15 febbraio

La guerra all'Iran per un Medio oriente in pace?

La guerra all'Iran per un Medio oriente in pace? - nella foto, Mike PompeoSi è svolta ieri la Conferenza di Varsavia dal tema Pace e sicurezza in Medio Oriente“. In realtà una chiamata a una crociata contro l’Iran fortemente voluta dal Segretario di Stato Usa Mike Pompeo e dal premier israeliano Benjamin Netanyahu.

Contraddizioni

Settanta i Paesi partecipanti, anche se, come nota un articolo del Washington Post di ieri, molti di questi hanno inviato delegati di basso profilo.

Stride, inoltre, la spaccatura tra Stati Uniti e Paesi europei, che non condividono il piglio aggressivo dell’alleato, seguito alla revoca del trattato sul nucleare iraniano (conservato da Gran Bretagna, Germania e Francia).

Non solo: il WP mette in evidenza anche un divario di approccio all’Iran all’interno dell’establishement americano.

A tale proposito, il giornale Usa riferisce che, prima dell’assise, l’ex sindaco di New York Rudolph Giuliani si è incontrato con dirigenti di un’asserita opposizione iraniana, il “Mek [mujahidin del popolo iraniano] nonostante il gruppo non abbia sostegno in Iran e sia sospettato di aver svolto un ruolo in passati attacchi terroristici” contro Teheran.

Insomma, un’assise depotenziata, quella convocata da Pompeo, che più che un’unanimità di intenti, secondo il WP, ha “evidenziato le divisioni non solo tra gli Stati Uniti e l’Europa, ma tra le diverse fazioni dell’amministrazione Trump”.

Contraddizioni che “l’ampiezza” del summit rende ancora più manifeste, come fa più palesi “le tante contraddizioni mediorientali”.

Coincidenze

Il giornale americano rileva come il vertice si sia svolto proprio nel giorno dell’attentato in Iran: venti le guardie rivoluzionarie uccise.

Coincidenza temporale non “casuale”, secondo Teheran, che accusa del crimine l’intelligence Usa e israeliana.

Un’altra coincidenza temporale vede i servizi segreti militari israeliani rivelare che l’Iran “non ha violato l’accordo sul nucleare” siglato a suo tempo, confermando quanto dichiarato dall’intelligence americana alcuni giorni fa.

Insomma, la minaccia di un Iran nucleare è più percepita che reale. Né appare fuori luogo ritenere che sia strumentalizzata per demonizzare ancor più l’antagonista.

Guerra all’Iran

Ad animare il vertice polacco il giallo di un tweet di Netanyahu, che dichiarava come scopo del vertice la “guerra all’Iran“, traduzione letterale dell’ebraico milhama b’Iran, scrive Timesofisrael.

Il tweet, che ha suscitato critiche a Teheran e altrove, è stato poi cancellato, mentre il premier israeliano, nel suo intervento, si è limitato a parlare della necessità di “combattere l’Iran”.

Resta che lo scopo bellico del vertice è alquanto evidente. Guerra d’attrito ora, poi si vedrà.

Netanyahu è stato il mattatore del summit, dal momento che compie un ulteriore passo verso la normalizzazione dei rapporti tra Tel Aviv e i Paesi arabi sunniti che, come ha detto nel suo intervento, ormai ritengono la minaccia iraniana problema primario.

La questione palestinese, un tempo divisiva, è diventata quasi irrilevante. Da qui un ulteriore isolamento di questo sventurato popolo, sempre più in balia altrui.

L’Europa dell’Est

Infine, da rilevare che l’individuazione dell’Europa dell’Est come location dell’evento riecheggia il tempo della guerra in Iraq.

Allora i neocon presero di mira le titubanze europee, di cui si fecero meritori alfieri Jaques Chiraq e Dominique de Villepin, esaltando la “giovane Europa dell’Est” contro la decadenza della “vecchia Europa”.

Divisione che pare si riproponga, data la determinazione dell’Europa dell’Ovest a difendere il trattato sul nucleare iraniano.

Così riportiamo la conclusione dell’articolo del WP, che rileva come le critiche di Washington a Teheran in materia di “diritti umani” e contro la sua ingerenza in Paesi “stranieri sono in contrasto con il suo rifiuto di prendere le distanza dai propri alleati del Golfo, terminali di accuse analoghe”.

Né risulta evidente quale sia “la visione degli Stati Uniti riguardo la ‘Pace e sicurezza Medio Oriente’. Ma una cosa è certa: Pompeo non la troverà in Polonia”.

Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterShare on LinkedInPrint this page