1 febbraio

Il caso Huawei e il dialogo Usa-Cina

Cina e Stati Uniti, riprende il dialogo. Donald Trump ha incontrato il vicepremier cinese Liu He alla Casa Bianca per cercare una soluzione ai dissidi commerciali tra i due Paesi.

Trump ha infatti scatenato una guerra economica alla Cina, ma vuol trattare. Resta ferma, infatti (nonostante ambiguità, spinte avverse e ripensamenti), la sua visione di un nuovo ordine mondiale concordato tra le tre superpotenze: Usa, Cina e Russia.

E perché ciò accada, non deve rompere del tutto i rapporti con queste. Esercizio arduo con Pechino, impervio con Mosca.

Indicativo in tal senso l’incontro con Xi Jinping del dicembre scorso a margine del G20 di Buenos Aires, che aveva prodotto una distensione dopo la guerra dei dazi scatenata dal presidente Usa. Il vertice di ieri serviva a proseguire la linea intrapresa allora.

Infauste coincidenze: allora, proprio mentre Trump cenava con Xi Jinping, su richiesta della magistratura americana veniva arrestata in Canada Meng Wanzhou, che guidava il colosso delle telecomunicazioni cinese Huawei.

L’arresto di Meng Wanzhou

Oggi come allora, il vertice tra il presidente americano e Liu He è stato funestato da un’altra vigilia burrascosa. Il giorno precedente, infatti, gli Stati Uniti hanno inoltrato al Canada la formale richiesta di estradizione della Wanzohu.

La Cina, che già al tempo dell’arresto aveva accusato gli Stati Uniti di usare la magistratura per condurre in altro modo la guerra commerciale, ha reiterato le accuse dopo la richiesta di estradizione.

Il vertice, comunque, non è saltato, ma reputare che negli Stati Uniti ci sia un vento sfavorevole a un appeasement tra  le due potenze non sembra affatto illegittimo.

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