15 marzo 2019

Elizabeth Warren dichiara guerra alle big della tecnologia

Il monopolio socio-economico, oramai consolidato, delle grandi aziende tecnologiche come Google, Facebook e Amazon rischia di affrontare una minaccia proveniente dai candidati del partito democratico alle prossime presidenziali USA.

Elizabeth Warren, senatrice e candidata alle presidenziali, venerdì scorso ha dichiarato guerra, riporta il Washington Post, allo strapotere economico acquisito dai big della silicon valley.

Iniziativa che potrebbe fare da apripista per altri candidati democratici. “Non credo che questa sarà una proposta fuori dagli schemi nel 2020” dichiara infatti Rob Atkinson, presidente della Information Technology and Innovation Fondation.

Piano d’attacco

La promessa della Warren, in caso di vittoria alle presidenziali, si divide in due punti: nominare “un’autorità di regolamentazione volta a invertire fusioni tecnologiche illegali e anticoncorrenziali” ed emanare una legislazione in grado di individuare i servizi chiave di queste società per limitarne l’attività a tali servizi.

Ad esempio, nel caso di Amazon, tale legislazione potrebbe vietare alla società di Bezos di usufruire della sua stessa piattaforma di e-commerce per vendere e promuovere prodotti propri, in modo da incentivare la concorrenza fino ad ora sottoposta al giogo delle svantaggiose condizioni contrattuali proposte dalla sua società.

Secondo la senatrice i giganti tecnologici hanno “troppo potere sulla nostra economia, sulla nostra società e sulla nostra democrazia ” riporta il Post.

Alcune delle dichiarazioni della Warren erano state postate sul suo profilo Facebook, una tra le tante campagne pubblicitarie per la sua candidatura alle presidenziali. Il post è stato cancellato, come riferito da Politico.

Un portavoce di Facebook ha motivato la rimozione spiegando che il post violava le regole riguardanti l’utilizzo del logo della società. La pubblicità, infatti, mostrava il logo della compagnia in una nuvoletta di dialogo tipica dei fumetti. Una inezia.

Forse consapevoli della gaffe, Facebook ha poi ripristinato tale post per il bene di un “sano dibattito” sul tema.

Un passato di collaborazione

La dichiarazione di guerra della Warren ai giganti del web denota un ribaltamento della posizione dei democratici sul punto. Tornando infatti indietro possiamo ricordare lo stretto rapporto tra l’allora candidato democratico Barack Obama e Google.

L’ex presidente degli Stati Uniti durante i primi giorni della sua campagna elettorale del 2008 visitò la sede di Google e, successivamente, durante il suo mandato moltissimi furono gli incontri alla Casa bianca con vari esponenti della società americana.

Preoccupazioni più che diffuse

Le remore espresse dalla senatrice non sono isolate. Già l’anno scorso Tristan Harris, che ha contribuito alla fondazione di Google e vi forniva consulenza etica, ha rivelato al Telegraph i suoi timori riguardo l’influenza di queste grandi compagnie.

“I pensieri di due miliardi di persone sono guidati da 50 individui a Mountain View” dichiarava Harris in riferimento alla sede di Google. Eppure “nessuno ne parla”, concludeva. (vedi nota a margine)

Il signor Harris, insieme a Roger McNamee, ex dipendente di Mozilla ed ex collaboratore di Mark Zuckerberg, ha anche contribuito alla creazione di una campagna chiamata The Truth About Tech, il cui scopo è sensibilizzare l’opinione pubblica sulla pericolosità dei social media, soprattutto per i più giovani.

I profitti di questi grandi giganti tecnologici sono strettamente legati alla quantità di tempo che le persone spendono usando i loro servizi e prodotti.

Normale quindi che il focus di queste compagnie sia rivolto a una sempre maggiore efficacia nel catturare la nostra attenzione usando “tecniche persuasive sempre più forti per tenerci incollati” dichiara McNamee sul Washington Post.

”La tecnologia” conclude McNamee, “sta dirottando la nostra società. Ciò che è iniziato come una corsa per monetizzare la nostra attenzione sta sgretolando i pilastri della nostra società: salute mentale, relazioni sociali e i nostri stessi figli”.

Matteo Guenci – DM

Riguardo l’invasività delle grandi compagnie tecnologiche è bene tener presente le parole dell’ex amministratore delegato di Google, Eric Schmidt: “Non abbiamo bisogno che voi scriviate qualcosa. Sappiamo dove siete. Sappiamo dove siete stati. Possiamo più o meno sapere a cosa state pensando. Di fatto credo che molte persone non vogliono che Google risponda alle loro domande. (…)
Essi vogliono che Google dica loro cosa devono fare dopo. Sappiamo tutto ciò che state facendo e il governo può seguirvi. Sapremo costantemente la vostra posizione fino all’ultimo centimetro”.

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