6 febbraio

Medio oriente: Israele, gli Usa e gli jihadisti

Generale-GADI-eizenkot

Israele ha finanziato i ribelli siriani e le armi degli Stati Uniti sono finte ad al Qaeda in Yemen. Due rivelazioni di questi giorni, importanti per comprendere quanto avvenuto e sta avvenendo in Medio oriente.

L’ammissione di aver aiutato i cosiddetti ribelli siriani da parte dall’ex Capo di Stato Maggiore, generale Gadi Eisenkot, ha suscitato critiche in Israele, dato che è la prima volta che Tel Aviv ammette ufficialmente tale segreto (che poi tanto segreto non era).

Rivelazione sorprendente quella del generale, ulteriore indizio del fatto che Israele viva un momento di transizione, a causa dall’incertezza riguardo la sorte politica del suo attuale premier Benjamin Netanyahu.

Israele e la guerra siriana

Al di là della conferma di notizie già note ai lettori del nostro sito, da notare come la rivelazione faccia giustizia della narrativa diffusa per anni dal mainstream, che vedeva Israele neutrale nella disfida siriana, anzi trepidante per la sorte di Assad, reputato argine al caos jihadista.

Fandonie o, come si dice ora, Fake news. Una delle tante sulla cosiddetta guerra civile siriana, come ancora ci si ostina a chiamarla.

Ciò, nonostante di civile abbia ben poco e che gli antagonisti di Assad siano stati sostenuti da Paesi esteri, come conferma la rivelazione.

Una guerra civile vede contrapposti un governo e delle forze ribelli, che nel caso siriano di ribelle hanno avuto e hanno ben poco, dato che erano, e sono, piuttosto subordinati a disegni geopolitici di Paesi avversi a Damasco.

Le armi Usa ad al Qaeda

La rivelazione della Cnn sugli armamenti americani inviati da Riad e Doha in Yemen, destinati ad al Qaeda e una milizia fondata da un ex dirigente della sezione dell’Isis yemenita, conferma informazioni pregresse sul tema.

Immaginare che ciò sia avvenuto senza che i servizi di intelligence Usa ne avessero contezza è alquanto ingenuo.

Né riteniamo che la rivelazione della Cnn porti Washington a lanciare un monito sul punto ai due Paesi del Golfo o a ridurre le spedizioni di armamenti ivi destinate.

Interessante, dunque, notare, oltre al paradosso di un’America che arma gli autori degli attentati dell’11 settembre, come tale inconfessabile traffico strida con la retorica anti-iraniana, che dipinge Teheran (che sostiene i ribelli houti in Yemen) come motore  del terrorismo internazionale.

Peraltro, sembra chiudersi una parentesi: al Qaeda torna alle sue origini, dal momento che fu creata e sostenuta dagli Stati Uniti per contrastare l’invasione sovietica dell’Afghanistan. Un’iniziativa che non portò bene né agli Usa né al mondo.

Ora combatte a fianco agli Usa in Yemen e in Siria (qui controlla Idlib, che non può essere attaccata da Damasco, pena reazioni Usa).

Missione Hodeida

A proposito della guerra in Yemen, va registrata la felice coincidenza temporale tra il viaggio di papa Francesco negli Emirati Arabi Uniti, durante il quale si è speso per la pace nel martoriato Paese, e il dispiegamento di una nuova missione Onu nel cruciale porto di Hodeida.

Da Hodeida passano tutti gli aiuti umanitari che giungono in Yemen, che la guerra scatenata da Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti contro i ribelli houti ha fatto precipitare nella più disastrosa crisi umanitaria del pianeta (per inciso: al contrario di quella venezuelana, questa non importa granché alla comunità internazionale, né attira aiuti umanitari Usa come avviene per Caracas… tant’è).

Negoziati svolti in Svezia nel dicembre scorso avevano statuito il ritiro dei belligeranti da Hodeida – e conseguente tregua cittadina – come primo passo per un accordo più ampio tra i contendenti.

Finora l’intesa svedese è rimasta sulla carta. La nuova missione Onu vorrebbe dar concretezza a quanto stabilito allora. Arduo, ma sperare è d’obbligo.

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