9 marzo

La polemica sull'influenza della lobby ebraica negli Usa

Ilham-OmarIlham Omar, prima islamica eletta al Congresso americano, è al centro di un’accesa controversia internazionale.

Già invisa a molti ambiti ebraici per il suo sostegno al movimento Bds – che sostiene il boicottaggio dei prodotti israeliani provenienti dai territori palestinesi occupati – l’esponente del partito democratico ha scosso il mondo con le sue dichiarazioni contro l’influenza della lobby filo-israeliana, in particolare l’Aipac, negli Stati Uniti.

Un’influenza che produrrebbe una indebita “fedeltà verso un Paese straniero”, cioè Israele, e impedirebbe “un dibattito più approfondito su quanto accade in Palestina” (New York Times).

La Omar, la lobby e l’antisemitismo

Una critica fin troppo accesa la sua, come lei stessa ha riconosciuto successivamente, scusandosi “inequivocabilmente” per certe espressioni decisamente inaccettabili.

Scuse che però non l’hanno fatta retrocedere: “Riaffermo il ruolo problematico dei lobbisti nella nostra politica, che si tratti di Aipac, l’NRA [lobby delle armi, ndr.] o l’industria dei combustibili fossili”.

Una fermezza che le ha attirato nuove accuse di antisemitismo. La polemica si è allargata a 360 gradi, come denota un articolo del NYT che rivela nel dettaglio i meccanismi con cui l’Aipac si rapporta ai politici americani in favore del governo di Tel Aviv.

Quindi, anche riferendosi alle accuse che hanno investito la Omar, si domanda: “L’Aipac ha distorto il dibattito politico su Israele così drasticamente che alle voci dissidenti non è consentito nemmeno parlare?”.

La controversia ha avuto un seguito politico. Nancy Pelosi, presidente della Camera per il partito democratico, ha convocato i suoi per redigere una mozione sull’antisemitismo da sottoporre al Congresso.

Ne è scaturito un vero e proprio processo contro la Omar, che ne è uscita indenne. Diversi esponenti del suo partito l’hanno difesa, tra cui le donne “nuove”: Ocasio Cortez, Kamala Harris e Elizabeth Warren. Ma anche il veterano Bernie Sanders.

CNN-SANDERS

Peraltro Sanders non è stato l’unico ebreo a scendere in campo al suo fianco; tanti l’hanno preceduto e seguito.

La mozione dei democratici, poi allargata a condannare anche l’anti-islamismo, è stata sottoposta e approvata quasi all’unanimità dalla Camera (con voto favorevole della Omar).

L’articolo di Gideon Levy

Sarebbe troppo lungo dar conto di tutte le pieghe della contesa. Riportiamo l’opinione di Gideon Levy, il cui articolo ha campeggiato a lungo sulla Homepage di Haartez.

Forse “per la prima volta nella storia, qualcuno oserà dire la verità al popolo americano”, scrive Levy, “senza chinare la testa”, nonostante le “feroci accuse di antisemitismo” prodotte dal “selvaggio motore della lobby ebraica e degli ‘amici’ di Israele”.

E aggiunge: “Quando americani ed europei smetteranno di fuggire spaventati ogni volta che qualcuno grida ‘antisemitismo’?”

“Fino a quando Israele e l’establishment ebraico riusciranno a sfruttare (l’esistente) antisemitismo come uno scudo contro le critiche? Quando il mondo oserà distinguere tra la legittima critica di una realtà illegittima e l’antisemitismo?”.

C’è un antisemitismo “che si deve combattere e c’è una critica nei confronti di Israele e delle colonie ebraiche indispensabile. Le manipolazioni esercitate dalla macchina della propaganda israeliana e dall’establishment ebraico sono riuscite a rendere identiche le due problematiche”.

Per Levy tale distorsione ha prodotto un’informazione più che accurata sulle minacce – vere o asserite – palestinesi, ma “non una parola sull’occupazione, sull’esproprio, sui rifugiati e sulla tirannia militare” di Israele.

Inoltre, ritiene inaccettabile che siano considerate “eresie” le domande sui finanziamenti della lobby ebraica ai politici americani e sulle loro conseguenze.

E rileva che “quando si parla di Israele non si devono porre domande o sollevare dubbi […] Questo ciclo deve essere interrotto. Non è giusto e non è buono per gli ebrei”.

Mai il cenno più sorprendente è indirizzato direttamente  alla giovane esponente dei democratici: “Forse è importante che sappia che ci sono persone in Israele che incrociano le dita per lei”. Il dibattito è destinato a durare.

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