando un processo riformista in Unione Sovietica e aprendola al mondo.

moro-belinguerIl destino di Aldo Moro, che segnò la fine di quella stagione politica, è noto. In altro articolo abbiamo accennato come quel tragico ’78, che vide l’Italia al centro della geopolitica globale, segnò l’inizio di una nuova stagione del mondo, funesta, quella del neoliberismo e dei neoconservatori (Piccolenote).

Una presa di potere progressiva, quella del nuovo potere, che conseguì il primato globale dopo l’attentato dell’11 settembre.

Oggi si torna a quel’ipotesi di distensione Est-Ovest, anche se il mondo è del tutto diverso. C’è la Cina, che allora era marginale e asiatica. E ci sono Trump e Putin a capo di Usa e Russia e non leader avulsi se non avversi a tale processo distensivo.

L’Europa non margine, ma crocevia

A fronte della nuova prospettiva, l’articolo di Venturini si presta a equivoci, come se l’Europa dovesse essere un baluardo oppositivo a un’evoluzione che la vedrebbe emarginata.

In realtà tale distensione va nella direzione che i padri fondatori della Comunità europea, oggi Unione, volevano imprimere al mondo. Con l’Europa come ponte tra distanti.

E la nuova prospettiva è l’antica, dove l’Europa non è affatto marginale, ma crocevia obbligato dei nuovi rapporti tra Oriente e Occidente. Un’Europa non più cliente degli Stati Uniti, ma con possibilità di dialogo verso tre diverse direttrici.

Certo, deve restare unita, anche se una riforma che la riporti ai suoi fondamenti democratici, altri dall’attuale deriva elitaria, appare più che necessaria.

Una prospettiva neanche presa in considerazione da quanti bollano richieste in tal senso, pur se mal poste, come mero populismo che non merita alcuna interlocuzione.

Non perché il nuovo ordine mondiale necessiti di un tale ritorno alla democrazia, ché anzi il Vecchio continente può interloquire con il “nuovo ordine” anche tramite élite.

Ma perché, al di là delle (tradite) legittime aspirazioni dei cittadini europei, serve al mondo che la culla della democrazia resti tale, dato che appartiene al nostro patrimonio ed è una ricchezza che altri non hanno. Ben più importante di altre.

Ma al di là dello scontro che sconquassa l’Europa, il cui esito si vedrà alle elezioni europee, resta da vedere se Trump riuscirà nello scopo. Tante le forze ostative. Ma anche tante le forze che, dall’esterno, concorrono a favore (vedi Piccolenote).

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