22 marzo 2019

La bomba del Golan sulle elezioni israeliane

BANDIERE-USA-ISRAELE-TRUMPTrump annuncia che è “arrivato il momento di riconoscere la sovranità di Israele sul Golan” che Tel Aviv occupa dalla fine della guerra dello Yom Kippur (’74). Un regalo per Netanyahu che parla di passo “storico”.

Questi può così offrire agli elettori israeliani, chiamati al voto in aprile, un’altra vittoria diplomatica, dopo il riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele da parte degli Usa.

Un Golan in regalo

Un regalo non del tutto disinteressato: se Netanyahu perde le elezioni del prossimo aprile Trump si priverebbe di un sponsor forse decisivo per le presidenziali del 2020, dato che il premier israeliano risultò tale alle presidenziali precedenti.

Non che i due siano in piena sintonia. La decisione di Trump di disimpegnare l’America dal Medio oriente e le sue aperture a Mosca suscitano disagio nel premier israeliano.

Ma in entrambi i casi Netanyahu ha visto con soddisfazione il lavoro di contenimento svolto dal Consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton.

Sintonia nelle distanze, dunque, che ora vedono uno sviluppo a rischio, dato che tanti Paesi arabi hanno espresso la loro disapprovazione, mentre la Russia ha parlato di possibile “destabilizzazione del Medio oriente”.

Neanche la Ue ha seguito Trump, ma l’inquilino della Casa Bianca è abituato a giocare da solo.

La fretta di Trump

Haaretz si interroga sul perché di un annuncio affrettato, dato che lunedì prossimo il premier israeliano sarà a Washington, location molto più adatta allo scopo.

E lo spiega con le crescenti preoccupazioni di Netanyahu per le incriminazioni sulle quali si deve esprimere la Corte Suprema, alle quali si è aggiunto lo scandalo di un indebito passaggio di soldi per l’acquisto di alcuni sottomarini.

Tanto che Haaretz fa notare “i tratti pallidi e preoccupati del viso di Netanyahu alla conferenza stampa di mercoledì” scorso.

Da qui, sempre secondo, Haaretz, il pronto aiutino americano, che commenta in maniera definitiva: “Il riconoscimento della sovranità israeliana sulle alture del Golan è un gesto politico perfetto per Netanyahu […]. Oggi vi è un consenso quasi unanime tra gli israeliani sul fatto che Israele non dovrebbe giammai rinunciare al proprio controllo sulle alture strategiche”.

“Certamente non dopo otto anni di guerra in Siria, durante i quali Iran e Hezbollah si sono trincerati sul confine settentrionale di Israele. I rivali politici di Netanyahu non hanno altra scelta che elogiare Trump per aver aiutato la campagna del Likud; qualsiasi altra cosa sarebbe antipatriottica”.

I guai di Gantz

Mossa che potrebbe risultare vincente, dunque. Anche perché il suo più pericoloso rivale, Benny Gantz, è alle prese con lo scandalo che riguarda l’hackeraggio del suo telefono, che lo sta mettendo in crisi.

Perché la narrazione vorrebbe sia opera degli iraniani che avrebbero così di che ricattarlo. Gantz ha negato che l’azione possa aver dato al “nemico” materiale sensibile. Ma anche i suoi non possono non chiedersi se sia saggio far diventare primo ministro di Israele un uomo che ha tale marchio di infamia addosso.

GEN-GANTZ

Quando dovrà prendere decisioni riguardanti l’Iran il fattaccio verrebbe ricordato, con conseguenti domande sulla libertà del suo agire.

Criticità vera, che rischia di azzopparlo. Sul punto Gantz ha chiesto un’indagine, dato che lui e i suoi sono convinti che il sabotaggio sia opera piuttosto dei loro avversari politici.

Battaglia all’ultimo sangue, dunque, in vista del voto del 9 aprile, sulla quale è caduta la “bomba” Golan sganciata da Trump.

Si poteva evitare, dato che l’occupazione del Golan è, al di là della sua legittimità, ormai irreversibile. La formalizzazione unilaterale dell’acquisizione è tanto inutile quanto dannosa. Solo propaganda elettorale. Ad alto rischio. Ci torneremo.

Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterShare on LinkedInPrint this page