26 febbraio 2019

L'accordo di Netanyahu con gli estremisti divide il mondo ebraico

Il recente matrimonio politico tra Benjamin Netanyahu e il partito di ultradestra Otzma Yehudit, fondato da ex khanisti, movimento dichiarato terrorista dallo Stato di Israele, ha suscitato reazioni all’interno del mondo ebraico.

Critiche dalla diaspora

Ne scrive David Halbfinger sul New York Times, che rileva le tante critiche suscitate dall’iniziativa politica del premier israeliano nella comunità ebraica mondiale. Alcune tacite, altre pubbliche.

Ne è nata una rovente polemica che, scrive Halbfinger, “ha aggravato le già difficili relazioni tra Israele e gli ebrei della diaspora, indebolendo gli sforzi degli ebrei americani ed europei per combattere l’antisemitismo”.

Nel suo articolo, Halbsinger riferisce che l’AIPAC, che pure ha sempre sostenuto il governo Netanyahu, in un tweet ha definito “riprovevole” e “razzista” la linea politica del partito khanista.

È la prima volta che l’Aipac, la più importante organizzazione ebraica americana, si intromette nelle questioni interne israeliane, sottolinea Yohanan Plesner, presidente dell’Israel Democracy Institute. Sottolineatura che ha la sua importanza.

Un’altra associazione ebraica americana, l’AJC, ha evidenziato che i valori dello Otzma Yehudit “non riflettono valori fondamentali che sono alla base dello Stato di Israele”.

Sulla stessa linea la Federazione sionista australiana, che ha affermato: “I vantaggi elettorali non dovrebbero mai giustificare il sacrificio dei valori basilari dell’ebraismo”.

La controversia in Israele

La polemica è accesa anche in Israele. Il rabbino Benny Lau, definito dal NYT “un pilastro del sionismo”, si è spinto fino ad equiparare “il kahanismo al nazismo e le sue idee alle Leggi di Norimberga”, quando il nazismo legiferò sulla razza ariana.

E, su Facebook, ha rincarato la dose:  “L’ingresso della dottrina razzista nella Knesset equivale alla distruzione del Tempio”.

Dello stesso tenore le critiche dell’associazione Torat Chayim, alla quale fanno riferimento numerosi rabbini progressisti.

In un documento firmato da alcuni dei suoi più importanti esponenti l’associazione ha condannato l’accordo politico tra il premier e Otzma Yehudit, partito definito “detestabile”.

Far eleggere queste figure nella Knesset, si legge nel documento, procurerà danni a “Israele e alla sua immagine nel mondo come Stato morale e democratico. Un deprecabile fallimento per un leader che ha dedicato la sua vita alla sicurezza di Israele e al rafforzamento della sua posizione internazionale”.

L’ondata di critiche non ha scosso Netanyahu, che certo le prevedeva, né i suoi nuovi alleati, che hanno ribattuto in maniera decisa.

Peraltro il premier ha anche incassato l’appoggio di varie organizzazioni ebraiche internazionali, tra cui il National Council of Young Israel, un’associazione ortodossa alla quale fanno riferimento 175 sinagoghe americane.

Polemica rovente, destinata a durare ed a restare tema sensibile di questa infuocata campagna elettorale

                                                                                                Pietro Paolo Pantarotto – DM

Nella foto in evidenza: manifestazione dell’ Otzma Yehudit.

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