15 febbraio

Una guerra per il popolo del Venezuela?

Una guerra per il popolo del Venezuela? - nella foto, soldati venezuelani“Il cibo è diventato un’arma in Venezuela”. Questo il titolo di un articolo del Washington Post del 15 febbraio.

E proprio gli aiuti umanitari sono il focus dello scontro che sta avvenendo nel Paese latinoamericano.

Il rischio degli aiuti umanitari

Il consigliere per la sicurezza nazionale Usa John Bolton ha annunciato l’invio di aiuti americani (e di altri) al popolo venezuelano, alla cui distribuzione è chiamato Juan Guaidò, l’autoproclamato presidente del Paese riconosciuto da Washington e altri come autorità legittima.

In altra nota abbiamo accennato che l’Onu ha messo in guardia sui possibili scopi “militari” sottesi all’iniziativa.

Analoghe considerazioni sono state avanzate anche dalla Croce rossa internazionale, che ha parlato del rischio di una “politicizzazione” degli aiuti.

Una preoccupazione anche del gruppo di contatto cui partecipa l’Unione europea, che intende inviare in Venezuela una delegazione che sondi il campo per evitare tali pericoli.

Il presidente Maduro ha già detto che non accetterà l’elemosina americana, paventando sia strumentale a un intervento militare.

Peraltro il fatto che gli Stati Uniti siano preoccupati delle condizioni in cui versa il popolo venezuelano stride con quanto avviene in Yemen, dove “circa 20 milioni di persone non hanno abbastanza cibo” a causa delle “restrizioni all’importazione attuate dalla coalizione militare guidata dai sauditi sostenuta dagli Stati Uniti”(sempre il WP).

I convogli umanitari si stanno formando ai confini venezuelani, in Colombia come in Brasile. Cosa accadrà quando sarà dato l’ordine di muoversi?

“L’immagine di un blocco degli aiuti è terribile per Maduro” spiega al WP Luis Vicente Leon.

Il senatore della Florida Marco Rubio, protagonista della crisi venezuelana, ha affermato che fermare gli aiuti sarebbe “un crimine contro l’umanità“.

Possibile causa di un intervento militare, dunque, come i crimini contro l’umanità attribuiti ad Assad (uso di armi chimiche), che hanno innescato l’intervento militare in Siria.

Marco Rubio

Poteri speciali e guerra in Venezuela

Mercoledì, il presidente della Commissione esteri della Camera degli Stati Uniti, il democratico Eliot Engel, ha affermato che il Congresso non autorizzerà un intervento militare in Venezuela, contraddicendo le dichiarazioni di Trump.

Tante incognite sono legate alle mosse del presidente, il quale sta entrando in una “nuova fase imperiale“, come da editoriale del Washington Post del 15 febbraio, complice la controversia sul Muro di confine col Messico.

Per vincere l’opposizione dei democratici ha chiuso il Congresso e sta per dichiarare lo “Stato di emergenza”.

Questa veste imperiale crea nuove criticità nel già delicato rapporto tra i vasti poteri presidenziali e il Congresso. E se già il Congresso ha difficoltà a limitare i poteri di guerra del presidente, la svolta imperiale rischia di rendere tale esercizio ancor più difficile.

D’altronde già con George W. Bush i neoconservatori, ispiratori della svolta di Trump, avevano usato della discrezionalità conferita al presidente da un’interpretazione indebita dei suoi poteri (esecutivo assoluto) per scopi nefasti. Vedremo.

Nel frattempo Maduro sta tentando varie vie: ha chiesto un incontro con l’inviato degli Stati Uniti per il Venezuela; ha consolidato una rete di Paesi che lo sostengono (una cinquantina); sta tentando un dialogo con il gruppo di contatto guidato dalla Ue; e, infine, sta provando a far arrivare al suo Paese aiuti umanitari dai suoi alleati.

Braccio di ferro da seguire. I reiterati appelli di Bolton ai militari perché abbandonino Maduro sono stati vani, nonostante effimeri successi propagandati come l’inizio dello sgretolamento dell’apparato militare.

Ciò rende l’ipotesi di un intervento militare più impervia. La guerra, se sarà, sarà vera.

Chi ritiene prioritario l’interesse del popolo venezuelano deve confrontarsi con questa dura realtà, a prescindere dalle convinzioni sulla legittimità o meno di Guaidò e sulle responsabilità pregresse o attuali di Maduro.

È davvero nell’interesse del popolo una guerra che porterà morte e distruzione mai viste sul suolo venezuelano?

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