27 febbraio

Il tour asiatico di Mohamed bin Salman in cerca nuovi sostegni

mohammed bin salman-military

A metà febbraio il principe ereditario saudita Mohamed bin Salman ha svolto un inusuale tour in Asia, durante il quale ha visitato Pakistan, India e Cina.

Con questo viaggio MbS ha inteso puntellare il suo potere, leggermente vacillante per via delle critiche cui è sottoposto negli Stati Uniti e in Europa a seguito dell’omicidio Khashoggi e della guerra in Yemen, da lui fortemente voluta.

Sponde in Asia

Le critiche hanno minato il potere di MbS, tanto che anche i neoconservatori Usa, suoi grandi sponsor, da tempo si interrogano se abbandonarlo al proprio destino per sostituirlo con un’altra figura.

Così MbS ha cercato sponde in Asia, allargando il ristretto confine dei tradizionali rapporti sauditi, limitati al Vecchio e Nuovo Continente (e, da alcuni anni, Israele).

Sostegno che sembra aver trovato, ovviamente in cambio di miliardi di dollari di investimenti nei rispettivi Paesi.

Se il puntello dell’India di Nerendra Modi era alquanto scontato, non altrettanto scontato era quello del nuovo Pakistan di Imran Khan, che ha vinto le elezioni contro il candidato sostenuto dai sauditi.

Né tantomeno quello di Xi Jinping, dato che Pechino ha rapporti consolidati con i rivali di Riad, ovvero gli iraniani.

Di ingerenze

Imran Khan ha insignito MbS della massima onorificenza pakistana. Una sorta di incoronazione anticipata in attesa che l’ereditario principe diventi re al posto del padre Salman.

Più interessante la tappa in Cina, dove MbS ha promesso investimenti stratosferici.

Nel report dell’Agenzia cinese Xinhua, oltre alla consueta e obbligata descrizione del nuovo e felice partenariato, un cenno più che significativo.

“La Cina – vi si legge – si oppone a qualsiasi tentativo di interferire negli affari interni dell’Arabia Saudita”. Frase significativa, che indica che qualcuno sta mettendo i bastoni tra le ruote alla successione di MbS.

Come abbiamo accennato,  lo Yemen e l’assassinio di  Khashoggi avrebbero potuto porre fine alla sua avventura politica.

A salvarlo il suo più acerrimo nemico nella guerra siriana, ovvero Putin, seguito da Erdogan, che lo appoggiò presumibilmente perché un re saudita indebolito gli faceva più gioco di un sostituto più agguerrito (Piccolenote).

Ora che che la successione al trono è più vicina, MbS ha ricercato anche il sostegno cinese, cosa che probabilmente avrà irritato i neocon come accaduto con Putin.

Di nomine e rivoluzioni

Avendo trovato quanto cercava, il principe ereditario è tornato in patria e ha dato avvio alla rivoluzione.

Attraverso una nomina, meglio due, fatte al suo ritorno in patria. Reema bin Bandar bin Sultan è stata nominata ambasciatrice a Washington al posto di  Khalid bin Salman, fratello del principe, richiamato a Riad come vice-ministro della Difesa.

La principessa Reema bint Bandar bin Sultan

La principessa Reema bin Bandar bin Sultan

La scelta di una donna come ambasciatrice, la prima volta, va nella direzione di una riforma della società e della politica di Riad. Un cambiamento al quale MbS ha legato il suo destino politico.

La seconda nomina prefigura che MbS, una volta incoronato re, lascerà il dicastero della Difesa, di cui  è titolare, al fratello, che così forse erediterà anche la carica di principe ereditario.

Siamo nel campo delle probabilità, ovvio, ma ciò andrebbe nella direzione che MbS ha preso fin dall’inizio del suo mandato, ovvero la concentrazione del potere nel suo ramo familiare, ponendo fine alla ridistribuzione delle cariche saudite tra i vari rami della famiglia al Saud.

Ma al di là delle previsioni, è alquanto certo che Mohamed bin Salman sia tornato dal suo tour asiatico con la sensazione di poter dare una svolta al potere saudita. Tempistica che non sembra affatto casuale.

Pur di sopravvivere alle tempeste che egli stesso ha scatenato, novello apprendista stregone, MbS ha allargato cordoni della borsa e relazioni.

Da tempo l’Arabia Saudita è centro propulsore della destabilizzazione globale tramite lo jihadismo wahabita. L’allentamento dei vincoli neocon può forse stemperarne l’irriducibile attivismo in tal senso.

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