21 marzo 2019

Proteste Algeria: una nuova primavera araba?

di Andrea Filosa

Algeria, manifestanti.Venerdì scorso centinaia di migliaia di dimostranti si sono riversati per le strade di Algeri, in quella che si stima sia stata la più grande manifestazione dall’inizio dei dissensi in Algeria.

Le folle – scese anche nelle piazze di Orano, Bejaia, Batna e altre città algerine – hanno manifestato pacificamente chiedendo le immediate dimissioni del presidente ottantaduenne Abdelaziz Bouteflika.

Malgrado la rinuncia del Capo di Stato algerino a concorrere per un altro mandato – il quinto consecutivo dalle elezioni del 1999 – l’annunciato rinvio delle elezioni presidenziali non ha placato le proteste.

Infatti, nonostante la fine dell’incarico di Bouteflika sia previsto per il 28 aprile, il rinvio fa sì che il sistema di potere attuale si perpetui fino al termine di un processo costituente da concordarsi con le opposizioni.

L’interferenza francese

Tra i numerosi manifesti e striscioni esposti dai cortei, molti slogan critici sull’ingerenza francese. Tra i più significativi: “Sono le persone che scelgono, non la Francia.

Non a caso, a seguito della rinuncia di Bouteflika sono arrivate le dichiarazioni controverse del presidente Emmanuel Macron. Il Capo di Stato francese ha infatti dichiarato in conferenza stampa di aver accolto “con favore” la decisione del presidente algerino, chiedendo “una transizione di ragionevole durata“.

A sostegno del movimento di protesta altre personalità francesi di spicco: l’economista ed ex braccio destro di Mitterand,  Jacques Attali, ed il noto intellettuale Bernard Henri Levy, celebre per aver sostenuto gran parte delle rivolte arabe benedette dall’occidente.

Bernard Henry Levy

Bernard Henry Levy

La risposta algerina

Le dichiarazioni di Levy sono state pesantemente criticate da “Algerie Patriotique“. Il media filo-governativo ha definito l’intellettuale francese un “guerrafondaio”, ricordando il suo sostegno ai bombardamenti di Tripoli del 2011, e “liberatore della Libia”, ironica allusione all’attuale caos libico.

Rammentando, inoltre, il ruolo della Francia nella tormentata storia algerina, gli rimprovera i “toni paternalistici”, da “colonizzatore civilizzato che dà consigli a indigeni immaturi”.

Peraltro, i media governativi hanno ribadito che “qualsiasi tentativo delle capitali occidentali o arabe di influenzare il corso degli eventi in Algeria è inutile”.

Un’accusa non casuale, dato che fonti arabe (riferisce ancora Algerie patriotique) denunciano un asse tra Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Francia: parrebbe che i tre paesi stiano stilando un piano per guidare una transizione del governo algerino.

Considererebbero addirittura, secondo le stesse fonti, l’invio di emissari per mediare tra le autorità politiche algerine e i leader del movimento di protesta.

A complicare ulteriormente la situazione, l’appello di Wajdi Ghanim, membro della Fratellanza musulmana, che dalla Turchia, con un video pubblicato in rete, ha esortato i musulmani algerini a prendere il potere con la forza e imporre la sharia. Il predicatore ha però riscosso polemiche e insulti da parte degli utenti algerini.

La preoccupazione russa

Alla luce di tali avvenimenti, in occasione della sua visita a Mosca il vice primo ministro algerino Ramtane Lamamra è stato messo in guardia dal ministro degli esteri russo Sergei Lavrov sui “continui tentativi” di destabilizzare il paese.

L’Algeria rimase relativamente intatta quando le insurrezioni della “primavera araba” spazzarono via gli autocrati del mondo arabo.

Bouteflika e i militari riuscirono a evitare grandi disordini spendendo le entrate petrolifere su programmi popolari, come la distribuzione di prestiti a basso interesse e alloggi.

Lavrov si è quindi detto “molto preoccupato” per le proteste che da più di un mese agitano l’Algeria, alleato storico della Russia e al giorno d’oggi uno degli stati africani più ricchi di giacimenti di gas e petrolio.

Ciononostante, a seguito di quanto dichiarato da Lamamra, il capo della diplomazia russa ha affermato che il suo paese sostiene il governo di Algeri.

Il vice primo ministro algerino ha infatti ribadito la decisione di Bouteflika di consegnare il potere a un presidente eletto, stabilendo, inoltre, che alle opposizioni sarà permesso di prendere parte al gabinetto che supervisionerà le elezioni.

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