25 febbraio

La bomba Venezuela disinnescata dal vertice Trump-Kim

Il 23 febbraio avrebbe potuto scoppiare la guerra in Venezuela. Non è andata così. Tanti i fattori frenanti che hanno contribuito a disinnescare un conflitto annunciato.

Di aiuti umanitari

Sabato scorso sarebbero dovuti pervenire nel Paese aiuti umanitari americani, come promesso dall’autoproclamato presidente venezuelano Juan Guaidò.

L’ingresso di tali convogli, osteggiato dal governo di Caracas (che accusa gli Usa di manovrare per un golpe), avrebbe potuto far scattare la scintilla fatidica.

Come annunciato da Maduro, i convogli sono stati bloccati al confine dall’esercito venezuelano. Ci sono stati incidenti e, purtroppo, anche morti.

Ma poteva andare peggio. Incidenti più gravi avrebbero infatti innescato una vera e proprio guerra, con l’intervento diretto degli Stati Uniti (Piccolenote).

Sanders, Mourao e i silenzi di Bolsonaro

A frenare  tanti fattori. Il democratico Bernie Sanders ha dato voce a quanti, negli Stati Uniti, pur criticando Caracas e chiedendo nuove e elezioni, sono contrari a un intervento militare Usa (Univision).

bernie-sanders-hamilton-murao

A sinistra il Senatore Usa Bernie Sanders, a destra il vicepresidente del Brasile Gen. Hamilton Mourao

Ma è interessante anche la presa di posizione del vice-presidente brasiliano Hamilton Mourao, il quale ha affermato che un intervento Usa “non avrebbe senso”. E che “la crisi deve essere risolta dai venezuelani” (Infobae).

Va tenuto conto che Mourao ha parlato in nome di un Brasile governato dal nuovo presidente Jair Bolsonaro, che la stampa internazionale ha definito il Trump carioca.

Bolsonaro, durante la campagna elettorale, era stato attivo sostenitore dell’opposizione venezuelana, minacciando anche un intervento militare nel Paese confinante. Ma da quando è scoppiata la crisi è rimasto alquanto silente.

Certo, ha subito un lungo ricovero ospedaliero, ma avrebbe potuto rilasciare dichiarazioni in linea con le precedenti. Invece ha scelto il basso profilo.

L’intervento di Mourao, che segue questa strana assenza, sembra segnare un’inversione di tendenza nella politica estera brasiliana (almeno per ora).

Convergenze parallele

Insomma, l’ambito che potremmo definire trumpiano sembra aver trovato segrete convergenze con Sanders e col mondo che egli rappresenta.

Anche sulla crisi venezuelana sembrano ripetersi quelle convergenze parallele che hanno interessato altri dossier della politica estera americana.

Convergenze nate da una prospettiva condivisa: chiudere la stagione delle guerre infinite, così care ai neocon.

Si tenga conto, peraltro, che Trump ha subito, più che voluto, la crisi venezuelana, che ha visto protagonisti proprio i neoconservatori Usa.

A rilevarlo per primo, in un articolo ripreso anche dal Washington Post, era stato Uri Friedman su The Atlantic, che ha spiegato come la nuova assertività verso Caracas fosse l’iniziativa politica meno trumpiana della Casa Bianca.

È evidente che a Trump serviva una sponda per uscire dal cul de sac nel quale si era infilato avallando (non poteva far altro) le manovre dei neoconservatori. Sponda che ha evidentemente trovato.

L’incontro con Kim

A porre un freno alla criticità venezuelana anche un’altra circostanza. Trump si appresta a incontrare il presidente nordcoreano Kim Jong-un in Vietnam (Piccolenote).

Un vertice che il presidente Usa attende da tempo, riuscito grazie anche all’intenso lavoro diplomatico di Russia e Cina, che hanno accompagnato e sostenuto l’iniziativa diplomatica della Casa Bianca.

È evidente che un intervento militare Usa in Venezuela avrebbe incendiato i rapporti con Pechino e Mosca, che sostengono Maduro.

Il vertice con il presidente nordcoreano, al quale Trump ascrive importanza capitale, sarebbe saltato e la pax coreana sarebbe affondata per sempre. Con tutto quel che consegue…

Detto questo, la crisi venezuelana non è affatto finita. Disinnescare la bomba piazzata nel cuore dell’America latina non sarà facile.

Ma appaiono interessanti due articoli pubblicati oggi sul Washington Post, che escludono la possibilità di un intervento Usa.

Riportiamo il titolo di uno di questi: “Solo l’opposizione venezuelana sembra favorevole a un approccio più assertivo per spodestare Maduro”.

Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterShare on LinkedInPrint this page