25 gennaio

Venezuela: golpe bloccato. E adesso?

La crisi in Venezuela è al centro del dibattito politico internazionale. E i morti di questi giorni, una ventina, possono aumentare a dismisura. Necessita trovare una via di uscita a una situazione provocata da una spallata andata, ad oggi, a vuoto.

Venezuela: il golpe stoppato

L’auto-proclamazione di Juan Guaidò, alla guida del Parlamento, a presidente a interim doveva assestare un colpo mortale a Maduro.

Lui e Washington erano sicuri che l’esercito si sarebbe spaccato, come aveva affermato anche dopo la sollevazione di alcuni militari di quattro giorni fa, andata a vuoto.

Guaidò aveva dichiarato pubblicamente che quell’episodio rivelava un malessere diffuso nell’esercito, chiamandolo ad appoggiare il cambiamento.

L’appoggio dei militari a Maduro ha fatto fallire il blitzkrieg. Anche se il fatto che abbiano impiegato un giorno a dichiararsi indica un contrasto interno che si sta cercando di alimentare.

Trump ha minacciato un intervento, ma qui gli Usa non potrebbero limitarsi a bombardare da 5.000 metri come in Jugoslavia e Libia. Dovrebbero combattere sul territorio. Troppi rischi per i fantaccini Usa.

Ci sarebbe l’ipotesi di un attacco brasiliano, implicitamente ventilato da Bolsonaro.

Una guerra tra Paesi, in Sud America non avviene da tempo. Rischierebbe di incendiare l’intero continente, che ancora porta le cicatrici delle dittature, resuscitando guerriglie antiche.

Roba alla quale difficilmente potranno accedere i Paesi latinoamericani che pur sostengono Guaidò.

Situazione in stallo. Gli Usa stanno forzando, alimentando la destabilizzazione che comunque gli fa gioco: i morti verrebbero addebitati comunque al solo Maduro. Ma c’è ancora un’alternativa, per quanto impervia.

venezuela

Una “Marianne” venezuelana. Foto propagandistiche proprie delle rivoluzioni colorate…

Mediazione

A tentare  una difficile mediazione è la Ue, che ha emesso un comunicato unitario nel quale chiede libere elezioni evitando di indicare in Guaidò il nuovo presidente.

Indicativo del clima, il fatto che diversi media mainstream abbiano invece riferito che essa aveva disconosciuto Maduro, posizione che era del solo Tusk, il polacco che pur non avendo nessun voto in patria è presidente del Consiglio della Ue (illegittimo anche lui?).

Posizione condivisa da Macron, che poi ha virato per limitarsi a esaltare il vento di libertà venezuelano, nonostante il vento di libertà patrio – giubbotti gialli – sia trattato coi manganelli.

Una posizione realistica quella della Ue, che mira a far pressioni senza gettare altra benzina sul fuoco. Anche i russi, che sostengono Maduro, si sono offerti per una mediazione.

È l’unica strada che può evitare il bagno di sangue. Resta da vedere se Maduro, che ha detto che non si dimetterà, ammorbidirà la sua posizione, irrigidita dalle continue ingerenze Usa.

D’altronde, e al di là del rischio sociale ben più grave, sa bene che può fare la fine di Viktor Yanukovich, il presidente ucraino defenestrato dalla rivoluzione di Maidan nonostante avesse tentato un accordo con la piazza.

Gli Stati Uniti vedono la vittoria, e il petrolio venezuelano, vicina e non molleranno la presa. Non aiuta.

Come non aiuta Maduro la povertà diffusa, causata dal calo del prezzo del petrolio, unica esportazione, e dalle pesantissime sanzioni internazionali varate da quei Paesi che, dopo aver causato penuria di cibo e medicine, oggi lo accusano della mancanza delle stesse.

Schema usato anche per il golpe Pinochet: ridurre la popolazione alla fame per poi liberare il Paese dall’indigenza…

Interessante il commento del senatore democratico Bernie Sanders che chiede libere elezioni e garanzie per l’opposizione.

E conclude: “Ma dobbiamo imparare le lezioni del passato e non manovrare per un cambio di regime o sostenere colpi di stato – come abbiamo fatto in Cile, Guatemala, Brasile e Repubblica Dominicana”.

“Gli Stati Uniti hanno una lunga storia di interventi inappropriati nei Paesi dell’America Latina, non dobbiamo più percorrere questa strada”. Pinochet docet.

Riportiamo un video alquanto simpatico

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