22 gennaio

Siria: l'attacco israeliano e le asserite minacce iraniane

missile lanciato contro la SiriaNuovi attacchi in Siria da parte israeliana, contro la presenza militare iraniana nel Paese limitrofo, che Teheran continua a derubricare a personale tecnico e dispositivi bellici.

Siria: l’attacco

È stato il più massiccio attacco registrato nell’ultimo anno, portato con aerei e missili.

Danni molto limitati secondo i siriani, che comunque piangono la perdita di quattro soldati. Danni ingenti secondo gli israeliani, che hanno elogiato l’efficacia del sistema difensivo Iron Dome, il quale ha intercettato un missile iraniano sul Golan.

Al di là dei poveri morti e dei danni, che, pur se seri, sono riparabili e non minano il complesso difensivo siriano, il raid segnala la ferma intenzione di Tel Aviv di proseguire nelle sua offensiva-difensiva, azione che un tempo sarebbe stata annoverata nella categoria “guerre preventive“.

Varianti

Perdura in Israele la linea strategica di contenimento dell’Iran. Ma si possono registrare due varianti.

Lo sfoggio di muscoli serve a Netanyahu per le elezioni di aprile: non può arrivarci come il premier che si è fatto imporre dai russi la fine dei raid in Siria.

Deve dimostrare che, anche dopo l’arrivo degli S-300 a Damasco, Israele ha ancora libertà manovra nei cieli siriani. Anche a costo di compiere attacchi inutili dal punto di vista militare.

La seconda variabile è il ritiro degli Stati Uniti dalla Siria, iniziato ma in via di definizione (via che può diventare permanente). Netanyahu è palesemente irritato per la mossa di Trump e cerca di contrastarla.

Martellare Damasco serve anche a questo: se questa rispondesse la partita sarebbe vinta, dato che provocherebbe l’immediata revoca dell’ordine presidenziale e un impegno ancora forte degli Usa.

Peraltro l’immunità garantita da tale situazione consente a Israele di perseverare senza eccessivi rischi.

Ragazzi

La guerra è anche verbale, con avvertimenti e minacce reciproche. Di interesse la dichiarazione del Comandante dell’aviazione  iraniana, generale Aziz Nasirzadeh, riportata ieri da quasi tutti i media del mondo (Newsweek, Reuters, al Jazeera, Timesofisrael e tanti altri; in Italia, ovviamente, da Corriere della Sera, Repubblica, La Stampa).

Il generale avrebbe dichiarato che i giovani dell’esercito iraniano “sono impazienti di affrontare il regime sionista ed eliminarlo dalla faccia della Terra”.

La frase sarebbe stata riportata dal sito iraniano “Young Journalist Club, un sito web controllato dalla televisione di Stato” (citazione e sito precisato da Reuters, al Jazeera e altri; altrove la fonte non è specificata).

Bizzarro che una dichiarazione di una così alta autorità non sia stata riferita dalle maggiori agenzie iraniane, come Irna o Fars Agency o Press Tv, ma dal misconosciuto “Young Journalist Club”.

Si tratta, così nella sua presentazione, di un sito per ragazzi che vogliono fare esperienza di giornalismo, creato, nel 1999, dalla Tv iraniana.

Su questo giornalino per ragazzi, peraltro, non c’è traccia della dichiarazione in questione. Una ricerca, sia nella versione inglese sia in quella araba, dà l’ultima dichiarazione del generale Aziz Nasirzadeh l’11 gennaio.

il generale Aziz Nasirzadeh

Propaganda

In tale data, il generale, lodava le capacità militari iraniane, spiegando che Teheran è pronta “a rispondere a qualsiasi minaccia”.

“Il nostro messaggio alle nazioni regionali e ai paesi limitrofi – proseguiva Nasirzadeh – è un messaggio di pace e amicizia perché più siamo preparati, migliore è la sicurezza regionale e non è necessaria la presenza di stranieri nella regione”.

Propaganda, certo, resta che è di tutt’altro segno rispetto alla prospettiva di eliminare Israele dalla faccia della terra.

Possibile che la dichiarazione tanto ripresa sia stata cancellata? Forse sì, forse no. Ma anche in tal caso, resta che le sue parole, sempre se sono state dette, sono state giudicate evidentemente inopportune, tanto da essere obliate dai media importanti di Teheran e cancellate, del caso, anche dal sito dei ragazzi di Teheran.

E se certo le parole amichevoli del generale riferite l’11 luglio possono essere accreditate a propaganda, a enfatizzare oltremodo la minaccia di ieri o, del caso, a inventarla (a proposito di Fakenews), è stata la propaganda opposta… Istruttivo.

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