25 febbraio 2019

La pace in estremo oriente passa per la Cina. Domani l'incontro tra Trump e Kim Jong Un

C’è ottimismo sul vertice tra il presidente Usa Donald Trump e il presidente della Corea del Nord  Kim Jong-un, che si terrà in Vietnam domani e dopodomani.

Diversi gli indicatori che qualcosa può veramente accadere, nonostante le forze ostative che cercano di vanificare la distensione tra i due Paesi.

In vista del vertice, Trump ha usato parole più che concilianti: “Non ho fretta”, ha detto, “Non voglio far correre nessuno”. Basta che Pyongyang si impegni a non fare più test nucleari, ha aggiunto (Reuters).

Parole che contrastano con l’imperativo dei neocon, che da tempo chiedono che un qualsiasi accordo con Pyongyang comporti, da subito, una denuclearizzazione “completa, verificabile e irreversibile”.

Massimalismo che la controparte non può accettare: Kim non vuol fare la fine di Gheddafi. Trump è evidentemente più libero dalla morsa neocon e può seguire uno spartito più soft.

Sanzioni

Kim si aspetta che il vertice favorisca un allentamento delle sanzioni che stanno strangolando il suo popolo.

In un memorandum presentato la scorsa settimana alle Nazioni Unite Pyongyang le denunciava come “barbariche e disumane” e informava che, a causa di queste, il governo è stata costretto a razionare le quote alimentari della popolazione (Reuters).

Una denuncia diretta anche all’Onu, che aveva garantito l’esenzione dei beni di prima necessità dalla scure sanzionatoria.

Alcuni analisti hanno rigettato l’accusa, affermando che la penuria alimentare sarebbe provocata da cause naturali (cattivo raccolto etc.).

Ma appare ineludibile un cenno Kim Young-hee, analista della Korea Development Bank di Seoul,  il quale ha spiegato che, se è vero che le sanzioni non vanno a incidere direttamente sui beni di prima necessità, è ovvio che, influenzando l’intera economia,  peggiorano anche “la qualità della vita della popolazione” (Reuters).

La possibilità di uno sgravio delle sanzioni appare reale, almeno a stare a quanto scrive Josh Smith sulla Reuters, il quale prevede la fine del regime di “massima pressione” sulla Corea del Nord, tattica che Trump usa normalmente per capitalizzare al massimo nelle trattative.

A incidere sulla vicenda coreana anche il dialogo sulla controversia commerciale tra Stati Uniti e Cina.

Non è un caso che, proprio alla vigilia del vertice vietnamita, si sia concluso un intenso round di negoziati tra i due Paesi.

vicepresidente-Liu-He

Il vicepresidente Liu-He e la delegazione cinese

In questi giorni il vicepremier Liu He ha guidato la delegazione cinese al settimo incontro con la controparte, che si è tenuto a Washington.

il negoziato ha visto “progressi sostanziali”, secondo l’Agenzia stampa cinese Xinhua, riconosciuti anche dal presidente americano, il quale ha deciso di ritardare l’introduzione di nuovi dazi doganali, prevista per il 1° marzo.

Insomma, la distensione con la Corea del Nord marcia di pari passo con quella tra Washington e Pechino. Né potrebbe essere altrimenti, dato che la criticità nordcoreana è stata ed è usata come mezzo di contenimento del Dragone.

Il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, ha rivelato che gli americani hanno interpellato anche Mosca in vista dell’incontro vietnamita (Reuters). Parole che fanno meglio comprendere  la portata globale della trattativa.

Sabato Kim Jong- un è salito sul treno che lo sta portando, via Pechino, ad Hanoi. Il lungo viaggio alla ricerca di una distensione internazionale è iniziato.

Nota a margine. Sul vertice tra Trump e Kim Jong-un gravava l’incognita Venezuela. Ne accenneremo di seguito.

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