28 febbraio 2019

USA – Corea del Nord, fallisce il vertice a causa della crisi India-Pakistan e del russiagate

Fallisce il vertice tra Trump e Kim, che viene interrotto bruscamente. A detta del presidente americano perché la Corea del Nord avrebbe offerto una denuclearizzazione parziale in cambio della fine delle sanzioni.

Richiesta inaccettabile, dato che l’America vuole una denuclearizzazione completa.

Hanoi

Spiegazione che non convince. Per una ragione di fondo: i summit non si improvvisano, né si manda un presidente allo sbaraglio a far due chiacchiere con un altro.

Funzionari dei due Stati avevano parlato a lungo in precedenza, concordando temi, dettagli e accordi che avrebbero dovuto esser siglati ad Hanoi.

Peraltro il presidente Trump, prima dell’incontro, aveva detto che non aveva fretta di arrivare a una denuclearizzazione. Gli bastava, per ora, che Pyongyang avesse smesso di effettuare test atomici.

Il fatto che la Corea del Nord avrebbe chiesto la fine delle sanzioni era ovvio e certamente noto alla controparte.

Tanto che il primo approccio era andato a gonfie vele: “Stasera grande incontro e cena con Kim Jong-un ad Hanoi, in Vietnam. Non vedo l’ora di continuare le nostre discussioni domani!”, recitava un tweet di Trump.

Invece tutto è saltato. E se le ragioni del fallimento non vanno cercate nelle pieghe dei colloqui tra i due presidenti, occorre guardare altrove.

Il Russiagate

Mentre Trump stava ad Hanoi è riesploso prepotentemente il Russiagate. L’ex avvocato di Trump Michael Cohen, chiamato a testimoniare al Congresso, ha sparato a palle incatenate contro il presidente.

Lo ha descritto come “imbroglione” e “razzista”, ma soprattutto “bugiardo”: avrebbe mentito su alcune malefatte che gli sono addebitate.

Era cioè al corrente dei pagamenti a una pornostar perché non rivelasse la sua relazione con Trump; era a conoscenza dei traffici del suo staff con l’ambito di Assange (wikileaks) per indebolire la Clinton e altro.

La testimonianza, era stata distribuita preventivamente ai media, che l’hanno squadernata ai quattro venti.

Trump contrattacca su twitter: Cohen “è stato appena radiato dalla Corte Suprema per menzogna ​​e frode […]. Sta mentendo per ridurre la sua pena [è stato già condannato, ndr.]. E l’assiste l’avvocato di Crooked!”.

Dove “Crooked” sta per la corrotta Hillary Clinton, alla quale sarebbe legato  l’avvocato di Cohen. Difesa puntuale, segno che Trump ha qualche asso nella manica e potrebbe anche non affondare.

Ma al di là degli esiti futuri, resta che la testimonianza di Cohen ha colpito e affondato il vertice di Hanoi.

D’altronde, che il Russiagate sia brandito per far pressioni su Trump, in particolare sulla sulla volontà di realizzare una distensione internazionale, lo scriviamo da tempo…

Peraltro gli avversari di Trump non potevano accettare un successo di Trump ad Hanoi, che avrebbe inciso sulle presidenziali del 2020.

La crisi nucleare

Non solo Cohen. Avevamo anticipato come la crisi tra India e Pakistan avrebbe pesato sul vertice (Piccolenote: “Crisi India-Pakistan. Una bomba sulla distensione asiatica”).

Ne scrive oggi The Atlantic, che spiega come Pyongyang abbia chiesto agli Stati Uniti di applicare ad essa la condiscendenza ottenuta da Pakistan e India, il cui sviluppo nucleare fu prima oggetto di sanzioni e poi accettato nei fatti.

La crisi tra i due Paesi scoppiata proprio durante il summit, che ha messo il mondo di fronte alla prospettiva di una guerra tra potenze dotate di armi atomiche, ha reso tale prospettiva non percorribile.

“L’escalation militare nell’Asia meridionale” non è stata parte del dialogo intavolato da Trump e Kim, scrive The Atlantic, ma è indubbio che “le sue implicazioni” siano arrivate anche ad Hanoi.

Per inciso, ieri il premier pakistano Imran Khan aveva rivolto al suo omologo indiano Nerendra Modi un appello alla ragionevolezza. Non raccolto. È però probabile che la tensione andrà a stemperarsi.

Ma l’effetto della crisi sulla distensione internazionale è stato egualmente devastante.

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