2 marzo 2019

Stati Uniti: nuova crisi dei subprime in arrivo? Forse no, ma...

Subprime: un'immagine della Grande ScommessaEra l’agosto 2007 e il mondo scopriva che l’ingegneria finanziaria aveva impunemente costruito un sistema in cui una persona che non avesse un merito creditizio (in sostanza un reddito tale da poter essere finanziato da una banca tradizionale) poteva ricevere i soldi in prestito con un mutuo erogato da una finanziaria.

Subprime di ieri e di oggi

Quest’ultima a sua volta scaricava il rischio trasformando il finanziamento in una obbligazione e cioè uno strumento di investimento che, a sua volta, veniva acquistato da fondi e banche che, a loro volta, utilizzavano i soldi dei piccoli risparmiatori.

Erano i famigerati mutui subprime, e quando l’aumento dei tassi di interesse sui mutui fece aumentare l’importo delle rate da rimborsare, molti americani non riuscirono più a pagarle, scatenando un effetto a catena.

Le obbligazioni garantite dai mutui andarono in default, le banche e fondi che le avevano comprate andarono in crisi, cominciando a vendere i titoli in portafoglio e generando un crollo generalizzato dei prezzi che mandò in tilt il mercato. Molti risparmiatori persero i loro soldi, gli Stati dovettero intervenire a salvare le banche, facendo aumentare i debiti pubblici, per una crisi che dopo 12 anni non ha ancora trovato soluzione.

12 anni dopo la lezione sembra non sia stata imparata. E’ notizia di questi giorni che la Federal Reserve ha quantificato in 7 milioni gli americani che non pagano le rate dei prestiti per l’acquisto delle auto da più di tre mesi. E la metà di questi ritardatari sono relativi a prestiti subprime.

Questa è la notizia, diverse sono le considerazioni che si possono fare.

Qualche considerazione sul dato

In primis viene da pensare che questa situazione avviene in un momento in cui gli Usa hanno raggiunto un tasso di occupazione tra i più alti della storia. Forse che il lavoro non basta più a fornire un reddito adeguato alle esigenze minime dei lavoratori?

Forse, era già incredibile venire a sapere che i dipendenti pubblici americani dopo solo quindici giorni di shutdown (il blocco dell’amministrazione decretato da Trump)  erano costretti ad andare a cercare un pasto nelle mense per i poveri.

Altra considerazione da fare è che analizzando i dati dei mesi passati si nota come il tasso di insolvenze sia aumentato in corrispondenza del rialzo dei tassi da parte della Fed.

Si capisce quindi l’ira di Trump manifestata contro il governatore della Fed Jerome Powell. Di fatto una visione incentrata sui fondamentali dell’economia (Powell) contrapposta all’attenzione sugli effetti concreti sulla vita delle persone (Trump).

Punti di domanda

Adesso però si deve riflettere sui potenziali sviluppi di questa situazione. Non è difficile immaginare che, come già nel 2007, i prestiti siano stati cartolarizzati, trasformati cioè in obbligazioni e quindi in strumenti di investimento.

Ed è lecito quindi temere che qualcuna di queste obbligazioni possa andare in default, con relativa crisi della banca o fondo di investimento che le ha acquistate e successivo contagio sul resto del mercato.

In alternativa si può immaginare che la banca centrale americana possa acquistare questi titoli tramite una nuova forma di quantitative easing per evitare la crisi dei mercati finanziari. Trasformandosi di fatto in una gigantesca bad bank.

Non si può a questo punto non notare come negli ultimi mesi sia salito il prezzo dell’oro, segno che la domanda è aumentata. L’oro è bene rifugio per eccellenza in tempi di crisi.

Insomma un quadro generale da tenere sotto osservazione nei prossimi tempi.

Gianni Di Noia

Ps. Piccolo rimando cinematografico, immediato per quanti hanno visto “La grande scommessa” (alla quale rimanda la foto in evidenza). Alcuni profeti della crisi dei subprime intuirono il rovescio imminente allorché scoprirono che milioni di americani erano in palese affanno con il pagamento delle rate della casa.

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