26 gennaio 2019

Venezuela: Maduro è illegittimo?

Nicolas Maduro è presidente illegittimo. Ciò deriverebbe, secondo il presidente del Parlamento venezuelano, Juan Guaidò, e altri, dagli articoli 233 e 333 della Costituzione (cliccare qui per leggerla).

La Costituzione del Venezuela

Citiamo l’articolo 233: “Sono cause di impedimento permanente del Presidente della Repubblica: la morte, la rinuncia, o la destituzione decretata con sentenza dal Tribunale Supremo di Giustizia; l’incapacità fisica o mentale permanente accertata da una commissione medica designata dal Tribunale Supremo di Giustizia e con l’approvazione dell’Assemblea Nazionale; l’abbandono dell’incarico, dichiarato come tale dall’Assemblea Nazionale, e la revoca popolare del suo mandato”.

Nessuna di queste condizioni si è avverata. Né è previsto che il presidente del Parlamento dichiari non valido il presidente in carica.

Anche il cenno alla “revoca popolare”, che sembra l’unico appiglio al quale si possa ascrivere la pretesa di Guaidò, non assegna alcun potere in tal senso al presidente del Parlamento.

Come se il presidente del Senato italiano (seconda carica dello Stato), Maria Elisabetta Alberti Casellati, a nome e per conto del popolo italiano, dichiarasse illegittimo Mattarella…

Il richiamo poi all’articolo 333 appare astruso: questo afferma semplicemente che ogni cittadino deve difendere la Costituzione. E Maduro non ha toccato la Costituzione vigente.

Nessuna base giuridica, dunque, né per destituire il presidente in carica, né, soprattutto, per investirsi della carica di presidente ad interim, come da auto-proclamazione del Guaidò.

Le elezioni “farsa”

Altra controversia riguarda le elezioni presidenziali, definite “farsa”. Come si nota, nella Costituzione non c’è alcuna connessione tra frode elettorale e destituzione del Presidente.

Restando dunque ferma l’illegittimità dell’iniziativa di Guaidò, resta la controversia sulle recenti elezioni, pure importante.

Se si fosse fermata sul punto, la contestazione a Maduro avrebbe avuto ben altro e meno arbitrario fondamento.

Le elezioni, dice l’opposizione del Mud, un ampio schieramento di forze politiche, sarebbero state falsate dal fatto che alcuni dei loro esponenti sono stati esclusi dalla competizione, perché ristretti in carcere per reati amministrativi o partecipazioni a sommosse.

Tale impedimento, in realtà, avrebbe permesso comunque alle opposizioni di partecipare, scegliendo altri candidati.

Il Mud ha invece deciso di boicottarle. Al di là della veridicità o meno delle critiche sulla arbitrarietà dell’azione della magistratura, magari pure vera, resta il fatto che un membro dell’opposizione che non ha partecipato al voto, il Guaidò, ha deciso poi di vincerle in altro modo, ovvero interpretando in modo del tutto arbitrario la Costituzione. Frode anch’essa, post elettorale.

Alle elezioni erano stati invitati osservatori internazionali, tra cui l’Onu, che hanno declinato l’invito. Così l’accusa di brogli successivi, che pure nessuno indica come decisivi ai fini del risultato, ha il vizio originale dell’omesso controllo da parte degli organismi invitati.

Operazioni di scrutinio in Florida

Frodi trascurabili e frodi inaccettabili

Insomma, derubricando le accuse di brogli a secondarie (e sul punto rimandiamo al film Vice e ai brogli che consentirono a George W. Bush di vincere per 930 voti), resta l’accusa di aver impedito la partecipazione di alcuni candidati per via giudiziaria.

Bizzarro che l’accusa di frode elettorale venga dagli Stati Uniti, dato il pregresso di Bush e le accuse sulle recenti elezioni presidenziali.

E dove, soprattutto, le ultime elezioni furono falsate in maniera comprovata dai brogli avvenuti in seno al partito democratico, dove Sanders fu bloccato dall’apparato, impedendogli la candidatura, che i sondaggi davano largamente vincente su Trump.

L’altro grande accusatore di Maduro è Jair Bolsonaro, che deve la sua elezione a presidente del Brasile alla detenzione (giudicata anch’essa arbitraria) di Lula da Silva, l’esponente del Pt che i sondaggi davano per ultra favorito.

La Commissione elettorale lo escluse dalla corsa. Il Pt evidentemente sbagliò: invece di scegliere un altro candidato avrebbe dovuto boicottare il voto e, successivamente, dichiarare, in nome del popolo, illegittimo il nuovo presidente…

La controversia venezuelana è destinata a incrudelirsi.

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