13 marzo

Elezioni in Algeria, le opposizioni in piazza contro Bouteflika

Abdelaziz-BouteflikaAbdelaziz Bouteflika rinuncia a candidarsi per la quinta volta alla presidenza algerina. Una vittoria delle opposizioni scese in piazza per protestare contro la sua quinta ricandidatura, stanca di un sistema che si identificava con il vecchio politico algerino (al potere da ormai venti anni).

Manifestazioni che hanno destato preoccupazione nei militari, asse portante del sistema, e in parte delle opposizioni, che hanno denunciato ingerenze straniere in stile primavera araba.

EL-WATAN

La piazza è stata accontentata e le piazze hanno festeggiato. Ma al Watan, giornale avverso al sistema, denuncia l’ennesimo “trucco” di Bouteflika, stante che, insieme alla rinuncia, ha annunciato il rinvio delle elezioni e l’inizio di un processo costituente da concordarsi con le opposizioni.

Un cammino che secondo al Watan prolunga la sopravvivenza del sistema, che però, avverte, sarebbe ormai “destabilizzato” nel profondo a causa della forza degli “insorti”, prossimi a rovesciare il regime.

Inizia dunque un periodo di transizione. Ad alto rischio, stante il pericolo di un collasso sistemico e di una destabilizzazione del Paese che, sommandosi a quella della confinante Libia, creerebbe un’area di instabilità ingestibile nell’Africa del Nord.

GUERRA-LIBIA

Tale destabilizzazione, peraltro, alimenterebbe i traffici di droga, di armi e di milizie jihadiste già presenti nel Paese. E aprirebbe una nuova rotta migratoria, parallela a quella libica, per le popolazioni del Sahel e dall’Africa sub-sahariana.

Un pericolo per l’Europa, dato che l’instabilità aprirebbe nuovi spazi al Terrore sulle sponde del Mediterraneo. Non solo, in questa situazione il Vecchio Continente vedrebbe a rischio le sue forniture energetiche, dato che dall’Algeria compra gas (secondo fornitore della Ue) e petrolio.

L’Algeria, infatti, è ricca di risorse energetiche che peraltro può incrementare, dato che ha le potenzialità, ad oggi ancora inespresse, per diventare il terzo produttore mondiale di shale gas.

Una ricchezza che certo attira indebiti interessi, che la debolezza di Bouteflika e del sistema che lo ha supportato in questi anni ha risvegliato.

Transizione da osservare con vigilanza. Nella speranza che le legittime aspirazioni degli algerini, stanchi di un sistema bloccato da venti anni, non siano strumentalizzate da quanti sperano di mettere le mani sulle ricchezze del Paese anche a costo di creare nuove criticità alle porte dell’Europa.

Sul tema ho scritto in maniera più dettagliata su Occhi della guerra (cliccare qui).

 

 

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