9 febbraio 2019

Il Venezuela e l'emisfero di Bolton

L’ipotesi di una guerra in Venezuela rafforza. Galeotta un’intervista dell’Agence France Press all’auto-nominato presidente Juan Guaidò.

L’intervistatore pone una domanda alquanto singolare, se cioè egli sarebbe disposto ad autorizzare un intervento armato esterno nel suo Paese.

Pur spiegando che è la questione è “controversa”, Guaidò aggiunge che farà “tutto il possibile” per spodestare Maduro.

Domanda del tutto indebita, quella del giornalista, che avrebbe dovuto ricevere una secca smentita. L’apertura alla possibilità non aiuta.

Di aiuti umanitari e militari

Per un intervento militare, minacciato più volte dagli Stati Uniti, serve però una criticità forte.

Nell’intervista a Guaidò se ne accenna a una possibile, legata agli aiuti umanitari che gli Stati Unti vogliono inviare tramite Colombia, ad oggi fermi oltre la frontiera.

Il governo di Caracas non li accetta in quanto l’iniziativa sarebbe strumentale.

Difficile d’altronde comprendere la ratio di Washington che, tramite sanzioni, affama un Paese e poi invia una elemosina alimentare/sanitaria, pur più che necessaria.

Il punto critico è che tali aiuti sono diretti e dovrebbero essere distribuiti da persone indicate dall’autorità che Washington considera legittima, cioè Guaidò.

Per Caracas si tratta dunque di un aiuto al presidente auto-nominato, che diventerebbe collettore di aiuti al posto del governo legittimo.

Di fatto strumentale a comprare ulteriore consenso popolare alla causa dell’opposizione.

Controversia che si poteva evitare, se si voleva davvero aiutare il popolo venezuelano.

D’altronde la leva umanitaria è stata usata più volte e in vari modi in Siria. Ad esempio con la creazione di corridoi umanitari usati per rivitalizzare gli oppositori anti-Assad nei momenti più critici.

Nel caso venezuelano l’Onu ha preso una posizione decisa, come da dichiarazioni della portavoce Stephane Dujarric: “L’azione umanitaria deve essere indipendente da obiettivi politici, militari o di altro tipo” (Reuters). Il neretto è nostro.

Proprio il convoglio di aiuti che si sta cumulando in Colombia potrebbe porre, dunque, la prima grande criticità.

Nell’intervista ad AFP, Guaidò ha spiegato che la prossima settimana, quando la squadra di volontari e la catena di distribuzione sarà definita, ci sarà un primo tentativo di far entrare i camion.

L’esercito venezuelano potrebbe tentare di fermare il convoglio o di sequestrare i beni, peraltro inviati da una nazione che ha minacciato guerra a Caracas.  Rischio escalation.

L’emisfero di Bolton

Intanto si registra la pressione costante sui militari venezuelani. John Bolton ha offerto un’esenzione dalle sanzioni se si schiereranno con Guaidò, altrimenti il cerchio delle sanzioni verrebbe chiuso a tagliola su tutti. E ha concluso invitandoli a fare “la scelta giusta!”.

Un appello che in altri casi sarebbe apparsa indebita ingerenza. D’altronde i neocon erano convinti che si sarebbe verificato uno scenario cileno: il popolo alla fame con i militari pronti a destituire il presidente.

Augusto Pinochet

Non è andata così, ché anzi l’esercito si è stretto attorno a Maduro. Il rinnovato invito cerca la defezione di parte dei militari, come avvenuto, anche se in misura minima, in Siria.

Se una parte di militari si schierasse con Guaidò si aprirebbe uno scenario da guerra civile, che vedrebbe ovviamente un supporto statunitense.

D’altronde le parole di Bolton sulla “responsabilità” che avrebbero gli Usa verso il Venezuela sono significative. Tale responsabilità deriverebbe, infatti, dal fatto che tale nazione si trova “nel nostro emisfero“.

Dove quel nostro più che indicazione geografica appare aggettivo possessivo.

L’attuale stallo dà ancora tempo a mediazioni. Maduro ha chiesto un intervento di papa Francesco.

Guaidò sembrava corrispondere. In realtà ha chiesto un aiuto “per porre fine all’usurpazione” del potere da parte di Maduro, aggiungendo che sarebbe felice di accogliere il Papa in Venezuela.

È altro da una richiesta di mediazione. Ma magari ci si può lavorare. Di certo la Chiesa, che ha un ex-nunzio in Venezuela a capo della Segreteria di Stato, si sta muovendo.

Ma non può sbloccare una situazione così complicata da sola. Serve aiuto.

Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterShare on LinkedInPrint this page