5 febbraio 2019

Israele: può finire il tempo dei maghi

La disfida elettorale in Israele è tesa. Netanyahu ha lanciato una nuova televisione con la mission di ribattere alle fake-news che lo riguardano.

Bibi sembra voglia ripercorre i passi di Trump, che vinse le elezioni sulla scia di un’analoga iniziativa. Ma c’è una differenza di fondo, impossibile da eludere: Trump era una novità di sistema, Netanyahu il perpetuarsi sistemico.

Comandante in capo vs generale

In altra nota abbiamo accennato che il premier ha trovato uno sfidante vero, ovvero il generale Benny Gantz, con sondaggi in ascesa.

La sfida si gioca su un focus vitale, dal momento che il premier ha sempre trionfato sui suoi avversari presentandosi come l’unico leader in grado di garantire la sicurezza di Israele.

generale-Benny-Gantz-Benjamin-Netanyahu

il generale Benny Gantz e Benjamin Netanyahu

Gantz è un generale stimato e si presenta all’elettorato come alternativa in grado di dare sicurezza al Paese come e più del suo avversario.

Una sfida anche sull’idea stessa di sicurezza. Gantz offre sicurezza nella stabilità, laddove Bibi, al contrario, offre, oggi come sempre, sicurezza nell’instabilità permanente (che egli ha alimentato per ritagliarsi il ruolo di salvatore).

Sotto pressione

Netanyahu appare in affanno, come spiega un articolo di Haaretz, secondo il quale quanti conoscono il premier “affermano che non è mai apparso sottoposto a così tanta pressione”.

Netanyahu è un politico. E gli è arduo sostenere una duello sulla sicurezza con un generale.

Da qui la rincorsa a ritagliarsi l’immagine di Comandante in capo, i cui panni ha sempre indossato ma in via subordinata a quelli del politico in grado di cavalcare tutte le tempeste, interne ed esterne.

A questo proposito, racconta Hareetz,  Netanyahu sta moltiplicando le visite a caserme e installazioni militari, anche secondarie. E si fa immortalare circondato da militari più o meno graduati.

Uno sfoggio di divise che secondo il giornale israeliano “inizia a innervosire” i militari, alcuni dei quali sembra abbiano chiesto di essere esentati da questo ruolo di “comparse” elettorali.

Pax elettorale?

Uno sfoggio muscolare in tal senso appaiono anche i raid sulla Siria delle ultime settimane. Che si sono fermati dopo qualche segreto avvertimento, forse dei russi o di altri (vedi intervista dell’ex primo ministro Ehud Olmert).

Netanyahu sarebbe stato avvertito che rischia una risposta, siriana o iraniana che sia.

Eventualità che i suoi avversari, che lo accusano di strumentalizzare gli attuali conflitti in chiave politica, userebbero per seppellire la sua corsa elettorale.

Possibile forse (il forse è d’obbligo) una sorta di pax elettorale, come dimostrerebbe anche l’intervista dai toni concilianti del leader di Hezbollah Hassan Nasrallah (come da intelligente analisi di al Monitor).

Di maghi e magie

Insomma, Netanyahu è in affanno. E in parte vittima di se stesso: avendo contrastato tutto e tutti per rimanere il “solo indispensabile”, si ritrova più o meno solo contro tutti (sinistra, centro e parte della destra).

Per la prima volta barcolla, seminando indecisione anche tra quanti in passato erano soliti accorrere in soccorso del vincitore per partecipare degli utili.

D’altronde che qualcosa stia cambiando in Israele lo indica anche un altro particolare.

Il premier aveva chiesto al Procuratore generale di sospendere la decisione sulle inchieste che pendono sul suo capo fino a dopo le elezioni.

Ha incontrato un netto rifiuto. Rischia un’incriminazione. Non gli gioverebbe.

Netanyahu ha dimostrato negli anni di avere risorse nascoste. Tanto da essere definito “mago” da amici e avversari.

Ma gli israeliani potrebbero decidere che non è più tempo per maghi e magie…

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