18 marzo

La violenza dei gilet gialli e i sospetti incrociati

MANIFESTAZIONE-PARIGI

La Francia in fiamme dopo l’ennesima giornata di protesta dei gilet gialli, che hanno invaso il centro di Parigi devastando le Champs Elysées.

I saccheggi a negozi famosi e banche, l’incendio di alcune edicole e a di altri edifici hanno indignato e spaventato la Francia, inviando messaggi inquietanti al mondo intero.

I gilet gialli non erano mai stati tanto violenti. E certe azioni, come appunto l’incendio di edicole – che colpisce lavoratori non proprio ricchi – come anche i furti, che gettano discredito su una protesta nata per rivendicare dei diritti.

Le autorità asseriscono di aver sottovalutato la minaccia. D’altronde c’è unanime convergenza sul fatto che la strategia di contenimento della frangia radicale dei gilet gialli sia stata errata.

Tanti, troppi gli sbagli che hanno permesso alla violenza di dilagare, indisturbata, per ore.

Tanto che non sono mancati sospetti su un doppio gioco del governo, che avrebbe lasciato fare i violenti per macchiare in maniera indelebile il movimento che lo sta mettendo in seria crisi.

Anne-Hidalgo

Anne Hidalgo

È la domanda che pone Jerome Rodrigues, uno dei capi della protesta. E che, implicitamente, ha posto Marine Le Pen, mentre il sindaco di Parigi, Anne Hidalgo, ha detto che esige “spiegazioni” sull’inefficienza della polizia.

Ma non manca chi, all’interno del movimento, giustifica tali violenze. Di certo si avrà un giro di vite, come annunciato dal governo.

Resta da capire se all’orizzonte ci sia il divieto assoluto per i gilet gialli di manifestare, richiesto da alcuni esponenti politici, ma evidentemente impossibile a meno di porre fine alla democrazia francese.

Criticità da seguire, non finisce qui.

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